La beffa dei vicepresidi e dei prof staffisti: “Lo straordinario se ne va in contributi e tasse”

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Più lavoro ma pochi soldi in più. Questa è la storia dei docenti “staffisti”, di chi nella scuola ha incarichi oltre l’insegnamento: dai vicepresidi ai responsabili di plesso, dai referenti di progetto alle animatrici digitali, dai tutor ai docenti orientatori, ai coordinatori.

Ai docenti con più responsabilità in busta paga il netto si assottiglia. Sono arrivati sul portale NoiPA gli stipendi di settembre di oltre un milione tra insegnanti e personale Ata (ausiliario, amministrativo e tecnico), aumenti contrattuali compresi. Per chi ha lavorato oltre il proprio orario sul cedolino compare un’altra voce: regista il compenso per gli impegni extra coperto dal Fondo d’Istituto (FIS). Qui scatta la beffa: cifre lorde, falcidiate da tasse e contributi che sfiorano il 40%. Su 2mila euro di Fis restano in tasca poco più di 1.200 euro: un vicepreside porta a casa appena 100 euro netti in più al mese.

A denunciarlo è Rosolino Cicero, presidente di ANCoDiS, l’associazione dei collaboratori dei dirigenti scolastici, l’unica organizzazione che nove anni si occupa degli interessi di oltre centomila docenti di staff. Le trattenute si attestano al 39,5%. “Con il nostro lavoro garantiamo il diritto allo studio ai nostri alunni e il funzionamento organizzativo e didattico delle nostre scuole e lo Stato ci tratta da figliastri”, dice. Il paragone che brucia di più è con la sanità, dove alcune prestazioni aggiuntive godono di una tassazione agevolata al 15%. “Lavoratori impegnati nella tutela di due diritti costituzionalmente garantiti trattati fiscalmente in modo completamente diverso”, osserva Cicero. Che rincara: “È un lavoro di alto valore ma a bassa retribuzione oraria, che per un docente al netto si riduce a poco più di 10 euro l’ora. Forse dobbiamo affermare che fa bene chi trova ‘alternative’ più redditizie e senza oneri fiscali?”

I numeri raccontano il paradosso: chi affianca il preside guadagna 19 euro l’ora, chi insegna nei corsi di recupero 55, chi segue un progetto 38. Su tutto pesa la stessa aliquota vicina al 40%. Ma almeno negli altri casi, il compenso è doppio. ANCoDiS chiede che scenda al 15%, come in sanità. Non è la prima volta che il sindacato lancia l’allarme. “Nel febbraio 2024 facemmo scoppiare il caso del conguaglio fiscale che ha determinato stipendi anche di un euro. Nel frattempo nulla è cambiato: adesso attendiamo con ansia il mese di febbraio 2027, e tra arretrati e incrementi stipendiali lordi sono molto timoroso”, avverte Cicero, che sintetizza così il rischio: “Il FIS è eroso dalla tassazione e rischia di annullarsi con il conguaglio: come dire, abbiamo lavorato per la gloria”.

Pesa anche l’inflazione. Il ministro dell’Istruzione GIuseppe Valditata comunicando l’ok definitivo del Consiglio dei ministri alla parte economica del Contratto collettivo nazionale di lavoro 2025-2027 ha parlato di un “fondamentale impegno di valorizzare il personale della scuola” ricordando che i tre contratti firmati dall’inizio del mandato valgono complessivamente 412 euro lordi al mese in più per i docenti e 304 per gli Ata. Un dato che il governo, premier compresa, cita come traguardo storico. Ma quei 412 euro, si scontrano con il 17% di inflazione: un divario che, per chi ha incarichi extra, si aggrava ulteriormente con le trattenute fiscali sul salario accessorio. Per Cicero il rischio, prima che economico, è organizzativo: “Senza di noi una scuola non può garantire il diritto allo studio, perché verrebbe meno tutta la parte organizzativa e funzionale al quotidiano servizio con gli alunni, e sono sicuro che nessuno potrà smentirmi”. Il timore è che sempre più docenti rinuncino agli incarichi extra: “Questo livello di tassazione induce molti docenti a fare altre scelte, a danno della scuola”.

Il fronte fiscale si intreccia con quello contrattuale. Nell’atto di indirizzo del ministero per il rinnovo del Contratto collettivo nazionale di Lavoro Ccnl compare per la prima volta un riferimento al “middle management” scolastico. Cicero – che in questa battaglia è affiancato dal sindacato Anief presieduto dal presidente Marcello Pacifico – lo accoglie come “un primo passo”, ma rilancia: “Serve un’area contrattuale per le figure di sistema, un fondo dedicato legato al Ptof (Piano triennale dell’offerta formativa), formazione certificata e una carriera più rapida per chi, dopo tre anni, punta al concorso da dirigente”. “Manca – ricorda – anche un riconoscimento giuridico per il vicario. Cosa succederebbe in ciascuna scuola se venisse meno la squadra dell’autonomia?”. Per gli Ata si discute già di una nuova articolazione di carriera dal 2027. “Ben venga per il personale ausiliario ma per i docenti di sistema – denuncia il sindacato – siamo ancora all’anno zero”.

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