Aumenta la tassa di soggiorno in Italia. E non solo. Diverse città in Europa e nel mondo hanno introdotto o incrementato il prelievo sui pernottamenti dei viaggiatori. In altri casi, invece, scattano nuove eco-tasse a tutela dell’ambiente e del turismo sostenibile.
Se le mete più gettonate sono spinte a tassare per mettere un freno agli afflussi massicci, è indubbio che l’imposta può diventare un canale di introiti importante per le amministrazioni. Che, sempre più spesso, “fanno cassa” sui non residenti alleggerendo il peso fiscale di chi vive sul territorio.
Si può andare da una manciata di euro a svariate decine, tenuto conto che molti paesi applicano la gabella in percentuale sul costo di alloggio o senza un limite di giorni.
Vediamo le principali novità di quest’anno e come verificare l’importo per non avere brutte sorprese.
Tassa di soggiorno in Italia: i Comuni che l’hanno introdotta dal 2026
Stando all’Osservatorio nazionale sulla tassa di soggiorno Jfc, il numero dei Comuni della nostra penisola che applica l’imposta di soggiorno ai non residenti sale a 1.411 nel 2026: 24 in più rispetto al 2025. Nel 2011, quando l’imposizione è ripartita a seguito del federalismo fiscale, erano appena 13. La novità è che, ora, vi ricorrono anche i Comuni medio-piccoli. Quest’anno, per esempio, è stata introdotta a Entracque, Borgomanero, Fossano e Moncalieri in Piemonte, a Treviglio e Tavernola Bergamasca in Lombardia, a Ponte San Nicolò, Portogruaro e San Donà di Piave in Veneto, a Sassuolo e Santa Sofia in Emilia-Romagna. E ancora: nelle toscane, Scandicci, Altopascio, Chiesina Uzzanese, Casciana Terme-Lari, nel borgo umbro di Citerna e a Foligno, a Latina e Aprilia in Lazio, Acerra e Avellino in Campania, Trani e Bisceglie in Puglia.
Le città italiane dove la tassa aumenta nel 2026
Dal 1° gennaio, inoltre, 53 amministrazioni hanno rialzato le tariffe che, spesso, sfiorano ormai i massimi consentiti: cinque euro a notte a persona, innalzato a dieci euro per alcuni Comuni a partire da Roma e Milano. Nel capoluogo lombardo, lo “sforamento” del tetto di cinque euro è stato concesso in occasione dei giochi olimpici invernali Milano-Cortina, sulle strutture luxury, ma poi è stata adottato anche in altre città padane. A superare il valore massimo, ci sono anche Firenze (8 euro), Bologna (7 euro) e Napoli (6 euro), sempre per le categorie top.
Nel gruppo delle amministrazioni comunali, troviamo anche Torino, Imperia, Trieste, Livorno, Perugia, Napoli, Lecce, Catania e Olbia. Ma anche diversi piccoli comuni come Sanremo, Santa Margherita Ligure, Assisi e Spoleto, Castelfiorentino. Tariffe su anche a Bolzano, Livorno, Salerno, Campobasso e Oristano.
L’imposta quest’anno sarà più salata anche a San Candido, Jesolo, Castelsardo, Arona, Alghero, Diano Marina, Porto Sant’Elpidio. Ma anche Terrasini e Cassino, Meta, Portopalo, Reggello, Barano d’Ischia, Cetona, Casamicciola Terme e le Unioni di Comuni montani (dalla Valle Maira alla Feltrina).
Il minimo applicato, in Italia, è un euro a notte a persona e l’imposizione, dovuta sia da strutture alberghiere sia extralberghiere, va da pochi giorni fino a quindici notti consecutive senza distinzione fra chi viaggia per svago o per lavoro.
Alcuni enti, inoltre, hanno esteso la durata oltre la stagione più tipicamente turistica ovvero l’estate. È il caso di Minori, sulla costiera amalfitana, che ha autorizzato l’applicazione per tutto l’anno.
Il gettito sale nel 2026: stima a 1,3 miliardi di euro
Il gettito, di conseguenza, è destinato a salire. La stima, sempre dell’Osservatorio nazionale Jfc, parla di 1,15 miliardi di euro nel 2025 (in aumento del 13% sull’anno precedente) che dovrebbe raggiungere 1,2-1,3 miliardi di euro nel 2026. Prima per incassi, la Capitale (da sola, Roma quota 288 milioni di euro annui), seguita da Milano (quest’anno esplosa a 110 milioni), Firenze (più di 82 milioni) mentre Venezia potrebbe registrare il primo lieve calo di incassi (38,6). A livello regionale, crescono di più Veneto e Toscana (rispettivamente, 117 milioni e 136 milioni). E non c’è solo la tassa di soggiorno.
Occhio al ticket a Venezia
A Venezia, per esempio, è in vigore il nuovo “ticket” d’ingresso variabile a seconda del momento di prenotazione: cinque euro al giorno per chi lo paga entro il quarto giorno precedente l’accesso, dieci in tutti gli altri casi. Scatta per chi entra nel centro storico della città ma non pernotta in Laguna.
Per il mese di luglio, i giorni da cerchiare in rosso sono: dal 3 al 5, dal 10 al 12, dal 17 al 19, dal 24 al 26. Il contributo si paga online, sul sito dedicato (https://cda.veneziaunica.it/) e deve essere corrisposto da chiunque nelle giornate e negli orari definiti. Una volta versato, si riceve un codice per i controlli.
Sono esenti, oltre i residenti e i nati nel capoluogo veneto o nella regione, i minori di 14 anni, i dimoranti iscritti nello schedario della popolazione temporanea, gli studenti di ogni ordine e grado che frequentano scuole del Comune o isole minori limitrofe, i disabili, le forze dell’ordine e i vigili del fuoco (per motivi di servizio). Deroghe anche per i soggetti diretti a gare o eventi sportivi e a chi si limita a piazzale Roma, ferrovia di Santa Lucia, ponte della Libertà. E se programmate vacanze oltreconfine?
In Europa: la più cara ad Amsterdam. Dove sale e chi la applica dal 2026
Una qualche forma di tassa di soggiorno è diffusa nella maggior parte dei paesi europei, in particolare al Sud mentre è più limitata al Nord o assente, almeno finora, in Lussemburgo o in Svezia.
Amsterdam vanta oggi il primato della tassa di soggiorno più alta d’Europa: il 12,5% (iva esclusa) sulla tariffa della camera per tutte le tipologie di alloggio e senza limite di giorni. Tradotto: su una camera doppia da 100 euro a notte, si tratta di 12,50 euro in più per ogni pernottante per l’intera durata del soggiorno. A conti fatti, un weekend lungo di quattro giorni per una famiglia con due figli (maggiori di 16 anni, altrimenti l’imposta non è dovuta) può costare un extra di almeno 200 euro o più, a seconda della struttura prenotata.
Per frenare l’overtourism e limitare i pernottamenti entro i 20 milioni all’anno (tetto ampiamente sforato oggi), la capitale olandese avrebbe intenzione di alzare ancora l’imposta a carico dei turisti di un punto percentuale annuo fino al 2030, arrivando a un prelievo del 20% del costo della camera (fino al 2024, era il 7%). Non sfuggono al balzello municipale neppure i passeggeri che dormono nelle cabine a bordo delle navi da crociera: se sostano in un porto olandese, scatta la “daily tourist tax” pari a 15 euro al giorno. Dal 1° gennaio 2026, inoltre, è aumentata – dal 9 al 21% – anche l’Iva sui pernottamenti a carico degli hotel (l’augurio è che non sia scaricata sui turisti). Per scampare la gabella, molti preferiscono prenotare nelle altre località come Rotterdam o L’Aja dove l’imposta resta più bassa.
L’altra città che ha imboccato questa strada è Barcellona. Dal 1° aprile di quest’anno, fra quota regionale e supplemento comunale, l’imposta è salita a 13,20 euro a persona per ogni notte (fino a sette consecutive), se si dorme in una struttura top (hotel 5 stelle e camping di lusso), 9,24 euro per alberghi 4 stelle, 10,45 euro per appartamenti vacanza e Airbnb, 7,7 euro per strutture inferiori, pensioni e camping ordinari mentre per gli ostelli della gioventù il prelievo è limitato a 1,10 euro a testa. Si paga fino a un massimo di sette notti e sono esenti i minori di 17 anni. Per chi arriva in nave, la tassa varia con le ore di permanenza: 12,10 euro per il crocierista “mordi-e-fuggi” (sosta inferiore alle 12 ore), 9,90 euro per chi resta più di 12 ore. L’introito è investito, per lo più, nel turismo ma una fetta finanzia anche le politiche abitative.
Novità anche in Regno Unito. Dal 24 luglio, Edimburgo diventa la prima città a imporre la tassa sul pernottamento: 5% del costo della camera in tutti gli alloggi, compresi bb e piattaforme, fino a un massimo di cinque notti consecutive per ogni soggiorno. Secondo l’amministrazione, la misura dovrebbe generare fino a 50 milioni di sterline all’anno destinati a essere investiti per servizi pubblici, eventi, iniziative culturali e anche progetti di housing a prezzi accessibili. Anche il Galles, con Cardiff, ha intenzione di applicarla ma a partire dal 2027.
Finora, la Gran Bretagna ha preferito la soluzione delle tasse sul trasporto aereo applicando un’imposta per passeggero sui voli negli scali britannici (compresa nel biglietto). Ma, come noto, dopo la Brexit per l’ingresso nel paese è obbligatorio anche l’Eta, l’autorizzazione di viaggio elettronica per i non residenti (esenti dal visto) che consente soggiorni brevi di non oltre sei mesi.
Prima della partenza, dunque, è necessario munirsi di questo “permesso” tramite l’app ufficiale “UK ETA” o sul portale del governo (è sconsigliato usare siti intermediari che applicano costi di commissione aggiuntivi). Il costo è salito, dall’8 aprile scorso, a 20 sterline a persona (circa 24-25 euro). Nonostante l’aumento, l’Eta resta valido per due anni (o fino alla scadenza del passaporto) e permette ingressi multipli per soggiorni fino a sei mesi. L’obbligo è ormai per tutti i cittadini europei, inclusi gli italiani: sia come turista, sia per affari.
Sempre a partire da quest’anno, in Norvegia, il governo ha approvato una norma che consente alle amministrazioni delle località più gettonate di imporre una tassa del 3% sul costo dell’alloggio.
Anche la capitale d’Europa, Bruxelles, dal 1° gennaio 2026 ha ritoccato la “tourist tax”: da 1 euro a 5 euro a notte per gli hotel, 4 euro per camping e bb. Dal 1° marzo, inoltre, l’Iva per la ricettività turistica è salita al 12%.
In Francia, la “taxe de séjour” ha un tetto minimo e massimo (a livello locale, si può scegliere dove collocarsi). Va distinta dalla “taxe additionnelle”, un’addizionale che solo alcuni dipartimenti o la regione Île-de-France possono applicare in più. Per questo, a Parigi può risultare più alta: si va da 2,60 euro a 15,60 euro (negli hotel di lusso) a persona e per notte (in genere, senza limite per tutta la durata del soggiorno).
Imposte in percentuale sul costo netto dell’alloggio sono applicate in Germania e Austria. Berlino, dal 2025, impone un’aliquota del 7,5% sulla tariffa base della camera (in precedenza, era il 5%) ovvero una media di 7,38 euro a testa su tutti i soggiorni di breve durata, inclusi per motivi di lavoro ed è riscossa, come in Italia, direttamente dai fornitori di alloggio. Vienna, invece, applica il 3,2% sul costo di soggiorno ma ha ritoccato al rialzo, per il 2026, le tariffe delle vignette per viaggiare sulle autostrade austriache (3% in più). Occhio, dunque, se avete programmato un viaggio che attraversa il paese.
Meno esose altre capitali come Lisbona (da 2 a 4 euro per persona a notte con limiti di notti tassabili) o Bucarest (da quest’anno, circa 2 euro a notte per tutti i tipi di alloggio).
In Grecia la tassa sullo sbarco
Da luglio dell’anno scorso, Atene ha introdotto una “tassa sullo sbarco” dovuta da chi arriva in nave (un fatto scontato per tutte le isole) per tutto l’anno ma variabile a seconda della stagione. Dal 1° giugno al 30 settembre 2026, l’importo è di 20 euro nei porti di Mykonos e Santorini, cinque euro negli altri. Nel mese di ottobre e a primavera (dal 1° aprile al 31 maggio), si scende rispettivamente a 12 euro nelle due isole più gettonate delle Cicladi e tre altrove. In inverno (dal 1° novembre al 31 marzo), il balzello è di quattro euro per le prime e un solo euro per gli altri attracchi.
L’eco-tassa a Tenerife e i rincari nei parchi nazionali americani
Diverse mete hanno inaugurato tasse ambientali. Dal 1° gennaio 2026, per esempio, a Tenerife, è scattata una “eco-tassa” sui sentieri più frequentati del Parco nazionale del Teide. Il sito naturale che comprende il vulcano Teide-Pico Viejo, meta fra le più visitate delle Canarie, costa 25 euro a persona. Un’escursione senza guida fino alla cima del vulcano, sul sentiero “Telesforo Bravo”, ha un prezzo di 15 euro mentre per una visita guidata ne occorrono 10. Per l’escursione Montaña Blanca-Rambleta, ci vogliono 6 euro nei giorni feriali e 10 euro nei fine settimana o festivi. L’ingresso è gratuito per i residenti di Tenerife e i bambini sotto i 14 anni. Gli altri residenti delle isole usufruiscono di una tariffa ridotta.
Alle Baleari, invece, la tassa aumenta nella stagione estiva (da maggio a ottobre) ma resta contenuta a 4-6 euro a persona.
Atene, Salonicco e l’isola di Rodi sono passate a una “tassa resilienza climatica” per supportare il turismo sostenibile. La tariffa giornaliera varia per tipo di alloggio e stagione ma, in media, si attesta sugli 8,17 euro a persona (si arriva a 10 euro solo nell’alta stagione e per gli hotel di categoria top).
Attenzione anche alle vacanze Oltreoceano. L’amministrazione americana ha adottato il modello “America First” anche per il turismo: da quest’anno, per i non residenti, visitare uno dei grandi parchi statunitensi come Yellowstone o Rocky Mountain, costa ben 100 dollari a testa (esenti solo i minori di 16 anni). Una famiglia di quattro persone e auto deve mettere in conto 435 dollari per entrare al Grand Canyon (dove prima l’ingresso era 35 dollari). L’alternativa per risparmiare è il pass annuale, valevole per tutti i parchi e per 365 giorni. Ma per gli stranieri “America the Beautiful” (questo il nome) ha un prezzo di 250 dollari (mentre per i residenti resta a 80).
Dal 1° luglio, triplica la “Sayonara tax”. Ma dal 1° novembre cambia il sistema
Altra piccola rivoluzione riguarda i giapponesi. Il paese del Sol levante ha introdotto una “tassa sulla partenza”, applicata ai viaggiatori che lasciano il territorio. Finora, la “Sayonara tax”, inclusa in automatico nel prezzo del biglietto di aerei e traghetti, era di mille yen (5,50 euro). Ma, nell’ultimo anno, complice la valuta debole che lo rende conveniente, il Giappone ha registrato oltre 32 milioni di arrivi internazionali. Sotto pressione, per la carica dei turisti, i quartieri storici e i mezzi di Tokyo, Osaka, Kyoto. Il governo, dunque, ha deciso di scaricare il costo della gestione di questo “stress” sui diretti responsabili.
Dal 1° luglio 2026, dunque, l’arrivederci triplicherà salendo a 3 mila yen a testa (circa 16 euro al cambio attuale). Sui biglietti comprati entro il 30 giugno 2026, però, vale ancora la “vecchia” tariffa (anche se la partenza avviene dopo il 1° luglio). Per una coppia bisogna mettere in conto un extra di 32 euro, per una famiglia di quattro persone più di 60 euro.
La tassa è su tutti i viaggiatori: giapponesi, stranieri, titolari di visto di studio o lavoro. Sono esenti solo i minori sotto i due anni di età e i passeggeri in transito che lasciano il Giappone entro 24 ore dall’ingresso. Ma vale la pena verificare sempre con la compagnia aerea con cui si viaggia perché i criteri possono cambiare.
A questa, si aggiunge la possibile richiesta di una tassa di soggiorno locale negli hotel ma di modesta entità (fra 100 e 500 yen a notte ovvero fra 50 cent e meno di tre euro).
Dal 1° novembre prossimo, poi, cambia il meccanismo dell’Iva sullo shopping. Oggi, il turista straniero – al pari di un duty free in aeroporto – mostra il passaporto alla cassa e il negozio scala il 10% dal totale. Quindi, si paga di meno subito. Il sistema viene abolito e i turisti pagheranno il prezzo pieno (tasse incluse). Per il rimborso, bisognerà conservare gli scontrini, registrare i propri acquisti tramite Qr code (sul sito J-TaxRefund), completare la procedura nei chioschi elettronici dedicati in aeroporto prima dell’imbarco, presentando qui passaporto e merci acquistate per l’ispezione doganale. In assenza di questo, lo “sconto” è perso per sempre. I rimborsi devono essere richiesti entro 90 giorni dall’acquisto. Questo, si stima, aumenterà la pressione sugli scali per il disbrigo delle formalità (da ricordare: meglio arrivare con largo anticipo).
Da quest’anno, infine, entrano in vigore anche diverse tasse di soggiorno locali. Da marzo, Kyoto ha avviato un sistema a cinque scaglioni: da un euro a circa 55 a notte per persona. Da aprile, è scattata anche a Hokkaido. Aumenta, dal 1° luglio 2026, anche il costo del visto turistico ma gli italiani non ne hanno bisogno per soggiorni fino a 90 giorni (per chi resta di più in Giappone, l’ingresso singolo passerà da 3 mila yen a 15 mila yen, circa 80-90 euro mentre i visti multi-ingresso da 6 mila a 30 mila ovvero più di 160 euro).
Guida per chi viaggia: come calcolare la tassa di soggiorno, chi deve pagarla e chi no
Il costo della gabella è, in genere, caricato già sul prezzo finale. Ma non è detto. Se si vogliono evitare brutte sorprese, dunque, la raccomandazione è quella di andare sul sito dell’amministrazione locale della meta di destinazione. Qui, è possibile verificare l’eventuale imposizione della tassa di soggiorno a livello locale, la tariffa applicata, la durata e chi è esente.
Occorre tenere presente che in Italia e in molte altre destinazioni, il prelievo applicato è fisso ma varia con la categoria dell’alloggio: più alta è, più si paga. Quindi, chi ha bisogno di tagliare costi, ne può scegliere una inferiore. Tanto più per un pernottamento breve. Altrove, il conto va in percentuale sulla tariffa della camera o della casa vacanza prenotata.
Attenzione alla durata: il turista “mordi-e-fuggi”, in genere, è più tassato del soggiorno lungo. Dunque, è consigliato fare un conto e valutare. Alla fine, se un giorno in meno costa più di tasse di soggiorno, vale la pena riconsiderare la permanenza e godersi un’esperienza in più.
Altro suggerimento è cercare una sistemazione in una località limitrofa alla capitale o alle città più famose per aggirare il prelievo più esoso. Sempre verificando prima i servizi di trasporto disponibili: se carenti o con tariffe poco accessibili, è un’opzione da scartare.
Obbligo di dichiarazione della tassa di soggiorno per tutti: la scadenza del 30 giugno
Per l’imposta di soggiorno vige, a carico dei gestori, l’obbligo di presentare una dichiarazione annuale telematica entro e non oltre il 30 giugno di ogni anno. La scadenza per la dichiarazione delle entrate dell’anno 2025, pertanto, è il 30 giugno 2026.
L’apposito modulo ministeriale (l’unico valido per il corretto assolvimento) va inviato all’Agenzia delle entrate che, effettuati i controlli formali, lo inoltra ai Comuni di competenza. Nello stesso, viene riassunta la tassa di soggiorno versata nel corso dell’anno precedente, suddivisa per trimestri in base alla presenze registrate e alle tariffe previste per la città di appartenenza.
È bene ricordare che l’onere riguarda tutte le strutture ricettive, comprese le extralberghiere come bb, case vacanza e affitti brevi a gestione non imprenditoriale. L’obbligo persiste anche in assenza di presenze (dunque, zero ospiti), purché l’alloggio risulti aperto. Chi deve farlo nella pratica?
Per alberghi e strutture imprenditoriali, l’adempimento compete al gestore. Ma vale anche per gli host “fai-da-te” che locano a breve termine in proprio, gestendo in autonomia le prenotazioni e l’incasso diretto del canone.
Va ricordato che il gestore è responsabile d’imposta solidalmente con il visitatore: il mancato incasso dall’ospite non esonera dal versamento al Comune. Alcuni enti hanno predisposto un apposito modulo di assunzione di responsabilità delle conseguenze, da far sottoscrivere all’ospite che si rifiuta di pagare (vanno prese almeno le generalità del cliente).
La gestione mista: proprietario e piattaforme nello stesso anno
Un caso delicato riguarda la gestione mista ovvero quella fra affitto diretto e tramite agenzia immobiliare o portali online: se la stessa abitazione è gestita nello stesso anno sia dal proprietario sia tramite intermediario o piattaforma, ciascuno deve presentare una sua dichiarazione separata. Ognuno dichiara solo i periodi in cui ha effettivamente gestito l’immobile e incassato i relativi introiti, senza possibilità di presentare una dichiarazione unica congiunta.
Calcolo e versamenti
Vanno comunicati i dati anagrafici del gestore della struttura o del soggetto obbligato alla dichiarazione, i dati identificativi della struttura ricettiva (per gli affitti brevi il CIN) o dell’immobile dato in locazione e il valore dell’imposta applicata per singolo pernottamento.
Il calcolo della tassa di soggiorno sulle locazioni turistiche segue una formula moltiplicativa: numero degli ospiti per numero dei pernottamenti per tariffa per notte stabilita dalla delibera comunale. Il risultato è l’imposta complessivamente dovuta per il periodo di riferimento. La tariffa applicabile, in funzione della tipologia e della categoria della struttura ricettiva, e il limite massimo di notti è definito nella delibera comunale (nella prassi, la maggioranza adotta tariffe fisse per categoria di struttura prescindendo dal prezzo effettivo del soggiorno).
Il Mef ha chiarito che, in caso di omessa presentazione o infedele dichiarazione, si applica una sanzione variabile dal 100% al 200% dell’imposta dovuta. Se il gestore ha correttamente pagato il prelievo dimenticando l’adempimento della dichiarazione entro il termine, la multa si riduce al 25% dell’imposta indicata nella dichiarazione, anche se integralmente già corrisposta.
Il Comune, secondo i chiarimento dello stesso Mef, può rivolgersi direttamente al gestore pretendendo il pagamento dell’imposta e della sanzione.
Tale dichiarazione annuale non va confusa con la comunicazione, altrettanto obbligatoria, al Comune in merito alle presenze registrate nella struttura (secondo le prescrizioni del regolamento comunale di riferimento). Si tratta, infatti, di due adempimenti distinti: le comunicazioni periodiche hanno cadenza infrannuale e riguardano i dati di presenza, la dichiarazione annuale riepiloga i versamenti fiscali effettuati nell’intero anno di riferimento.
Dopo un lungo contenzioso, una recente sentenza della Cassazione ha stabilito che il gestore è il “responsabile d’imposta” ma escluso la qualifica di “agente contabile”. Dunque, i gestori delle strutture ricettive non sono più tenuti a presentare al Comune il cosiddetto “modello 21” per il conto giudiziale (imposto da alcuni enti locali ma ora decaduto).
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