Alberi, alberi, ancora alberi. La strategia di Pechino per combattere il riscaldamento climatico, ma anche per arginare i deserti che si allargano, per rinfrescare l’aria e ridare letteralmente ossigeno al pianeta, appare tutto sommato semplice: piantare più alberi. Sono i numeri, però, che fanno la differenza e che consentono di comprendere quanto sia ambizioso il progetto: miliardi di alberi. Un immenso muro verde, appunto, sul limitare delle aree più aride e desertiche.
La Cina non ha cominciato ora. Il grande progetto, cominciato in sordina circa 50 anni fa, andrà avanti fino al 2050. Si chiama Three-North Sheltberbeltf e vuole sostanzialmente triplicare la copertura forestale in 13 province cinesi (situate nel Nord del Paese): l’obiettivo è passare dal 5 al 15% di foresta. Le stime ipotizzano numeri da capogiro: 100 miliardi di alberi in una settantina d’anni. Gli alberi vengono piantumati in una linea lunga circa 3000 chilometri di larghezza variabile, che può arrivare anche al chilometro. L’estensione è pari a quella della Germania. Zone verdi con arbusti che attenuano l’erosione del terreno e che arginano in parte le tempeste di sabbia, proteggendo anche le aree agricole. Alcuni effetti collaterali si sono già registrati: l’aumento delle allergie nelle popolazioni che vivono a ridosso di queste muraglie verdi. Anche perché non sempre vengono utilizzati alberi autoctoni e questa resta una criticità. Ma i benefici sono superiori in gran numero. Nonostante la percentuale di sopravvivenza degli alberi sia bassa e in alcune aree arrivi soltanto al 10% sul lungo periodo.
l’intervista
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EDOARDO VENDITTI

Il deserto del Taklamaka che la Grande Muraglia verde cerca di arginare 

Dietro, c’è il deserto del Taklamakan: è lui il grande mostro giallo da combattere. Il via a questo faraonico progetto è stato dato in seguito all’analisi degli studi sull’erosione del terreno agricolo fertile. I primi risultati già si notano: le dune, che erano in lento movimento, si sono in parte fermate. Più piante vuol dire più ossigeno (anche se la produzione di anidride carbonica resta sempre altissima, quantomeno si iniziano a valutare contrasti che abbiano effetti concreti sebbene limitati) e vorrà dire più umidità e, probabilmente, un poco più di pioggia, anche se in varie zone l’effetto immediato è stato contrario: tanti arbusti hanno richiesto più acqua, portando a diminuire le risorse idriche nella regione.
Il progetto è immenso, gli effetti limitati in rapporto alle enormi risorse spese, i tempi lunghissimi. Ma è stato lo stesso Xi a far sapere che non si tratta di qualcosa da ultimare: piuttosto, la Grande Muraglia verde è qualcosa da continuare. Una tendenza, appunto, un modo per porsi il problema concreto e iniziare a trovare soluzioni altrettanto fattuali. Un seme, anzi, 100 miliardi di semi.
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