Sul suo profilo social, un’immagine di scarpette rosse. Il simbolo della violenza contro le donne usato come immagine di copertina su Facebook. Stefania Rago voleva sensibilizzare, invece è diventata vittima a sua volta. Uccisa dal marito, dopo un litigio. Forse per gelosia. Poi lui si è costituito. È accaduto tutto nella serata di ieri, a Foggia. L’ennesimo femminicidio tra le mura domestiche. Sono stati alcuni vicini a lanciare l’allarme, dopo aver sentito le urla e gli spari. Secondo i testimoni, sarebbero stati almeno quattro. Uno dietro l’altro. Un gesto maturato dopo un diverbio tra marito e moglie. E non era la prima volta. E adesso chi indaga vuole scoprire se ci fossero stati in passato dei precedenti. Soprusi o violenze che potrebbe aver subito e che possono spiegare quell’immagine forte sui social. Oppure, solo una tragica coincidenza.
I figli maggiorenni
La coppia aveva due figli maggiorenni, un ragazzo e una ragazza, che – al momento della tragedia – non erano in casa. «La mia compagna mi ha chiamato – ha raccontato un residente – e mi ha detto che c’era un acceso litigio in corso nell’appartamento accanto al nostro. Poi ha sentito i colpi di pistola. Dopo un po’ si è affacciata e ha visto i lampeggianti delle forze dell’ordine». Non appena appresa la notizia, sono arrivati sul posto i figli, disperati, e anche l’anziana madre di Stefania. In lacrime, sorretta da un bastone. Il dolore e la disperazione dei parenti, lo shock di un’intera comunità.
Lui una guardia giurata
L’epilogo è maturato al termine di un’accesa lite, all’interno dell’abitazione in via Gaetano Salvemini 32 dove la coppia abitava. Stefania aveva 46 anni. I testimoni hanno raccontato delle urla e poi di aver udito gli spari. È stato il marito a costituirsi, chiamando i carabinieri. «Venite, ho ucciso mia moglie» avrebbe detto al telefono ai militari il 48enne, confessando quello che aveva appena fatto. Immediato il loro intervento e quello dei sanitari del 118, ma per Stefania non c’era più nulla da fare. È stata uccisa nella sua casa, dal marito che ha premuto il grilletto. L’uomo, Antonio Fortebraccio, lavora come guardia giurata. Stando a quanto risulta, l’arma utilizzata era regolarmente detenuta. È accaduto tutto in pochissimi minuti.
I frequenti litigi
Secondo le testimonianze raccolte dagli investigatori, non era la prima volta che i due litigavano. I vicini parlano di discussioni frequenti, anche per motivi futili. E spesso per gelosia. Una parente di Stefania la racconta come una «bella donna, seria e composta». Sul suo profilo Facebook, numerose foto e frasi che, probabilmente, riassumevano il suo stato d’animo: «Stefania, il tuo errore è stato cercare di rendere felici tutti, tranne te stessa» e ancora «bisogna saper distinguere le persone buone da quelle false», «funziona tutto con il rispetto». Parole che forse nascondevano già un profondo malessere. E poi le foto dei figli che, come lei stessa raccontava, erano il suo «orgoglio». Il femminicidio si è consumato a 300 metri dalla chiesa dove, poche ore prima, si era celebrato l’ultimo saluto a Dino Carta, il 42enne personal trainer assassinato in città lo scorso 13 aprile. Anche lui con quattro colpi di pistola. Per Foggia un’altra vittima innocente. In occasione del funerale era arrivato il monito del vescovo: «La città si ribelli alla violenza».
Le reazioni in città
Invece la violenza è tornata di nuovo, con prepotenza, nella stessa giornata. «Siamo sconvolti e sbigottiti – ha detto il sindaco di Foggia, Maria Aida Episcopo – una bellissima donna stroncata dalla mano folle di chi la doveva proteggere. Aveva una vita davanti a sé». Il primo cittadino ricorda la presenza di associazioni e centri antiviolenza, uno comunale, «che lavorano senza pause operative e festività però la mano che spinge il grilletto, in omicidi d’impeto, perché molte volte di quello si tratta, non riusciamo a bloccarla. Saremo sempre a fianco delle donne vittime di violenza, ci costituiremo parte civile». Sui social, sono migliaia i commenti per la morte di Stefania. In tanti chiedono leggi più severe, a tutela delle donne. «Postava le immagini delle scarpette rosse contro il femminicidio e il mostro lo aveva a casa».
Gli altri casi
Solo pochi giorni fa, nella vicina Bisceglie, il 61enne Luigi Gentile, aveva lanciato dal balcone la moglie Patrizia Lamanuzzi, 54 anni, per poi suicidarsi. Era accaduto tutto al termine di una lite in casa. Non abitavano più insieme da un paio di mesi, dopo un matrimonio durato circa trent’anni. Lui non accettava la fine della loro relazione. Era il 15 aprile. Poi il 20 aprile, a Vignale Monferrato in provincia di Alessandria, il 57enne Silvio Gambetta aveva ucciso l’ex compagna, Loredana Ferrara di 52 anni, colpendola in strada con una coltellata alla gola. Il giorno successivo, a Castel Maggiore (Bologna), un altro femminicidio – suicidio. Mauro Zaccarini, 73 anni, aveva strangolato la moglie Adriana Mazzanti – di 10 anni più giovane – e poi si era tolto la vita. Sembra che il matrimonio fosse finito da tempo, ma vivevano ancora insieme.
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