Un aneddoto per ogni sorso, una storia per ciascuna etichetta, un’avventura per ogni nuovo produttore scoperto, dal Messico al Giappone, dalla Cina ai Caraibi. Dario Baracco, detto Tigre, era un esploratore degli spirits. Estimatore del bere di eccellente qualità e consapevole, amava il racconto, le storie delle persone, la scoperta, la possibilità di viaggiare, scovare qualche perla nascosta in mezzo al deserto, tra le vigne in cima alle montagne o sulle isole. Un esteta assetato di novità, ma con le radici ben ancorate a ciò che c’era dietro, nel tempo e nello spazio. È scomparso all’improvviso a 76 anni mercoledì 28 ottobre per un malore, lasciando un enorme vuoto nei suoi cari, nel mondo degli spirits – che lo conosceva e stimava soprattutto come fondatore a Torino della Compagnia dei Caraibi negli anni Novanta – e in tutti coloro che gli volevano bene.
Curioso, gentile, con una profonda cultura spirituale (frequentava la comunità Damanhur nel Canavese), era orgoglioso delle sue origini contadine, dell’amore per la terra e per i suoi frutti che gli avevano tramandato i genitori e ancor prima nonni e avi che già nell’Ottocento commerciavano vino, trasportandolo dal Roero, zona da cui proveniva la famiglia, fino alle porte di Torino. Una storia familiare che si interseca con quella del vermouth torinese e della Riserva Carlo Alberto, prodotto legato a una ricetta rigorosamente segreta, fatta di botaniche, sapori e intrecci alchemici. Da lui riscoperta e rilanciata negli ultimi anni.
I primi documenti sul commercio del vermouth di famiglia risalgono al 1810, mentre la produzione, secondo il racconto dello stesso Baracco, era iniziata nel 1837. I Baracco percorrevano la strada da Castellinaldo d’Alba a Torino prima con i buoi, impiegando anche una settimana, poi con i cavalli. Nel 1901 il bisnonno Giovanni costruì una fabbrica di imbottigliamento in via Nizza, accanto a quella di Carpano. Dopo il declino del settore negli anni Sessanta e Settanta, Dario recuperò alcuni prodotti storici e nel 2001 rilanciò il Vermouth Riserva Carlo Alberto, ricostruendone la ricetta e riportando sul mercato una parte dell’antica tradizione liquoristica piemontese.
«Pensando a Tigre, la parola che mi viene in mente è eredità: un tesoro che ha lasciato a chiunque lo abbia conosciuto, attraverso il suo sorriso, la sua bontà e quel tocco speciale con cui sapeva lasciare un seme, spesso anche senza che ce ne rendessimo conto – ricorda il figlio Edelberto Iguana Baracco, ceo di Compagnia dei Caraibi – Come figlio, e forse anche come allievo, sento che la sua eredità sta nel contribuire a portare avanti la sua visione del mondo: la speranza come capacità di guardare oltre, la conoscenza come strumento per leggere la realtà con uno sguardo laterale, curioso e sempre gioioso. In un tempo attraversato dall’angoscia, credo che ci inviterebbe a non fermarci, a passare all’azione, a muovere le mani per dare forma alle idee e costruire insieme il futuro. E forse anche questo passaggio, affrontato con la gentilezza e la serenità che lo hanno sempre contraddistinto, ci insegna quanto sia importante il lavoro intimo e concreto di preparazione a un momento che, per quanto inevitabile, arriva sempre inaspettato. È proprio lì, in quella serenità e in ciò che resta sospeso, che si percepisce la magia».
Quinto erede di una famiglia di produttori e mercanti di vino del Roero, Baracco aveva avuto anche esperienze nel giornalismo, alla “Gazzetta d’Alba” e in Condé Nast, prima di raccogliere e rinnovare la tradizione imprenditoriale familiare. Nel 1974 aveva fondato la Compagnia della buona terra, dedicata all’alimentazione naturale. Un viaggio a Cuba nel 1993 lo aveva avvicinato al mondo dei distillati e, due anni dopo, era nata la società da cui sarebbe cresciuta Compagnia dei Caraibi, inizialmente con l’importazione di rum storici come Legendario.
Il colloquio
Torretta (Compagnia dei Caraibi): “Le bevande no-alcol crescono a doppia cifra. Ma sono una nicchia”

Mai banale, mai preconfezionato, conservava la leggerezza di chi, in fondo, aveva capito qualcosa della vita. È così che ogni bevuta insieme poteva trasformarsi in una esperienza piacevole e riflessiva allo stesso tempo. E poi c’erano l’amore e la cultura per la Langa «quella vera», costellata di trattorie «come una volta», dove le ricette, il servizio e il vino erano rimasti quelli autentici di un tempo. Un attaccamento fortissimo al territorio che non gli impediva di guardare sempre oltre, fuori dai confini piemontesi e nazionali, con lo sguardo puntato sulle novità.
L’ultimo colpo di fulmine era il mezcal, il distillato d’agave molto in voga tra i bartender. Ma Tigre aveva intuito le potenzialità di nuovi prodotti molto prima che diventassero di moda. Era accaduto già con il gin e con i rum che aveva iniziato a importare in Italia attraverso Compagnia dei Caraibi, fondata nel 1995. «È il nuovo gin», aveva detto del mezcal, in tempi non sospetti.
La scorsa primavera aveva portato in Italia lo shochu, distillato giapponese, siglando un accordo con Sanwa Shurui, storica azienda dell’isola di Kyushu e proprietaria del marchio iichiko. Un’altra tappa di un percorso imprenditoriale segnato dalla curiosità e dalla ricerca di prodotti capaci di raccontare culture e tradizioni differenti. Mentre nelle scorse settimane era stato a Madeira come giudice internazionale del Concorso mondiale di Bruxelles che seguiva da anni come esperto del settore, produttore e distributore.
La sua visione teneva insieme impresa, sostenibilità, ricerca interiore e cultura del bere di qualità. Non soltanto un distributore di bottiglie, ma un mercante di idee, convinto che dietro ogni prodotto ci fossero un luogo, una storia e le persone che lo avevano creato. Era questo, per Tigre, il modo di esplorare il mondo: continuare a cercare, senza perdere mai il legame con le proprie radici. Lascia nel dolore tre figli, la compagna Marina e tutti i parenti. Non si è mai preparati a un dolore così forte, ma Tigre ai suoi cari ha lasciato «serenità e ordine» come dice il figlio, oltre alla consapevolezza di un tempo vissuto intensamente e con amore.
L’ultimo saluto
L’ultimo saluto sabato 7 novembre alle 15.30 a Baldissero Canavese (in via Pramarzo 3) presso la sede storica della comunità Damanhur. «Seguendo il desiderio di Tigre, invitiamo chi volesse salutarlo con fiori o altri omaggi a destinare quel pensiero a uno dei tanti piccoli progetti che ha sempre sostenuto: un gesto che gli sarebbe stato particolarmente caro – dice il figlio Iguana – Abbiamo scelto l’Accademia dell’Equilibrio, un’associazione senza scopo di lucro che dà vita a piccoli progetti di valore, veri e propri “punti di luce”, capaci di contribuire con gioia a un cambiamento positivo nel nostro futuro, come Tigre ha sempre cercato di fare. In particolare, abbiamo scelto il Bar delle Api, un progetto al quale teneva molto, che sorgerà nei pressi del bosco dove ha vissuto. Sarà uno spazio dedicato alle api, per offrire loro nutrimento, riparo e la possibilità di prosperare. Le api custodiscono un valore che va oltre il loro ruolo essenziale per la natura: attraverso l’impollinazione uniscono, generano e permettono alla vita di rinnovarsi. Contribuire a questo progetto è un atto magico e un modo per salutare Tigre, continuando a far fiorire ciò in cui credeva».
Coordinate dell’Accademia dell’Equilibrio:
IT61L0200831210000104941873 – Paese: IT CIN/EU: 61 CIN/IT: L ABI: 02008 CAB: 30300
NUMERO C/C: 00000104941873
BIC/SWIFT: UNICRITM1CG8)
Disclaimer : This story is auto aggregated by a computer programme and has not been created or edited by DOWNTHENEWS. Publisher: lastampa.it








