Caos generale nelle elezioni presidenziali brasiliane, che rischiano ora di finire in un confuso terzo tempo ai tribunali, senza un risultato ufficiale. Il caos è iniziato a montare nel primo pomeriggio di ieri quando il comitato di Lula da Silva, che punta ad un quarto mandato, ha denunciato a Salvador de Bahia, quarta città del paese e uno dei loro bastioni di votanti, centinaia di autobus urbani fermi nei depositi in un chiaro tentativo di impedire ai votanti di sinistra di recarsi ai seggi.
Salvador, a differenza del resto dello stato di Bahia, è governato da una giunta di destra, la giustizia elettorale ha disposto l’arresto dell’assessore ai trasporti, che si trova all’estero in vacanza, mentre dal quartier generale del partito dei Lavoratori si chiedeva il prolungamento della giornata elettorale per permettere a tutti di votare.
Flavio Bolsonaro, dal canto suo, ha denunciato le difficoltà in diversi stati, tra cui San Paolo, Paranà e Santa Catarina, a causa delle forti piogge che hanno impedito a molti votanti di recarsi ai seggi. Il tribunale superiore elettorale ha ricevuto così una richiesta urgente da parte dei comitati di entrambi i candidati per estendere di ore la chiusura ufficiale dei seggi.
Inspiegabilmente, la corte elettorale non si è pronunciata e la decisione è stata presa da Cristiano Zanin, giudice della Corte Suprema (STF), che ha disposto l’estensione di due ore di votazione in tutto il Brasile per permettere a tutti di votare. Il problema, però, è che la decisione di Zanini è arrivata troppo tardi, quando diversi seggi in tutto il Paese erano già chiusi. Trattandosi di urne elettroniche, non è stato possibile riaprile e molti elettori che nel frattempo si sono recati alle urne, non hanno potuto votare. Per molti analisti questi problemi potrebbero significare un ”terzo tempo” delle elezioni, che si dovrà giocare nei tribunali. Zanini si è accorto poi di aver creato un evidente problema e ha aggiunto una precisazione alla sua decisione, chiarendo che l’estensione era valida solo ed esclusivamente per i seggi che effettivamente erano ancora aperti.
Un bel pasticcio, al termine di una campagna segnata dalla forte polarizzazione, con il Brasile spaccato in due e con un’animosità oltre il normale. Si scontrano due “Brasili” agli antipodi che non si sopportano, in mezzo una gran fetta di cittadini che ha votato tappandosi il naso, scegliendo cioè l’opzione meno peggiore.
Lula ha tentato una scommessa difficile, un quarto mandato a quasi 81 anni (li compie domani), nonostante questo suo governo uscente non sia mai andato oltre il 50% di approvazione generale. Ieri si è recato a votare nella periferia di San Paolo, dove ha iniziato 40 anni fa la sua lunga carriera.
«Alla mia età non avrei mai immaginato di dover disputare un’elezione con una persona così squalificata dal punto di vista etico, morale e personale. Il mio avversario è un miliziano corrotto che non fa nessuno sforzo per dire la verità. Mente in continuazione. Sono sicuro che il popolo brasiliano non gli permetterà mai di diventare presidente. Tutti conoscono la relazione di questo clan Bolsonaro con la criminalità organizzata di Rio de Janeiro».
Flavio Bolsonaro ha votato invece a Rio de Janeiro e poi si è spostato nella capitale Brasilia per attendere lo spoglio. Accompagnato dalla moglie ha chiesto agli elettori un ultimo sforzo per cambiare il destino del Brasile.
«I brasiliani vogliono il cambio, vogliono uscire dai loro debiti, vogliono un governo che combatte il carovita, vogliono vedere i delinquenti in galera e poter camminare tranquilli con la loro famiglia. Basta con questi corrotti, basta con la sinistra, diamo delle ali al nostro Paese».
Ora si dovrà capire cosa succederà con il voto, che potrebbe anche essere annullato. In ogni caso, Il Brasile che verrà sarà segnato da un Parlamento che nelle elezioni legislative del 4 ottobre si è spostato decisamente a destra. Il Partito liberale di Bolsonaro e i suoi alleati controlleranno sia il Senato che la Camera dei deputati, oltre ad aver conquistato i governi locali nei principali stati.
Se Lula sarà eletto presidente, dovrà faticare non poco per poter governare, già che non potrà contare con una base solida parlamentare. Se a spuntarla, invece, sarà il suo rivale, il Brasile vedrà per la prima volta dal ritorno della democrazia un potere quasi assoluto da parte del Presidente. Flavio Bolsonaro avrà un Congresso a lui affine, oltre ad uno stuolo di governatori della sua squadra. Se riuscirà ad avere l’appoggio dei due terzi del Senato potrà anche destituire i giudici della Corte Suprema, ad iniziare dal potente Alexandre de Maores, colpevole di aver condannato suo padre Jair a 27 anni di carcere per il tentato colpo di Stato di fine 2022.
Tutto, comunque, può succedere. Quattro anni fa la destra non accettò la vittoria di Lula e si arrivò addirittura all’assalto dei palazzi del potere di Brasilia. Oggi, invece, non si sa nemmeno se ci sarà o no un risultato certo.
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