Strage di Viareggio, Moretti in carcere a Orvieto: “Accetto la decisione. Ho rispetto per lo Stato”

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«Sono Mauro Moretti, ho un ordine di esecuzione della Cassazione. Vengo a costituirmi». Accompagnato dalla sua avvocata Ambra Giovene e da un paio di assistenti, l’ex amministratore delegato della holding Ferrovie dello Stato si è presentato davanti a un esterrefatto agente della polizia penitenziaria al carcere di Orvieto. Che aveva visto la sua faccia in tv qualche ora prima e non si aspettava certo di trovarselo davanti a quell’ora di notte. «Vado in carcere anche se ho già 72 anni. Senza accampare scuse di salute, sono in perfetta forma fisica e psichica. Sono pronto, ho la schiena dritta e la testa alta. Vado, e spero che non sia per troppo tempo». Sono le ultime dichiarazioni da uomo libero di Moretti, in un’intervista e nelle parole che ha scambiato con la sua avvocata. «Era nel mio studio alle 21 circa quando la Cassazione ha rigettato i ricorsi e confermato la condanna a 5 anni – racconta il legale Ambra Giovene -. Ha accettato la decisione con la sua proverbiale schiena dritta. Dopo l’ordine di esecuzione, è passato da casa a prendere alcune cose e ci siamo messi in marcia verso il carcere».

La scelta di Orvieto non è stata casuale, né legata a particolari rapporti con Moretti. «Ci sarebbe stato un circo mediatico impressionante, giornalisti e telecamere davanti al carcere di Rebibbia – spiega l’avvocata -. Meglio evitare un’altra persecuzione, se si deve scontare una condanna meglio in un carcere piccolo, lontano dai riflettori e vicino a Roma. Fuori dalle dinamiche di Rebibbia, di Regina Coeli, del carcere di Opera o di Sollicciano, carcere addirittura sotto sequestro».

Moretti ha scambiato poche parole con gli avvocati durante il tragitto in auto da Roma a Orvieto. Avrebbe ribadito la sua tesi di «una condanna ingiusta, superiore ai quattro anni e senza la concessione delle attenuanti generiche e dello sconto di un terzo della pena, che avrebbe evitato il carcere a un 72enne. Una condanna che vale come precedente pericoloso per tutti i manager e amministratori delegati». «Nessuno aspettava Moretti a Orvieto – racconta ancora l’avvocata Giovene – ma il carcere non può fare selezioni all’ingresso. Se c’è un ordine di esecuzione, deve accogliere il detenuto. Non so se gli hanno dato una cella singola, noi avvocati ci siamo dovuti fermare nell’atrio, subito dopo il portone. Possiamo avere dei colloqui, ma non era quella l’occasione giusta. Tornerò a trovarlo, questo è certo».

La legale di Mauro Moretti non fa marcia indietro sui duri commenti che ha rilasciato dopo la sentenza. «Come il mio assistito ritengo che sia stata una sentenza ingiusta, che è andata ogni oltre previsione. La Cassazione aveva il potere di riconoscere le attenuanti generiche e lo sconto di un terzo della pena. Ha confermato tutte le condanne invece, aprendo le porte del carcere a Moretti e anche a Michele Elia, condannato a 4 anni, 2 mesi e 20 giorni. Il mio assistito è stato il miglior manager che le Fs abbiano mai avuto. Al primo processo in Corte d’Appello a Firenze gli erano state riconosciute le attenuanti generiche per aver risanato le Ferrovie, tema che è stato escluso in Cassazione». Alla domanda se l’ex ad non sia stato condannato anche per la sua scarsa empatia (per usare un eufemismo) verso le vittime della strage, l’avvocata Giovene replica: «Lei conosce Moretti? Ha un brutto carattere, ma non si paga con il carcere per questo. Un manager pubblico deve produrre profitti per le aziende che dirige. E lui è rimasto un “civil servant”, anche per come ha accettato il carcere. Senza piegarsi, dimostrando il rigore che gli appartiene da sempre».

Il legale ha già presentato richiesta per gli arresti domiciliari, anche se non si azzarda a fare previsioni sui tempi. «Un uomo che ha più di 70 anni – scandisce l’avvocata Giovene – ha diritto alla detenzione domiciliare. Ma il sistema prevede che debba passare da un giudice di sorveglianza, c’è un vuoto legislativo che nessuno ha voluto sanare. Non so se Mauro Moretti resterà ore o giorni in carcere a Orvieto. Per me dovrebbe essere questione di ore. Ma anche Vincenzo Soprano aveva diritto all’affidamento in prova dopo aver scontato due mesi e 20 giorni sopra i 4 anni della sua condanna. È stato in carcere per 11 mesi»

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