Viaggio nella manosfera dove si radicalizza l’odio contro le donne

0
1

Meno di venti minuti. Mille e duecento secondi. È questo, secondo un recente rapporto del Senato francese, il tempo medio necessario perché un adolescente si imbatta online in contenuti misogini e mascolinisti. Non serve cercarli. Basta guardare qualche video sul fitness, sull’autostima o sul successo personale, poi entra in gioco l’algoritmo. Registra l’interesse, lo alimenta e lo accompagna lungo un percorso sempre più radicale. Da un consiglio per migliorare il proprio corpo, a una visione del mondo fondata sulla contrapposizione tra uomini e donne, il passo può essere breve. Da questa constatazione prende avvio una delle più vaste indagini istituzionali mai dedicate alla cosiddetta “manosfera”: quasi 300 pagine di analisi pubblicate dalla Delegazione per i diritti delle donne del Senato francese dopo 7 mesi di lavoro e circa 100 audizioni tra magistrati, ricercatori, servizi di sicurezza, associazioni e rappresentanti delle piattaforme digitali. La conclusione è netta: il fenomeno non può più essere considerato una sottocultura di Internet. Il mascolinismo è ormai un fenomeno culturale, economico e politico in piena espansione, capace di influenzare il modo in cui una parte crescente delle nuove generazioni interpreta i rapporti tra i sessi. In alcune forme estreme viene persino considerato una minaccia per la sicurezza pubblica.

Il rapporto richiama infatti l’attenzione dei servizi di intelligence che negli ultimi anni hanno iniziato a monitorare l’estremismo misogino dopo una serie di aggressioni e atti di violenza ispirati da ideologie apertamente ostili alle donne. Gli autori invitano però a evitare semplificazioni. Il mascolinismo non coincide con il maschilismo tradizionale né con la semplice rivendicazione dell’identità maschile. Si tratta piuttosto di un insieme di idee che affondano le radici nel patriarcato, nel virilismo e nei ruoli tradizionali di genere, ma che oggi si presentano come una risposta ai progressi dei diritti delle donne, delle persone Lgbtqia+ e all’impatto culturale del movimento MeToo. Il consolidarsi di queste narrazioni si intreccia con un fenomeno più ampio che il rapporto definisce backlash: una reazione conservatrice alle conquiste ottenute dopo decenni di mobilitazioni per l’uguaglianza di genere. In questa prospettiva il mascolinismo rappresenta una delle manifestazioni più visibili di una resistenza ai cambiamenti che hanno ridefinito il ruolo delle donne nelle società contemporanee.

Alla base della sua diffusione vi sarebbe una sensazione di perdita di status. Molti giovani uomini si confrontano con un mondo in cui i modelli tradizionali sono cambiati rapidamente. L’autonomia economica e professionale femminile è cresciuta e le forme della famiglia si sono moltiplicate. Per alcuni si tratta di un progresso. Per altri di una fonte di smarrimento. È in questo spazio che prospera quella che il rapporto definisce una vera e propria “industria della rabbia”. Influencer, coach motivazionali e creatori di contenuti offrono spiegazioni semplici a problemi complessi come la solitudine, il rifiuto sentimentale, la precarietà economica o la perdita di fiducia in sé stessi. Il messaggio è quasi sempre lo stesso: gli uomini sarebbero diventati le vittime di una società dominata dal femminismo e il recupero di una virilità tradizionale costituirebbe la soluzione. La forza di questo ecosistema non risiede soltanto nei contenuti, ma soprattutto nei meccanismi che li diffondono. La radicalizzazione raramente nasce da una ricerca intenzionale di materiali misogini. Avviene invece attraverso una progressione lenta e graduale guidata dagli algoritmi, che partono da interessi innocui e conducono verso contenuti sempre più polarizzati. Tra i fenomeni osservati compare il looksmaxxing, l’ossessione per il miglioramento dell’aspetto fisico, che in alcuni casi può spingere verso pratiche estreme pur di avvicinarsi a modelli di virilità idealizzati e irraggiungibili.

L’universo della manosfera è vasto e frammentato. Comprende gli incel, i cosiddetti celibi involontari che attribuiscono alle donne la responsabilità della propria esclusione affettiva; i movimenti Mgtow, che promuovono il disimpegno dalle relazioni con le donne; una parte del fenomeno delle tradwives, che valorizza una rigida divisione dei ruoli familiari; e una galassia di influencer che monetizzano corsi, consulenze e programmi costruiti su una visione gerarchica dei rapporti di genere. Realtà differenti ma accomunate dalla convinzione che l’uguaglianza tra uomini e donne abbia penalizzato il sesso maschile.

Particolare attenzione viene dedicata agli adolescenti. L’inchiesta descrive una generazione cresciuta quasi interamente all’interno di ecosistemi digitali nei quali rabbia, indignazione e conflitto vengono premiati dagli algoritmi perché producono coinvolgimento e interazioni.

Molti ragazzi arrivano a questi contenuti in momenti di fragilità personale, quando cercano appartenenza o semplicemente una spiegazione alle proprie difficoltà. Ma il passaggio più delicato riguarda la dimensione politica del fenomeno. Il rapporto evidenzia le contiguità ideologiche esistenti tra una parte dei movimenti mascolinisti e ambienti nazionalisti e identitari riconducibili all’estrema destra. L’opposizione al femminismo si intreccia spesso con l’ostilità verso i diritti Lgbtqia+, il multiculturalismo e l’immigrazione. Il controllo dei ruoli di genere diventa così un tassello di una più ampia visione politica conservatrice. Il mascolinismo dunque non è soltanto una guerra culturale combattuta sui social. È il sintomo di una trasformazione profonda delle società occidentali, nella quale il disagio individuale può essere intercettato, organizzato e trasformato in consenso. Una crisi identitaria che rischia di diventare materia prima per imprenditori e politici interessati a canalizzare rabbia e frustrazione contro l’uguaglianza di genere. E tutto può cominciare in meno di venti minuti.

Disclaimer : This story is auto aggregated by a computer programme and has not been created or edited by DOWNTHENEWS. Publisher: lastampa.it