I conflitti tra genitori e lo scacco per lo Stato

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Un altro scacco. Scacco per lo Stato, scacco per il villaggio – la comunità – che dovrebbe aiutare e sostenere la crescita delle ragazze e dei ragazzi. L’epilogo della vicenda di Sarah e Alisya Di Giacinto, le sorelle di Scauri scomparse e poi ritrovate, porta a chiedersi quanto sia grande lo scarto che separa i principi guida dalla realtà dei fatti, i valori dalle prassi, se questo scarto non sia già diventato una voragine. Per secoli il diritto ha guardato ai figli attraverso i diritti degli adulti; solo nel 1989 – Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia – il bambino viene riconosciuto come titolare di diritti propri e il suo interesse diventa il parametro delle decisioni che lo riguardano. Da New York il principio attraversa il diritto europeo, entra nell’ordinamento italiano e diventa la bussola cui devono conformarsi giudici, servizi sociali e istituzioni. Non siamo davanti a un’invocazione, ma a un principio giuridico vincolante: ogni decisione che riguarda i minori deve essere assunta – e motivata – alla luce del loro interesse, cercando la soluzione più adatta a garantirne la crescita, il benessere, la sicurezza e il pieno sviluppo della personalità. Come ha chiarito l’ONU – Commento generale n. 14 del 2013 – è un criterio che opera su tre piani: riconosce a ogni bambino e bambina un diritto sostanziale, guida l’interpretazione delle norme e impone al giudice di motivare perché proprio quella decisione, e non un’altra, corrisponda davvero al suo superiore interesse.

È prevalso, in questi anni di peregrinazioni tra tribunali, tutori, case famiglia e strutture protette, il benessere di Sarah e Alisya? La conflittualità dei genitori, per restare al lessico giuridico, ha travolto ogni cosa senza conoscere un argine capace di garantire il benessere, la sicurezza e gli altri fattori enunciati sulla carta?

Gli elementi certi chiariscono poco, se non l’esistenza di una lunga guerra che ha condannato le ragazze a sei anni di contesa tradotti in incertezza, precarietà e, certamente, profonda sofferenza. Il padre era stato sottoposto a un procedimento per maltrattamenti, del quale però non sono pubblici gli atti né il contenuto delle contestazioni; sappiamo soltanto che la sua posizione è stata successivamente rivalutata fino alla restituzione della responsabilità. L’epilogo conferma in modo drammatico il quadro: la madre in carcere, insieme al nonno e al compagno, accusati di sequestro; il padre che maledice la madre e parla di «ripartenza da zero», come fosse possibile un reset capace di annullare la responsabilità degli adulti e le conseguenze delle loro azioni.

Nei giorni scorsi, quelli della preoccupazione e della paura, è circolato un video girato dal sindaco di Minturno, Gerardo Stefanelli, tutore delle due ragazze nominato dal Tribunale per i minorenni. Un appello rivolto alle ragazze, volto a rassicurarle: tornate, non succederà nulla. Il messaggio era fatto di parole precise, parlava di fiducia, di azioni che non avrebbero tradito i loro desideri: non sarete tradite, verrete ascoltate. Come se ce ne fosse ancora bisogno. Qui, forse, c’è la chiave per capire, per orientarsi nel groviglio delle accuse reciproche: sono state ascoltate, le ragazze, nella forma oltreché nella sostanza?

La riforma Cartabia del processo civile, entrata in vigore nel 2023, ha rafforzato i diritti dei minori di essere ascoltati, imponendo che sia il giudice, personalmente, a raccoglierne la voce nei procedimenti che lo riguardano. Come capirne bisogni e rifiuti senza un ascolto diretto, senza mettere da parte chiunque altro pretenda di parlare per lui o per lei, senza prendere le distanze dalla guerra che lo circonda?

Come capirne bisogni e rifiuti senza ascolto diretto, senza mettere da parte chiunque altro pretenda di parlare per lui o per lei, senza mettere da parte la guerra che ha intorno? Le parole dei ragazzi hanno sempre un significato, capirlo senza tradirli sta a noi. Per aiutare Sarah e Alisya, per aprire un capitolo che non azzera ma prova a riparare, bisogna partire dalla loro voce.

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