È forse un caso unico, certo raro, quello di Antonio Seccareccia, carabiniere fino al 1963 e poi libraio, apprezzato da Caproni, Luzi, e da tanti altri amici scrittori che riuniva ogni anno per il premio Frascati. In volume l’intera opera poetica.
Giorgio Caproni lo definì in un articolo del ’61 «il maresciallo che amava Seneca», recensendo un suo libro di racconti, Le isolane, che sfiorò il Viareggio Opera prima. E Antonio Seccareccia maresciallo (dei carabinieri) lo era davvero. Ma era anche uno scrittore e soprattutto un poeta, che nella caserma di Frascati distillava i suoi versi, testi di ardua semplicità che piacevano non solo a Caproni ma anche a Luzi, o Pasolini, o a Giacomo Debenedetti. Ora l’editrice Interno poesia ne propone l’opera poetica completa, Una cara immagine in un sogno, a cura di Raffaele Manica e Arnaldo Colasanti.

Sono poesie come sottolinea Manica, dove il rapporto fra l’arcaico e primordiale e il sentimento poetico contemporaneo diventa la voce precisa di un uomo maturo che vive se stesso fiabescamente. O, come scriveva Mario Luzi, un modo delicato e poetico di toccare le cose. Un esempio? «La notte, nel letto, quando urtavo/ il freddo ferro col piede, dicevo:/ «Forse sono una nuvola. Cresco come il tralcio della vite»./ E quando, più tardi, vedevo/ l’alba impallidire alla finestra,/ pensavo: «Per quando sarò grande/ inventeranno come non morire»./ (I passeri sulle querce/ intonavano un canto nuziale)».

Da un maresciallo magari uno non se lo aspetterebbe, e nemmeno da uno dei tanti suo colleghi fittizi che popolano i nostri gialli. Invece la realtà a volte è più sorprendente: ragazzo contadino e di poca scuola, nato nel 1920 in provincia di Caserta, Seccareccia diventa carabiniere a 18 anni e, dopo aver raggiunto l’apice della carriera di sottufficiale, a Frascati, si congeda nel ’63 per farsi libraio – il che non è una sorpresa . Intanto aveva raccolta intorno alla caserma gli amici poeti, danno vita al Premio Frascati.

È rimasto famoso l’aneddoto della prima volta che incontrò Caproni. Lo ammirava, voleva mostrargli un suo libro per averne un giudizio. Andò a Roma a cercarlo, bussò alla porta e quello, vedendosi davanti un uomo di in divisa, si spaventò non poco. Ma si riprese subito, e anzi dopo aver letto lo richiamò in caserma. Di lì a poco avrebbe «battezzato» il primo e chissà, forse unico integerrimo maresciallo e poeta, entrato a pieno titolo nella nostra letteratura
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