“Un proiettile al collo”: così è morto il ladro di Baldissero d’Alba

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Ucciso da un singolo proiettile che gli ha trapassato la base del collo. Questo l’esito dell’autopsia di ieri mattina sul corpo di Gjovalin Lazri, il 36enne morto domenica scorsa a Baldissero d’Alba mentre stava cercando di entrare in un cantiere edile con alcuni complici, indossando un passamontagna, guanti e vestiti scuri. Ma per tracciare l’esatta traiettoria del proiettile, sparato da Roberto Mollo, il camionista cuneese di 35 anni, proprietario di quella porzione di casetta in ristrutturazione, servirà un accurato sopralluogo tecnico a cura del consulente balistico nominato dal procuratore aggiunto di Asti, Laura Deodato, cui è affidata l’inchiesta. Non è escluso che il proiettile possa aver colpito l’uomo a seguito di un rimbalzo.

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Elementi valutati con cautela dall’avvocato Piermario Morra, legale del camionista, indagato con l’accusa di omicidio e tentato omicidio ma in libertà. «Il dato emerso dall’autopsia – dice- non è sufficiente a delineare l’esatta dinamica dei fatti. Serviranno ulteriori accertamenti. Anche l’ipotesi che lo sparo sia frutto di una traiettoria dall’alto verso il basso rischia di non trovare riscontri della realtà».

Roberto Mollo, nella notte tra sabato e domenica ha sparato nell’oscurità dopo aver sorpreso un gruppo di persone all’interno del cortile della cascina. Si aggiravano facendosi luce con le torce elettriche. Andavano a caccia di arnesi e altro materiale da rubare, sospettano gli inquirenti, i carabinieri della compagnia di Bra e del reparto operativa di Cuneo. I lavori, in quel vecchio cascinale che domina dall’alto il centro di Baldissero d’Alba, sono iniziati il 27 luglio, in piena estate. Nei giorni scorsi Roberto Mollo ha ricevuto la fornitura di travi e listelli per rifare il tetto. Una fornitura costosa, sistemata in un angolo del cortile e delimitata dall’area di cantiere. Per questo motivo il camionista, che alleva anche pecore e capre nel retro della cascina, ha deciso di andare a dormire in quella vecchia abitazione di famiglia, per paura dei ladri. Paura alimentata dalla scoperta, nei giorni precedenti, di una breccia nella recinzione elettrificata, utilizzata per impedire al suo gregge di andare in giro per la collina. Così, ha portato con sé la pistola Steyr «9×21» con un caricatore da 14 colpi e una riserva di proiettili. Pistola, regolarmente detenuta, che in realtà doveva rimanere custodita nella sua abitazione principale, dove vive con la madre.

Domenica scorsa, intorno alle 2 di notte, Mollo sente dei rumori in cortile. Dal piano terra, raggiunge il primo piano attraverso una scala interna. La cascina è circondata da ponteggi. Lui, stando a quanto dichiarato ai carabinieri, racconta di aver visto in cortile «quattro o cinque persone incappucciate». Si affaccia al balcone e urla: «Andate via siete nelle mia proprietà». Dopo spara una sequenza di colpi. I carabinieri trovano 12 bossoli. Tra i vestiti della vittima spunta un’ogiva, forse il proiettile che ha colpito Lazri provocandogli i due fori alla base del collo. Nella pistola sequestrata, un colpo in canna. «Ho avuto paura, erano dappertutto» ha detto l’uomo.

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