Di avvistamenti se ne contano a decine, del varano ne parlano i Tg nazionali e da giorni spopola sui social. Poi c’è il varano che gli uomini della Polizia provinciale cercano ogni sera nella campagna della Bassa Bresciana, al confine tra Calcinato e Montichiari. Due storie molto diverse, la prima fatta di telefonate, presunti avvistamenti e voci, la seconda di pazienza, tecnologia e ore trascorse a perlustrare la zona rossa delimitata dall’ordinanza sindacale, 300mila metri quadrati di brughiera che sembra aver inghiottito il rettile esotico.
Abbiamo seguito gli agenti in una lunga battuta di ricerca: il verdetto, ancora una volta, è stato negativo. Alle 20.30, quando il sole è ormai una striscia arancione all’orizzonte, la caccia al varano entra nella sua fase più delicata. È questa l’ora in cui il grande rettile, se davvero è ancora nascosto tra i campi della Bassa, potrebbe uscire allo scoperto. È qui, nella zona rossa delimitata dall’ordinanza del sindaco Marco Togni, che ci uniamo agli agenti della Polizia provinciale. Due pattuglie, il comandante Dario Saleri, il consigliere provinciale con delega alla sicurezza e alla Polizia provinciale Davide Mannatrizio. Nessuna frenesia, nessuna battuta da film d’azione. Solo pazienza, metodo e occhi puntati sull’orizzonte.
Gli agenti scandagliano metro dopo metro gli argini, i fossi e i campi. Ogni movimento nell’erba alta potrebbe essere quello giusto. Il silenzio è rotto soltanto dal frinire delle cicale e dal rumore lontano di qualche trattore che conclude la giornata di lavoro. Quando la luce naturale non basta più, entrano in funzione la tecnologia e l’esperienza. Decolla il drone dotato di termocamera, che dall’alto passa al setaccio ettari di campagna alla ricerca di una traccia di calore compatibile con quella di un grande rettile. Sul monitor scorrono immagini in tempo reale: compaiono mezzi agricoli, piccoli animali, qualche piccola lepre. Del varano, però, nessuna traccia.
La spedizione fa tappa anche nel punto più atteso: la grande trappola installata il giorno precedente dagli agenti. Una struttura metallica di circa due metri per due, normalmente utilizzata per la cattura dei cinghiali, all’interno della quale è stata sistemata un’esca. Accanto è stata collocata una fototrappola che, attraverso un sensore di movimento, segnala immediatamente la presenza di qualsiasi animale si avvicini. Per qualche istante si spera che qualcosa sia successo durante la notte. Ma il controllo conferma che il meccanismo non è scattato. Nessun ospite inatteso.
La ricerca prosegue fino a oltre le 23. I visori notturni permettono di osservare anche nel buio quasi completo, mentre gli agenti continuano a fermarsi, scrutare, attendere. È un lavoro fatto soprattutto di tempi morti, di dettagli, di esperienza. Perché trovare un animale che nessuno vede da giorni significa soprattutto escludere, un campo dopo l’altro, i luoghi in cui non c’è. Alla fine il verdetto è lo stesso degli ultimi giorni: missione negativa. Il varano resta un fantasma della campagna bresciana.
Intanto, mentre la Polizia provinciale batte il territorio palmo a palmo e cerca il rettile da una settimana, attorno al caso cresce un tam tam che sembra non conoscere sosta. Lo racconta lo stesso sindaco di Montichiari, Marco Togni, in un post pubblicato sul suo profilo social. Spiega di ricevere quotidianamente decine di telefonate e messaggi, molti dei quali sostengono che il varano sarebbe ormai morto. «Se è davvero così – dice – fatemelo trovare anche a bordo strada, purché questa storia finisca». Un invito che fotografa bene il clima di questi giorni: tra presunti avvistamenti, indiscrezioni e voci incontrollate, l’unica certezza resta che, almeno fino a ieri sera, del varano non c’era alcuna traccia.
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