Undici scatti di John Cohen raccontano il primo Bob Dylan nella New York del 1961. Una mostra preziosa non solo per i fan del cantautore americano, ma anche per chi vuole scoprire il rapporto tutt’altro che semplice tra Dylan e l’obiettivo fotografico. Quando approda a New York nel 1961, Bob Dylan ha vent’anni, pochi dollari in tasca e una determinazione feroce. Non è ancora l’autore di “Blowin’ in the Wind”, non ha vinto Grammy, Pulitzer e Nobel. È semplicemente Robert Zimmerman, un ragazzo del Minnesota affascinato dal folk, deciso a incontrare il suo mito Woody Guthrie e a conquistare un posto nella scena musicale del Greenwich Village. È proprio quel momento irripetibile che la mostra “Bob Dylan: Forever Young” porta alla Vinyl Room di Roma dal 5 dicembre attraverso undici fotografie firmate da John Cohen. Curata da Gerardo Martorelli, l’esposizione presenta immagini realizzate da uno dei più importanti documentaristi della cultura popolare americana. Gli scatti, stampati da file originali su “carta baritata ai sali d’argento”, saranno esposti in formato 30×40 centimetri, numerati e firmati.
Ma chi era davvero John Cohen? Molto più di un fotografo. Musicista, etnomusicologo, cineasta e ricercatore, Cohen ha dedicato la sua vita a raccontare l’America autentica, quella rurale, popolare e lontana dai riflettori. Ha immortalato figure leggendarie come Woody Guthrie e Roscoe Holcomb e ha documentato il mondo della Beat Generation fotografando Allen Ginsberg, Jack Kerouac, Lawrence Ferlinghetti e Gregory Corso. Le sue fotografie di Dylan possiedono oggi un valore storico davvero enorme e sono sacre per i fan della beat generation perché colgono l’artista in una fase ancora libera dalla pressione della celebrità. Eppure, Dylan non è mai stato particolarmente entusiasta del proprio rapporto con i fotografi. Nel corso della sua carriera ha spesso mostrato diffidenza verso l’esposizione pubblica e verso quella costruzione dell’immagine che accompagna inevitabilmente il successo. Ha sempre preferito che fossero le canzoni a parlare per lui, mantenendo una distanza quasi programmatica da chi cercava di catturarne il volto, le emozioni o la vita privata. Anche per questo le immagini realizzate da Cohen risultano così preziose. Non cercano il personaggio iconico che il mondo avrebbe imparato a conoscere negli anni successivi. Raccontano invece un giovane musicista che osserva, ascolta e assorbe la città che sta cambiando il suo destino. Sono fotografie spontanee, lontane dalla retorica della star e vicine all’umanità del ragazzo che sta costruendo la propria identità artistica.

La mostra romana diventa quindi un’occasione per osservare Bob Dylan prima del mito, prima delle copertine e prima dell’infinita produzione iconografica che avrebbe accompagnato la sua carriera. Uno sguardo raro sul futuro premio Nobel della Letteratura quando il futuro era ancora tutto da scrivere. A completare il percorso espositivo, la Vinyl Room metterà a disposizione dei visitatori una collezione di vinili rari, bootleg ed edizioni speciali numerate. La mostra sarà visitabile dal martedì al sabato, dalle 11 alle 13 e dalle 15 alle 19.
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