Non solo la sospensione delle sanzioni alla Russia e l’acquisto di gasolio per il mercato Usa. Negli ultimi giorni ci sono stati anche i mancati preavvisi di intelligence sul lancio di missili verso Kiev e il malfunzionamento della rete satellitare di Musk in Ucraina. Messaggi quasi mafiosi a Zelensky che lasciano sconcertati. «In realtà l’accordo sul gasolio dimostra la debolezza di Putin, costretto a chiedere a Trump un intervento diretto per recuperare fondi e frenare gli attacchi ucraini. Dal punto di vista americano l’acquisto delle quantità di diesel annunciate non ha senso: sono l’1% dei consumi interni. Non ci sarà insomma alcun impatto sui prezzi dei carburanti negli Usa e quindi sulle elezioni di Midterm».
E allora perché Trump ha accettato, con ripetuti annunci pubblici? «Perché pensa agli affari per sé e la sua famiglia. Non sono illazioni. Alcuni di questi accordi sono già noti, come quello con il gruppo energetico russo Lukoil. Altri li stanno trattando sottobanco i negoziatori americani Witkoff e Kushner, genero di Trump».
Il tono della voce di Bill Browder è freddo e sconsolato mentre risponde alle domande dal suo ufficio di Londra. Lui Putin lo conosce bene: da maggiore investitore straniero in Russia negli Anni 90, primo decennio post sovietico, Browder divenne in seguito il nemico numero uno del leader russo quando nel 2005 si scontrò con il sistema corruttivo dei suoi oligarchi. Fu dichiarato una minaccia per la sicurezza nazionale russa, espropriato delle società, accusato di frode fiscale. Dovette rifugiarsi in Inghilterra. Il suo avvocato, Sergei Magnitsky, fu arrestato e torturato. Morì in carcere in circostanze misteriose. Il classico metodo Putin.
Browder continua l’attività di finanziere ma ha anche lanciato iniziative pubbliche contro il regime russo. Negli Stati Uniti la sua campagna ha portato all’approvazione del “Magnitsky Act”, la legge che ha aperto la strada a sanzioni contro individui di Paesi che violano i diritti umani. Nato in New Jersey, Browder non usa mezzi termini nel commentare il rapporto Trump-Putin: «È il più grande tradimento dei valori americani in politica estera che si sia mai visto».
Da uomo della finanza insiste sugli affari che legano i due leader: «Per Trump anche questa è una transazione: aiuta Putin in cambio di vantaggi economici. Contratti da miliardi di dollari per il suo cerchio di affaristi – continua Browder –. Solo tre settimane fa il Congresso Usa ha approvato nuove sanzioni contro chi acquista petrolio e derivati dalla Russia. Una legge che Trump ha firmato salvo poi fare il contrario». L’unico aspetto positivo è avere mostrato la debolezza di Putin: «Gli attacchi ucraini hanno già distrutto metà della capacità produttiva russa – dice ancora Browder–. Non so se il regime di Putin sia sull’orlo del crollo ma è sicuramente in grave difficoltà se deve ricorrere a questo aiuto diretto e palese di Trump».
Avendo sofferto personalmente la brutalità del sistema di potere del Cremlino, Browder non ha dubbi: «Putin non si fermerà. Per fortuna degli europei nemmeno gli ucraini cederanno all’aggressione, nonostante l’inverno che si avvicina e le distruzioni subite. L’unica domanda è quanta sofferenza e quante vittime farà ancora la Russia. Come in Cecenia: terra bruciata e colpire i civili».
In molti Paesi europei – obiettiamo – sia nell’opinione pubblica sia negli schieramenti politici aumentano i dubbi sull’aiuto a Kiev. Non è meglio trattare la pace, rispetto a continuare questa carneficina che dura da oltre quattro anni? «È una illusione credere che con Putin ci possa essere pace. Ha scatenato una guerra dopo l’altra, è il suo modo di rimanere al potere. Gli europei, tutti gli europei, hanno solo due alternative: continuare a sostenere gli ucraini in prima linea o essere pronti a combattere direttamente, mandando i propri figli e nipoti in guerra». Parole durissime, un giudizio disilluso e forse anche cinico. Ma la storia personale rende Browder un testimone da ascoltare.
Oltre ai mandati di cattura internazionali, che l’Interpol ha rigettato come persecuzione politica, il finanziere ha subito intimidazioni e minacce di morte. Suo figlio Alexander, 17 anni, poche settimane fa è stato bandito dalla Russia dopo una ricerca sui finanziamenti in criptovalute a Mosca. «È sicuramente il più giovane nella lista nera di Putin. Un record» commenta il padre con ironia.
Si sente sempre in pericolo, anche con il resto della famiglia? «La minaccia di un regime dittatoriale come quello russo è come la fatwa contro Salman Rushdie: rimane per sempre
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