La proprietaria del bar «Giò» lo ha visto sbucare all’alba sulla strada principale del paese. «Quel bravissimo ragazzo non sembrava neanche lui. Era sconvolto. Aveva un’altra faccia. Non mi ha nemmeno salutato, cosa che Roberto non mancava mai di fare». Roberto Mollo, 35 anni, autista e allevatore di bestiame, si stava rendendo conto di quello che aveva appena fatto. Svegliato nel sonno da quattro ladri che stavano forzando la porta di casa, ha preso la sua pistola semiautomatica, è uscito sul balcone e ha sparato dodici colpi nel buio della notte. Due di questi proiettili hanno colpito a morte un uomo di 36 anni. Si chiamava Gjovalin Lazri, gestiva un bar a Torino assieme alla sua compagna. Insieme avevano un figlio piccolo.
È stato lo stesso Roberto Mollo a chiamare i carabinieri. È arrivata anche un’autoambulanza. Ma tutto era ormai irreversibile, la morte e la disperazione. «Ho sbagliato», diceva piangendo quel ragazzo che in paese conoscono bene.
A Baldissero d’Alba abitano 1.070 persone. Sta sulle colline, in una zona molto isolata. Così isolata che i telefoni prendono malissimo. Così isolata che i ladri vengono spesso a cercare un bottino. Adesso il sindaco, Michele Lusso, parla delle nuove telecamere che intende mettere in funzione e dice: «Qualche furto c’è stato, sì. Ma mai niente del genere. Conosco bene Roberto Mollo, è un bravissimo ragazzo e un grande lavoratore. Siamo di fronte a una tragedia».
Stava ristrutturando una vecchia cascina della sua famiglia. Da pochi mesi si era trasferito lì con le sue capre. Adesso la cascina è sotto sequestro. Gli esami balistici dovranno chiarire esattamente da che posizione e da che distanza sono partiti gli spari. Se davvero le cose sono andate come ha ripetuto lui: «Ho sparato dal balcone, erano le due di notte, era buio e non si vedeva niente». Ma qualcosa si vedeva, considerato che lui stesso ha precisato che i ladri erano in quattro. Quattro persone convinte, probabilmente dal cantiere in corso, che quella casa fosse disabitata.
Roberto Mollo è stato sentito per tutto il giorno dai carabinieri. Poi è tornato nella casa dove vivono la madre e il fratello, la stessa casa in cui abitava anche lui fino a pochi mesi fa. È denunciato per omicidio. Ma a piede libero. «È plausibile che abbia agito per paura. E la Procura in questi casi cerca di applicare criteri di interpretazione delle norme più indulgenti, ma si deve tenere sempre presente che è stata stroncata una vita umana», dice il procuratore di Asti, Biago Mazzeo. «Ad oggi sono più le domande che le risposte. Ci sono molti nodi da sciogliere attraverso le indagini».
Un vicino di casa ha sentito gli spari. Si chiama Sergio Barbotto, lo ha incontrato mentre i carabinieri facevano i primi rilievi. «Mi ha chiesto: “Adesso cosa mi succederà? Farò la fine del gioielliere Mario Roggero”. Gli ho detto: “Roberto, oggi sei frastornato. Vai a casa, calmati. Domani cercati un buon avvocato”». Ma Mollo, per un attimo, si è sfogato con lui: «Ero terrorizzato, non sapevo cosa fare. E se loro avessero sparato a me?». Il vicino commenta: «È un ragazzo buono, bravissimo. Passava cento volte, si fermava cento volte. Gli chiedevo se avesse bisogno di una mano per i lavori che stava facendo».
Tutto il paese di schiera dalla parte del «bravissimo ragazzo». «Lo capisco perfettamente», dice un imprenditore in pensione di nome Amelio Marchisio. «Se avessi una pistola, la userei anche io. Proprio oggi i ladri sono stati a casa mia mentre sono andato a messa, dalle undici a mezzogiorno, ma vi rendete conto? Loro ci controllano. Hanno rubato dei gioielli di famiglia. Ed è la seconda volta che mi succede. Mi sembra che il discorso sia abbastanza lampante. Io non sono armato, ma se li avessi trovati qui, con una mazza li avrei veramente… Secondo me Roberto ha fatto bene: hanno violato la proprietà privata, lui ha sparato e se ne ha accoppato uno, quello si meritava». Questo è il clima. Sarebbero quattro i furti nelle case compiuti nel giorno stesso della tragedia. Due curve più su, un altro residente, Aldo Berbotto, racconta di quella volta in cui nel 2024 è tornato casa e la cagnolina Charlie ha iniziato a abbaiare: «C’era un uomo con la parrucca e il cappuccio in testa che frugava nei miei cassetti. Ci siamo azzuffati. È scappato con l’anello di mia moglie». Lei è armato? «Per carità. Con un’arma in casa rischierei di rovinarmi la vita per sempre».
Alle tre di pomeriggio arrivano due persone a cavallo e si fermano a bere un caffè nell’unico bar aperto. Un uomo riempie bottiglie d’acqua alla fontana. Silenzio. Baldissero d’Alba sembra il paese più tranquillo del mondo. Ma dentro a quella casa della famiglia Mollo, dietro alla cancellata con un cane che abbaia, c’è «il bravissimo ragazzo» che piange e si dispera. «Ho sbagliato. Adesso cosa mi succederà?».
Ha collaborato Zaira Mureddu
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