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Wall Street tenta il recupero ma i timori sull’Ai crescono: “Troppi debiti sui mercati”

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Il conto dell’intelligenza artificiale sta presentando il saldo. I mercati finanziari si risvegliano temendo l’esplosione di una bolla gonfiata da aspettative irreali. Il violento crollo del Nasdaq di giovedì scorso, innescato dall’esito delle elezioni di Midterm americane e rientrato in minima parte, segna un brutale cambio di rotta per la Silicon Valley. L’onda d’urto spazza via le vecchie certezze e decima le capitalizzazioni globali, ma gli analisti di Unicredit frenano gli allarmismi spiegando che «i mercati stanno riprezzando il rischio, non prezzando un collasso della storia dell’intelligenza artificiale o una recessione». Per ora, perché invece aumentano gli hedge fund che temono un brusco risveglio dopo anni di euforia senza contraddittori fattuali.

I primi scricchiolii concreti della narrativa tecnologica risalgono a ottobre, quando le trimestrali dei colossi digitali hanno rivelato la netta discrepanza tra le speranze degli investitori e la realtà dei bilanci. Poco più di 2.700 miliardi di dollari di capitalizzazione evaporati. Più volte il capo economista della Bce Philip Lane ha evidenziato come la crescita americana sia figlia di questa corsa ai chip. Senza tale esuberanza gli Stati Uniti non avrebbero retto l’urto della geopolitica isolazionista del secondo mandato di Donald Trump, culminata con il “Liberation Day” dell’aprile 2025, né ai conflitti in corso. La prospettiva a senso unico si è incrinata con i dubbi sui ritorni finanziari. La consapevolezza della fragilità del comparto ha preso forma quando Microsoft ha stralciato l’accordo con Oracle per la fornitura di capacità computazionale. In pochi istanti il titolo di quest’ultima è scivolato del 4%, validando i timori delle autorità globali di vigilanza.

Sotto valutazioni astronomiche si nasconde un enorme debito opaco. I giganti del cloud celano i costi in una complessa ingegneria finanziaria. Una nota di Morgan Stanley stima in 3.100 miliardi di dollari gli impegni fuori dai bilanci bancari. Le aziende firmano contratti di leasing a lunghissima scadenza per data center appoggiandosi a società veicolo separate, finanziate dai fondi di private credit. Questo schema crea una pericolosa illusione ottica contabile. I vertici della Silicon Valley giustificano gli esborsi con la necessità di primeggiare. Il fondatore di Meta Mark Zuckerberg sostiene che «lo svantaggio di restare indietro è di trovarsi fuori posizione per la tecnologia più importante dei prossimi 10 o 15 anni». A fargli eco c’è l’amministratore delegato di Alphabet Sundar Pichai, per il quale «il rischio di sottoinvestire è superiore al rischio di sovrainvestire». Tanti rischi, tanto debito, pochi ritorni.

Il sell-off va letto depurandolo dall’emotività. Gli esperti di Unicredit spiegano come la violenza del ribasso sia stata amplificata dalle vendite forzate dei fondi a leva in un mercato sovraffollato e chiariscono che «il panico non è giustificato». I semiconduttori hanno registrato flessioni pesanti prezzando un crollo degli utili del 50%, uno scenario privo di fondamento reale. Una visione che però confligge con il sentiment di mercato. Quello che è certo, sottolinea Citi, è che la traiettoria degli investimenti non subirà arresti perché i cantieri per i prossimi due anni risultano blindati da contratti in essere. La vittoria dei Dem alle Midterm apre però diversi scenari per le costruzioni future.

L’evidenza è che il ritorno alla razionalità impone una drastica revisione dei prezzi. La forbice tra entrate e uscite si stringe e nel 2027 i giganti del cloud spenderanno 1.200 miliardi per le infrastrutture a fronte di un flusso operativo inferiore ai 1.000 miliardi. Questa voragine spinge le tesorerie a emettere obbligazioni da record. Del resto, la fame di liquidità è elevata. Non a caso, un numero crescente di investitori dà per certo il rinvio dell’offerta pubblica iniziale di Anthropic, prevista per la settimana del Ringraziamento. Le condizioni avverse impongono cautela, considerato che la valutazione da 2.000 miliardi di dollari della creatura di Dario Amodei si è dimezzata in poche settimane. Il timore è che i mercati dovranno convivere con una volatilità estrema e gli investitori imparare a leggere oltre i documenti ufficiali, alla ricerca del debito fantasma che sorregge l’intera rivoluzione digitale.

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