«Ci rimane qualche speranza in queste elezioni di midterm, ma dobbiamo avere la forza e cercare di ristabilire le cose in modo più equo e più giusto. Vedremo che cosa accadrà». Così Jessica Lange risponde alla domanda sul possibile esito delle elezioni americane di medio termine che mostreranno a che punto sono gli Stati Uniti di Donald Trump. Una situazione che tuttavia l’attrice americana fotografa al momento in modo lapidario: «Stiamo attraversando tempi difficili. Siamo forse al punto più basso mai raggiunto in questo momento». È proprio il caso di usare il verbo «fotografare», visto che la pluripremiata star del cinema – due volte Premio Oscar per Tootsie nel 1983 e Blue Sky nel 1995, e ora tornata nella nuova stagione di American Horror Story (dal 1 ottobre su Disney +) – è arrivata ieri a Torino per presentare la sua personale: Fotografie di Jessica Lange. Still image, fino al 7 febbraio 2027 nelle Sale Chiablese dei Musei Reali. La mostra, curata da Anne Morin e prodotta da Ares in collaborazione con i Musei Reali di Torino, espone una selezione di oltre 200 fotografie scattate dall’artista in quasi trent’anni di ricerca. Una passione che l’attrice aveva coltivato prima di darsi alla recitazione studiando fotografia all’Università dello Stato in cui era nata, il Minnesota. Durante poi il suo soggiorno a Parigi negli Anni Settanta, strinse amicizia con i fotografi Robert Frank e Danny Lyon. Successivamente, all’inizio degli Anni Novanta, riscoprì la passione per la fotografia dopo aver ricevuto in regalo una Leica. «Queste foto non riguardano solo l’America, abbracciano tutto il mondo. Sono una specie di diario scritto e per immagini dell’American way ma non solo» sottolinea l’attrice che poi spiega il suo rapporto tra recitazione e fotografia. «Io mi sono sempre avvicinata sia alla fotografia che al la recitazione sulla base della forza emotiva che hanno. Ogni qual volta affronto un personaggio o una parte all’inizio cerco sempre di lavorare e fare un viaggio emotivo. La stessa cosa è per la fotografia. Cerco di catturare quel momento, quel tempo che mi dà una reazione emotiva e mi commuove».

Il percorso espositivo si sviluppa in otto sezioni tematiche, in gran parte inedite, che insieme formano la più grande mostra che sia mai stata dedicata all’artista. Non c’è un ordine cronologico, spesso non ci sono didascalie e nemmeno un fil rouge evidente, tranne lo sguardo di Lange. Sono presenti gli Stati Uniti, con un ciclo dedicato alla Highway 61, che li percorre da nord a sud, ma anche il Messico, la Scozia e l’Etiopia, come in un vero e proprio diario di viaggio personale, pensato per rimanere segreto e non per essere fruito dal grande pubblico. Eppure al grande pubblico è arrivato, valorizzato da un allestimento semplice, quasi spoglio, che sottolinea la profondità e la delicatezza degli scatti.


Si passa da fattorie abbandonate, ruderi fatiscenti e strade vuote, che dipingono un’America quasi spettrale, dove l’umanità sembra non esistere, ai graffiti colmi di rabbia e desiderio di rivoluzione sui muri delle vie di New York. «Viaggio parecchio e vedo un’America diversa da quella che vedono le persone solitamente – spiega l’artista –. Zone abbandonate, dove ci sono case, piccole cittadine, strade e fabbriche vuote. È un qualcosa che mi commuove profondamente perché penso alla vita delle famiglie che ci vivevano, in particolare quelle di origine contadina che sono dovute diventare famiglie operaie e hanno lasciato la loro terra. Penso sempre a cosa ne sia stato, la chiamo risonanza morfica, e cerco queste immagini ovunque io vada».


E poi attimi rubati per mostrare gesti carichi di significato: mamme con i figli, clochard addormentati in giacigli di fortuna, bambini che giocano e coppie innamorate. «Sono sempre stata affascinata dalla gestualità – aggiunge –, e trovo che nella sezione dedicata ad essa ci siano immagini davvero commoventi. Sono quei momenti che arrivano casualmente a spingermi a prendere in mano la macchina e a scattare». Il tutto rigorosamente in bianco e nero. «Non ho mai scattato una foto a colori o in digitale» specifica Lange.
Disclaimer : This story is auto aggregated by a computer programme and has not been created or edited by DOWNTHENEWS. Publisher: lastampa.it







