Diceva di avere dei superpoteri. Poteri soprannaturali. Un po’ santone e un po’ influencer, visto che ha un canale Youtube, Shiva Shakti tv, cui sono iscritte 128 persone. Sui social parlava di pace e rigenerazione e mandava online frasi motivazionali: «Combatti con il corpo, combatti con la mente. Sprigiona la tua energia». «Non vediamo le cose come sono, le vediamo come siamo». Ma dietro la facciata di corsi di yoga, meditazione e arti marziali, aveva creato, secondo le accuse dei carabinieri, una vera e propria setta, con un rigido sistema di assoggettamento psicologico, fatto di violenze, coercizione e abusi sessuali.
Setta di Almese, le parole del “Maestro” prima dell’arresto: “Comunione completa con il Divino”
Parlava di contemplazione e ricerca interiore
Lui ha 59 anni e si chiama Bruno Malatesta. Barba lunga e quasi completamente bianca, tunica o casacca arancione, copricapo arancione. Si faceva chiamare «Il maestro». Il «guru. «Il prescelto». Un uomo che si diceva in colloquio con la «Madre divina». Parlava di tecniche per purificare la mente e lo spirito. Parlava del Samādhi, il concetto della tradizione yoga che descrive come «lo stato di comunione completa con il Divino». Con una voce pacata e uno sguardo che trasmetteva magnetismo e serenità. Anche sul suo canale Youtube, in cui parla con pacatezza di meditazione, purezza, elevazione spirituale: di ricerca interiore per raggiungere gioia, beatitudine, contemplazione, serenità e luce.
Persone fragili, per lutti o malattie
Ma secondo i carabinieri del Nucleo Investigativo di Torino, coordinati dalla procura del capoluogo torinese diretta dal procuratore Giovanni Bombardieri, nella comunità creata in Val di Susa avrebbe esercitato un controllo totale sulle adepte, reclutate tra persone fragili, per malattie o per un lutto recente. Su di loro tesseva una trama sottile di manipolazione psicologica, una trama sempre più opprimente che cominciava proponendo terapie sciamaniche e rituali in grado di generare «l’estasi spirituale»: di alleviare le sofferenze o, addirittura, guarirle.
Una setta in Val di Susa: sugli adepti abusi sessuali e violenze

Le violenze sulle «monache» o «adepte»
Destinatarie donne chiamate ‘monache’ o ‘adepte’ che avrebbe costretto a fare voto di obbedienza e povertà e alla fine a versare in suo favore tutti i loro averi. E a subire violenze sessuali facendole passare come presunte «terapie purificatrici».
La comunità nella frazione Milanere
Per tanti anni, nella piccola frazione di Milanere, arrampicata alle pendici del Musiné che fa parte del Comune di Almese, la comunità di via Castelletto, nel complesso dei Pioppi, è stata guardata con curiosità. Erano chiamati dai compaesani «gli arancioni», per il colore della tunica. Gente che in paese appariva magari un po’ strana, ma ritenute persone miti, credenti di un’altra religione.
Altro che mitezza. Le accuse sono pesanti come macigni. Malatesta è accusato di riduzione in schiavitù, maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale aggravata, pure truffa ai danni dello Stato. Infatti avrebbe anche simulato una difficoltà a camminare, inducendo in errore la commissione medica dell’Inps e percependo indebitamente oltre 80.000 euro per una pensione di invalidità. Altro che superpoteri.
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