Alemanno: “Meloni non ha il monopolio della destra. Norma anti-Vannacci? Ci fanno un favore”

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«Salutami Vannacci». All’intervista Gianni Alemanno si presta mentre è nel traffico di Roma. Libero da poche ore confessa «di non essersi ancora riabituato a guidare». Quando il clacson impazzisce e rischia un tamponamento, gli improperi del ragazzo in scooter si ammorbidiscono non appena il finestrino dell’ex sindaco si abbassa. È l’onda nera di Futuro nazionale. Quella che, secondo Alemanno, fa paura a Giorgia Meloni: «Ho il telefono intasato da gente che vuole entrare in Fn».

Ex sindaco, ex ministro, ex compagno d’avventura di Meloni, ex detenuto o uno qualunque della “sporca dozzina”? Chi è oggi?
«Tutto questo. Roberto Vannacci ha parlato della “sporca dozzina”, e io sono uno brutto, senza dubbio, ma nella vita ho sempre lottato».

Qual è il suo ruolo in Fn? Il pontiere?
«Non ho ambizioni, e soprattutto non servono pontieri. Vannacci è stato chiaro: se vuole parlargli, Giorgia può alzare il telefono. Vedremo se ha il coraggio di farlo. Ma non può pensare di avere il monopolio della destra per diritto divino. Né che possa trattare Vannacci come gli altri alleati del centrodestra».

Ha sentito la premier o altri ex compagni di partito da quando è di nuovo libero?
«Ora i contatti non sono tanti, sarà che ho cambiato numero. Da quando si è creato un rapporto con Vannacci sono terrorizzati. Anche chi è venuto a trovarmi in carcere non si è fatto sentire…»

Lei è molto critico con il governo. Quale pensa sia l’errore principale di Meloni?
«Il nodo centrale è l’Europa. Non hanno capito che è al servizio degli interessi della Germania, quindi prima firmano il Patto di stabilità e poi supplicano per avere delle deroghe. Meloni pensa di fare la furba ma ha paura delle conseguenze delle sue azioni, fa politica internazionale senza strategia. Non sta con Trump, non sta con l’Europa non sta con il mondo multipolare che sta nascendo in cui l’Occidente non può schierarsi contro tutti. Meloni è lì che naviga».

Arianna Meloni ha appena detto che FdI rappresenta «la destra libera, che non tradisce». È un messaggio per lei?
«Può darsi. Di certo è un messaggio rivolto alle tantissime persone che in questi giorni stanno pensando di passare da FdI a Futuro nazionale. Alla destra sovranista, non a quella neoconservatrice a cui hanno aderito loro».

Nelle ultime ore i meloniani hanno lasciato diverse porte aperte a Vannacci. Sulle carceri, che sono una sua battaglia ma non di Fn, non sembra però esserci margine.
«Non hanno capito che il tema delle carceri è un’emergenza democratica, che sta avviando il Paese a una deriva sudamericana. Ho chiesto di parlare con il ministro Nordio per questo. Poi sono consapevole che non è e non sarà bandiera di nessun centrodestra, ma l’articolo 27 della Costituzione lo dice chiaramente: il carcere deve avere funzione rieducativa. Quelli che sono convinti che la sicurezza sia buttare le chiavi sbagliano. Da sindaco ho fatto una campagna durissima e non rimangio nulla, essere duri però significa dare delle possibilità ai detenuti, per ridurre la recidiva. In più con l’attuale crisi della giustizia, in carcere può finirci davvero chiunque».

Parla di Mauro Moretti?
«Anche. L’emergenza non riguarda solo le persone semplici, nessuno è al sicuro. Come si fa a pensare che un ad con centinaia di dipendenti possa essere responsabile nonostante i dirigenti intermedi? »

Nella legge elettorale spunta una norma anti-Vannacci…
«Con Vannacci ci abbiamo riso su: come se avessimo il problema di raccogliere le firme. Mettere dei banchetti è il modo migliore per preparare una campagna elettorale, ci stanno solo facendo un favore».

Non pensa che la remigrazione nasconda della xenofobia? O almeno un controsenso economico.
«Parlo ancora di carcere. Sono stato in un braccio considerato tra i migliori del Lazio, con pochi immigrati che vivono in perfetto stato di integrazione con altri detenuti. A Regina Coeli, dove sono il 30% dei detenuti, si creano clan etnici che giungono al razzismo alla rovescia: si organizzano per mettere in sudditanza gli italiani e chiedono il pizzo per fargli fare una doccia. Anche questo dimostra che l’integrazione è gestibile solo in numeri limitati. E, soprattutto, a noi non frega niente del colore della pelle: ci sono cittadini di origine straniera anche tra i simpatizzanti di Fn».

Il femminicidio «non esiste»?
«Vannacci lo ha detto con il solito sprezzo del pericolo, ma intendeva che è una norma manifesto già ampiamente coperta dal reato di omicidio».

La famosa cena dell’altra sera è cominciata con le parole di un’attivista: “La lode a Dio, la spada al Re, il cuore alla dama e l’onore a me”, ci spiega?
«Era il figlio di Andrea Stramezzi, uno dei medici anti-Covid, che ha la madre russa. È una preghiera della cristianità ortodossa, non fa parte della coreografia del partito».

Avete già croci celtiche e X Mas. Non è un po’tardi per il fascismo?
«Solo demonizzazioni. Uno dei meriti di Vannacci è aver rotto questo meccanismo del politicamente corretto. La decima è stato uno dei migliori reparti della Marina militare prima della Repubblica sociale. La croce celtica è un simbolo irlandese, mica nazista».

Ma l’hanno utilizzata loro…
«La mia è benedetta da un sacerdote cattolico, faccia un po’lei».

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