“Ai tradita”, via allo storico processo Musk contro Altman: cosa succede e perché Elon vuole 150 miliardi

0
1

WASHINGTON. Non sarà il processo del secolo forse, ma parte dei destini della Silicon Valley intrecciata ormai al corso dell’Intelligenza Artificia sono appesi all’esito del processo che si aprirà lunedì a Oakland, San Francisco. Da una parte Sam Altman, 41 anni, l’uomo che con la sua OpenAI e il suo chatbot ChatGPT ha portato l’AI a diventare strumento quotidiano dei comuni mortali; dall’altra Elon Musk, 54 anni, uomo più ricco del mondo che da Tesla, Space X, Starlink, X e via discorrendo rappresenta il culmine del mondo hi-tech.

Quest’ultimo ha fatto causa al primo, gli chiede 150 miliardi di danni per aver in pratica tradito l’essenza di OpenAI trasformandola da società no profit che doveva con algoritmi e tecnologie innovative e data center rendere il mondo migliore a una compagnia profit con un board miliardario e pronta a sbarcare a Wall Street.

Si potrebbe anche scrivere che è non solo un tradimento – la versione di Musk – del business, ma pure la fine di una collaborazione fra due “amici” che OpenAI l’hanno creata insieme.

Correva l’anno 2015 e Sam Altman inviò una email a Musk. Era il 25 maggio e immaginava l’allora poco più che trentenne genio del coding un “Manhattan Project per l’AI”, l’atomica anziché forza distruttrice qui era un insieme di codici binari utilizzati per creare la più potente intelligenza artificiale del mondo che ne avrebbe beneficiato. Elon Musk rispose la sera stessa, «vale la pena che ne parliamo». Prima della fine dell’anno OpenAI era una realtà e ChatGPT una bozza. Elon Musk però non l’ha mai vista arrivare sul mercato e conquistare pc e cloud poiché quando è stata creata, l’estroso miliardario di origini sudafricane aveva già lasciato la compagnia per altre avventure.

Nel 2024 ha fatto causa all’ex socio Sam accusandolo di aver sfruttato le sue risorse finanziarie e rotto l’accordo di mettere al primo posto il bene pubblico anziché i profitti commerciali.

La giuria dovrà decidere se ha ragione Musk o Altman, e se quest’ultimo ha attinto bellamente al profondo portafoglio di Elon per trarre vantaggi e poi rompere il patto di fondazione. Sono le deviazioni che il processo nelle almeno 7-8 settimane previste di durata prenderà a renderlo ben oltre di una querelle fra hi-tech guy della California, poiché sul podio dei testimoni sfilerà parte della Silicon Valley, a partire da Satya Nadella, ceo di Microsoft e principale finanziatore di OpenAI. Ci sarà anche Mira Murati, che è l’ex capo delle divisione finanziaria (CFO) di OpenAI. E poi ci saranno gli spettatori. Molti i curiosi, pochi, ma decisivi, quelli interessati all’esito.

La sentenza è destinata a ribaltare gli equilibri della corsa all’AI. OpenAI è emersa come uno dei più importanti player sul mercato e il 2026 sarà l’anno della quotazione in Borsa, per cui è attesa una valutazione monstre già stimata fra quelle record della storia. Ma una vittoria per Elon verrebbe vista come un favore ai rivali di Sam Altman, da Google a compagnie più giovani ma in rampa di lancio come Anthropic o gruppi internazionali come DeepSeek (Cina). Al contrario se prevalesse Altman OpenAI si consoliderebbe ulteriormente, oggi ha oltre 4mila addetti sparsi in diversi uffici nel mondo e potrebbe anziché pagare 150 miliardi a Musk, investire quei soldi (e molti altri) nello sviluppo di nuovi datacenter.

Musk lamenta insomma che Altman abbia snaturato la società e l’abbia portata sul terreno del “profit”. Ma la via commerciale l’aveva provata lo stesso Elon come emerge da alcune emails allegate come prova della difesa nel processo. Succedeva prima del 2018 quando poi Musk se ne andò sbattendo la porta. Poi una volta arrivato il boom dell’AI, Elon Musk ha creato la sua divisione di ricerca e sviluppo creando xAI, ora parte di Space X, che sarà quotata a Wall Street nei prossimi mesi e si attende che raccolga 1,75 trilioni di dollari.

Non sono in gioco certo i destini di Silicon Valley, ma nelle mani dei 9 giurati e del giudice Yvonne Gonzalez Rogers, quella che decise il caso Epic Games contro Apple per il suo controllo dell’App Store sugli iPhone – ci sono in gioco gli equilibri del mondo, frammentato, dello sviluppo dell’AI. Comunque una sfida fra titani. Silicon Valley osserva con apprensione. L’altra America con patatine e popcorn davanti alla tv.

Disclaimer : This story is auto aggregated by a computer programme and has not been created or edited by DOWNTHENEWS. Publisher: lastampa.it