Si dimette la Segretaria del Lavoro Chavez-DeRemer, Trump perde un altro pezzo del suo gabinetto

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WASHINGTON. Un altro pezzo del gabinetto presidenziale di Donald Trump è venuto meno, questa volta non per volontà assoluta del tycoon, bensì per una serie di scandali e indagini che ne hanno forzato le dimissioni.

Lori Chavez-DeRemer, la travagliata Segretaria del Lavoro, questo lunedì ha rinunciato al suo incarico di fronte alla crescente pressione dovuta alle attenzioni degli investigatori e dei legislatori del Congresso sulla sua condotta professionale, nonché quella delle persone attorno a lei. «La Segretaria del Lavoro Lori Chavez-DeRemer lascerà l’Amministrazione per assumere un incarico nel settore privato», ha scritto sui social media Steven Cheung, portavoce della Casa Bianca. Keith Sonderling, Vice Segretario del Lavoro, ricoprirà la carica della donna ad interim.

Al centro dello scandalo, l’imminente fine di un’indagine – andata avanti per mesi – da parte L’Ufficio dell’Ispettore Generale del Dipartimento del Lavoro: una gola profonda aveva rivelato delle condotte professionali inappropriate da parte di Chavez-DeRemer e dei suoi più stretti collaboratori. Tali accuse includono l’ipotesi che la Segretaria intrattenesse una relazione sentimentale con un membro del suo staff di sicurezza e che abbia utilizzato le risorse del Dipartimento per viaggi personali. Chavez-DeRemer dovrebbe essere interrogata in merito alla vicenda nei prossimi giorni.

Gli investigatori hanno ascoltato decine di testimoni e hanno portato alla luce prove del fatto che Chavez-DeRemer e il suo staff abbiano abusato dei limiti di spesa federali per viaggi personali, includendo spese per hotel di lusso, noleggio di SUV e pasti. Alcuni messaggi – esaminati dagli investigatori – inviati ai suoi familiari e alcuni membri del suo staff suggerivano che la segretaria facesse uso di alcol durante l’orario di lavoro e hanno sollevato interrogativi sulla professionalità della funzionaria.

Nick Oberheiden, l’avvocato che assiste Chavez-DeRemer, ha dichiarato che la sua assistita «non si è dimessa per aver violato la legge; non esiste alcun accertamento in tal senso». In tutto ciò, Il marito di Chavez-DeRemer, il Dott. Shawn DeRemer, era stato interdetto dalla sede centrale del Dipartimento del Lavoro, dopo che alcune dipendenti lo avevano accusato di aver compiuto avances sessuali non gradite; in merito a tali accuse è stata anche sporta denuncia alla polizia.

Chavez-DeRemer, 58 anni, ex deputata repubblicana dell’Oregon al primo mandato, lascia un dipartimento definito come nel caos durante la sua gestione, con molti dipendenti frustrati e demoralizzati, complice anche un ambiente di lavoro tossico, caratterizzato da una Segretaria assenteista e da collaboratori ostili.

Molti a Washington, negli ultimi giorni, intuivano che i suoi giorni come Segretaria fossero contati, con lo spettro di dettagli potenzialmente imbarazzanti pronti a emergere in un rapporto investigativo o attraverso l’ indagine parallela portata avanti da alcuni membri del Congresso.

La rinuncia di Chavez-DeRemer segue la rimozione da parte di Trump della sua Procuratrice Generale, Pam Bondi, e della Segretaria per la Sicurezza Interna Kristi Noem. Le tre donne hanno perso il proprio lavoro in meno di due mesi: Noem era caduta in disgrazia agli occhi di The Donald per la sua povera gestione delle retate federali anti-immigrazione in Minnesota, mentre Bondi era stata ritenuta non all’altezza per la sua incapacità di perseguire i nemici politici di Trump e, soprattutto, per il pessimo controllo dei documenti relativi al Caso Jeffrey Epstein.

In tutto ciò, altre teste potrebbero cadere nelle prossime settimane e Trump ha fatto intendere che il “reshuffle” della sua amministrazione andrà avanti. Potrebbe saltare Howard Lutnick, il Segretario del Commercio, scomparso dai radar presidenziali da alcune settimane. Lui è stato l’uomo dei dazi e la sua posizione è delicatissima, specie ora che il governo americano ha avviato le procedure per il rimborso delle tariffe riscosse indebitamente, come stabilito dalla Corte Suprema.

Si stima che la Casa Bianca dovrà restituire tra i 166 e 175 miliardi di dollari alle aziende. Anche due fedelissimi come il Segretario alla Difesa Pete Hegseth e il Direttore del FBI, Kash Patel, rischiano grosso.

L’ex stella di Fox News si trova in una posizione scomoda vista la crisi con Teheran e Trump avrebbe iniziato a scaricare su di lui la responsabilità di alcune scelte strategiche “aggressive” in Iran. In politica, quando il capo inizia a dire “Lui è stato il primo a suggerirmi di farlo”, di solito significa che il capro espiatorio è già stato scelto.

Per quanto riguarda Patel, varie indiscrezioni giornalistiche indicano una crescente insofferenza della Casa Bianca nei suoi confronti. Secondo un’inchiesta pubblicata da “The Atlantic”, le ragioni principali di un suo possibile allontanamento riguardano la sua condotta privata e professionale: Patel avrebbe “episodi di consumo eccessivo di alcol” che ne comprometterebbero il lavoro, mentre sono state segnalate “assenze inspiegabili” e la necessità di spostare riunioni mattutine perché Patel risulterebbe spesso irreperibile dopo notti trascorse a bere.

Inoltre, un episodio avvenuto il 10 aprile avrebbe visto Patel andare nel panico per un semplice errore di login al suo computer. Convinto di essere già stato licenziato segretamente da Trump, avrebbe iniziato a telefonare ai collaboratori annunciando la propria rimozione e dando in escandescenze, alimentando dubbi sulla sua stabilità psicologica.

Agli occhi dell’amministrazione, la condotta del direttore potrebbe renderlo vulnerabile e un potenziale rischio per la sicurezza del Paese. Senza contare le accuse contro di lui di aver usato risorse federali per viaggi personali, inclusi spostamenti per incontrare la fidanzata o per assistere a eventi sportivi come le Olimpiadi di Milano 2026.

In risposta a queste accuse, Patel ha definito l’inchiesta un “attacco politico” orchestrato dai media e ha intentato una causa per diffamazione da 250 milioni di dollari contro The Atlantic. Nel frattempo, chi rischia potrebbe anche essere Chris Wright, il Segretario dell’Energia: fra lui e Trump vi è, al momento, una profonda divergenza di vedute sul futuro dei prezzi della benzina. Il Segretario ha dichiarato che, a causa della chiusura dello Stretto di Hormuz il prezzo alla pompa di benzina non scenderà sotto i 3 dollari prima del 2027.

ll presidente ha reagito duramente a tali dichiarazioni, definendo Wright “totalmente in errore” in un’intervista a The Hill e sostenendo, invece, che i prezzi scenderanno “non appena finirà” la guerra in Iran. In fondo, a Washington tutti sanno che Trump non è un grande fan dei funzionari che non la pensano come lui: o si è uno “yes man”, oppure l’uscita dalla Casa Bianca è solo questione di tempo.

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