Jovanotti: “Con Mick Jagger ancora in giro io sono un pischello. Ormai il rock è roba da anziani”

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«Sia per il PalaJova che per la nuova Arca di Loré che stasera arriva in Italia ho scelto di ripartire dalla musica, quella suonata da musicisti di talento. Oggi sembra che il dato più importante di un live sia il record di biglietti venduti ma i numeri, che pur fanno parte di questo mestiere, arrivano dopo. Prima c’è quello che succede sul palco». C’è un dettaglio che racconta più di altri il nuovo viaggio di Jovanotti che questa volta non parte dal Nord Italia per poi scendere lungo la penisola ma fa il contrario.

Lorenzo Jovanotti ha intitolato il suo tour mondiale L’Arca di Lorè e in Italia diventa Jova Summer Party prendendo il largo da Olbia. Dopo la Sardegna arriveranno Abruzzo, Puglia, Calabria, Sicilia e Campania prima di approdare a Roma. Gran finale il 19 e 20 settembre con un doppio concerto al Circo Massimo. Il debutto di ieri all’Olbia Arena davanti a 25 mila persone arriva a poche settimane da un compleanno importante: il 27 settembre Lorenzo Cherubini compirà sessant’anni. Un traguardo che non sa di bilancio ma di ripartenza.

«Ho chiamato questo viaggio “L’Arca di Loré” – spiega – perché la storia di Noè è uno dei primi racconti che ci colpiscono da bambini. Anche se parla di una catastrofe, quello che resta è l’idea della salvezza e della possibilità di ricominciare. All’inizio mi avevano proposto un palco a forma di Arca ma ho preferito qualcosa di molto più leggero: una barchetta di carta. È la prima cosa che impariamo a costruire partendo da un foglio». Che non si pensi a un “Jova Beach Party 3”. «Abbiamo cambiato gli spazi – afferma deciso -. Le spiagge lasciano il posto ad arene, ippodromi e grandi aree urbane capaci di diventare per un giorno una sorta di centro gravitazionale della musica». Il viaggio è partito nei mesi scorsi tra Australia e festival europei, mettendo alla prova un’idea che adesso trova forma davanti al pubblico italiano. Più che un concerto un festival, che comincia dal pomeriggio e cresce fino allo spettacolo serale. A Olbia il compito di dare il via alla giornata è spettato a BELS, HEVA, Nana Benz du Togo, Mago del Gelato, Dov’è Liana, Chica Libre, Gabry Ponte, protagonista come guest star e main dj e a sorpresa anche Alfa (insieme a Jova ha cantato Buon vento). Nelle prossime tappe si alterneranno Benny Benassi, Afrojack, Planet Funk, Venerus, Chiello, Emma Nolde, Jimmy Sax, Enzo Avitabile con i Bottari e la Black Tarantella Band, Merk & Kremont, Molella, Shablo.

Lorenzo è in gran forma, si sposterà in bicicletta nelle varie tappe del tour. Un “Jova Giro” di circa 2.000 chilometri che parte domani da Roma. «La musica, il pubblico, la festa, la bicicletta, la fatica: gli elementi essenziali della mia vita. Sono allenato, il giro in bicicletta non mi fa paura e poi, mica me lo ha ordinato il dottore. Se farà troppo caldo da star male ci fermeremo. Comunque ‘sti 60 me li sento tutti e ogni giorno sto un po’ peggio (ride, ndr). Quando mi sono dato il nome di Jovanotti mica lo sapevo che oggi sarei arrivato qui. So di aver fatto un incidente importante che mi ha provocato un danno neurologico permanente, ma ci convivo felicemente. E poi dai con Mick Jagger ancora in giro io sono un pischello. Ormai la musica è roba da anziani. È in atto un grande cambio generazionale e quello che mi fa sentire i miei 60 è proprio la tipologia di artisti che hanno valori diversi da quelli della mia età. Oggi è tutta esibizione, soldi, successo, ricchezza. Per noi era diverso».

Ogni show si apre con un cortometraggio di circa cinque minuti scritto da Lorenzo insieme a Federico Taddia e Steve Polli e diretto dallo stesso Jovanotti. In serata c’è spazio anche per un altro contributo video ma questa volta si tratta di un’intervista dialogo in stile Belve tra Francesca Fagnani e il protagonista. Il mondo di Jovanotti vivrà ancora del crossover fra musica e immagini dal 26 novembre al 2 dicembre. Nei cinema arriverà LORENZO – L’incredibile avventura di Jovanotti, docufilm di Dario Zonta e Carlo Zoratti che attraversa le canzoni, il successo, i viaggi, la bicicletta, gli inizi del giovane Cherubini fino alle grandi folle dei concerti. L’Arca di Lorè insomma, tiene unite molte delle anime che hanno caratterizzato il percorso di questo eterno ragazzo che si dice colpito da quante giovani star abbiano come obiettivo l’esibizione in uno stadio «dove si sente male e si vede male. Lì lo spettacolo è il ragazzo che va allo stadio non l’artista che va a sentire. I teen vanno a vivere un’esperienza collettiva di massa, che oggi il mondo non offre più, perché è l’unica grande liturgia rimasta».

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