Gli Stati Uniti alzano l’allerta per i cittadini americani in Medio Oriente, mentre cresce il timore di una rapida escalation. Trump è rientrato in anticipo da Camp David e ha detto di essere in una «fase decisionale» sulle prossime mosse contro l’Iran.
«La mia domanda è: se e quando farò saltare in aria l’intera nazione? È meglio che si comportino bene», ha detto a Fox. Un attacco a stretto giro appare però improbabile: da settimane l’amministrazione indica nelle elezioni di metà mandato di novembre un possibile momento per una nuova fase del conflitto.
Martedì Trump incontrerà i Paesi del Golfo per discutere della guerra in Iran e delle prossime mosse. Il presidente si è inoltre detto aperto a un incontro con l’omologo iraniano Masoud Pezeshkian, dopo che Teheran ha inviato una lista di richieste per porre fine al conflitto.
Intanto il Dipartimento di Stato ha invitato gli americani in Medio Oriente a mantenere “un livello di vigilanza più elevato” a causa dell’ “ostilità” degli Houthi, sostenuti dall’Iran, contro l’Arabia Saudita. Washington avverte che il conflitto «rischia di subire una rapida escalation».
Gli Houthi hanno intensificato gli attacchi contro Riad dopo aver colpito venerdì un Eurofighter italiano fermo nella base saudita di Ta’if. L’episodio potrebbe portare a una riflessione sulle modalità di impiego dei contingenti italiani nel Golfo, a partire dalla Task Force Arabia.
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