Crisi politica in Valle d’Aosta. Il presidente della Regione Renzo Testolin è decaduto per aver superato il limite dei mandati consecutivi, come ha ribadito la sentenza della Corte d’Appello di Torino giudicando corretto il giudizio del Tribunale di Aosta: il presidente è al suo quarto mandato quando il limite è di due. E con lui, per effetto dello Statuto valdostano, cade anche la sua giunta. Si avviano così da oggi i sessanta giorni per poter ricostituire maggioranza e governo ed evitare le elezioni anticipate. Testolin, dopo le elezioni di settembre 2025, era stato eletto dal Consiglio regionale il 6 novembre. Aveva così cominciato la XVII legislatura ricoprendo per la quarta volta consecutiva un incarico di giunta. La legge regionale del 2007 fissa il numero massimo di mandati consecutivi a due, con l’eccezione di un terzo nel caso in cui uno dei due precedenti non sia durato almeno due anni, sei mesi e un giorno. Per questo i consiglieri regionali di Avs Chiara Minelli e Eugenio Torrione (avvocati Sara Fiorucci e Diego Scopinaro, di Roma, e Anais Riccarand, di Aosta) nel dicembre scorso hanno presentato ricorso al Tribunale civile di Aosta che ha dato loro ragione.
Il presidente ha resistito in appello potendo così continuare a guidare la Regione autonoma fino alla sentenza. Il processo ora si ferma qui perché Testolin, in accordo con il suo partito, l’Union valdotaine e la maggioranza (Forza Italia e il Centro autonomista), si era impegnato a non ricorrere in Cassazione. L’altro impegno politico è stato anche di non tentare di far valere la carta del vizio costituzionale della legge regionale sui mandati come, al contrario, era stata proposta in primo grado con la partecipazione in giudizio anche della Regione. I giudici aostani avevano ritenuto inammissibile la costituzione dell’amministrazione regionale e avevano anche respinto l’ipotesi di anticostituzionalità.
Proprio l’aver sostenuto da parte della Regione la possibilità di un vizio costituzionale sulla propria legge aveva sollevato le proteste del mondo politico valdostano. Di qui il patto di evitare l’argomento, anche se l’avvocato difensore di Testolin, il professor Ulisse Corea (studio Francesco Saverio Marini di Roma), ha sostenuto nella sua memoria di 50 pagine che il limite dei mandati per un presidente non eletto direttamente dai cittadini comprime in modo eccessivo il diritto costituzionale dell’elettorato passivo. I giudici d’appello scrivono: «A fronte di una disposizione normativa chiara dettata dal legislatore regionale nell’ambito della sua sfera di competenza e discrezionalità, e non essendovi questione di legittimità costituzionale (l’appellante non ha riproposto la questione di illegittimità prospettata in primo grado), risulta assorbito ogni argomento concernente la forma di governo regionale, i poteri del presidente, l’esistenza e l’applicabilità di principi generali in ordine al divieto di terzo mandato».
Il professor Corea aveva anche allegato alla sua memoria quella del costituzionalista torinese Enrico Grosso autore di un parere per conto di Testolin che indicava, oltre al vizio costituzionale, anche un’interpretazione sul numero dei mandati. Secondo i due avvocati il conto delle legislature doveva fermarsi alle due consecutive precedenti a quella attuale e non andare più indietro. Ma sia il Tribunale sia la Corte d’Appello hanno bocciato questa interpretazione: «Avendo Renzo Testolin ricoperto cariche all’interno della giunta regionale per tre legislature consecutive sussisteva la causa di ineleggibilità per la attuale XVII legislatura e correttamente il Tribunale ne ha dichiarato l’ineleggibilità alla carica di presidente della Regione e la decadenza dalla carica».
Disclaimer : This story is auto aggregated by a computer programme and has not been created or edited by DOWNTHENEWS. Publisher: lastampa.it






