Sarà perché viene erroneamente considerata una malattia del passato o perché ci si fida sempre meno dell’unica arma con cui possiamo contrastarla, cioè i vaccini, il morbillo è oggi sempre più presente in Europa, Italia compresa. E’ il monito lanciato dalla Commissione europea, dall’Ufficio regionale per l’Europa dell’Oms e dall’Ufficio regionale per l’Europa e l’Asia dell’Unicef, in occasione della Settimana europea dell’immunizzazione, in corso fino al 25 aprile. Nel Vecchio Continente, solo nel 2024, sono stati registrati oltre 127 mila casi di morbillo. In Italia, secondo l’Istituto superiore di sanità (Iss), nel corso del 2025 sono stati segnalati 529 casi. Un numero che può sembrare basso, ma che nasconde un’insidia preoccupante, poiché circa un terzo di questi pazienti ha riportato almeno una complicanza grave come polmonite o epatite.
Morbillo
Sorprendentemente, oggi non si ammalano solo i bambini. L’età mediana dei contagiati si è alzata a 31 anni perché molti adulti non hanno mai contratto la malattia da piccoli né hanno completato il ciclo vaccinale, trovandosi oggi scoperti di fronte ai nuovi focolai. Le regioni più colpite nell’ultimo anno sono state Lombardia, Lazio, Sicilia e Calabria. La maggior parte dei casi di morbillo in Italia dunque riguardano la fascia d’età 15-64 anni. Più del 50% è sopra i 30 anni. Il morbillo è quindi una malattia che si diffonde oggi più tra gli adulti non vaccinati. Questo perché fino al 2017 il vaccino contro il morbillo non era obbligatorio. La circolare ministeriale che lo ha introdotto è andata a ritroso nella popolazione fino al 2000. Ma abbiamo la quasi totalità della popolazione nata negli anni ‘90 che non ha sviluppato gli anticorpi, a meno che non abbia già avuto la malattia.
Vaccini
Nella settimana dedicata l’immunizzazione, i riflettori non sono accesi solo sul morbillo. Ma anche sulla pertosse: nel 2024 si sono registrati circa 298 mila casi. La colpa è in gran parte dell’ingiusta cattiva reputazione dei vaccini. Infatti, anche se negli ultimi 50 anni i vaccini hanno salvato circa 154 milioni di vite a livello globale, il fronte “no vax” è più folto che mai. Si teme il ritorno di “vecchie” malattie come la poliomielite, la difterite, la parotite, ecc. “Anche da noi ci sono malattie infettive come la polio, la difterite o la stessa rosolia di cui oggi non si registrano casi grazie alla copertura vaccinale che, però, deve essere mantenuta per non perdere i risultati ottenuti”, dichiara Anna Teresa Palamara a capo del dipartimento Malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità. “Per altre patologie, però, la situazione appare più complessa. Il morbillo, ad esempio, è ancora ben presente e circolante nel nostro paese, con 529 casi registrati nel 2025. Fra gli esempi meno virtuosi potremmo citare anche l’Hpv”.
Hpv
Contro l’Hpv, o Papillomavirus umano, l’agente responsabile di diversi tumori come quello del collo dell’utero, c’è infatti il vaccino. “L’eliminazione del cancro cervicale nell’Ue e nello Spazio economico europeo sta diventando un obiettivo raggiungibile, grazie ai programmi di vaccinazione contro l’Hpv”, dichiara il responsabile dell’Unità Malattie a Trasmissione Diretta e Malattie Prevenibili con Vaccino dell’European Centre for Disease Prevention and Control (Ecdc), Bruno Ciancio. Tuttavia, la copertura vaccinale in Europa è ancora molto scarsa: si va da Islanda, Portogallo e Norvegia superano il 90%, mentre Bulgaria, Romania e Slovacchia restano lontane dagli standard minimi. L’Italia si colloca a metà, con tassi poco sopra il 50% per le ragazze e circa il 45% per i maschi. Il messaggio delle istituzioni è chiaro: i successi ottenuti grazie ai vaccini non sono irreversibili. Senza un impegno costante in informazione, accesso e investimenti, malattie che sembravano sotto controllo potrebbero tornare a diffondersi.
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