Tra le ipotesi allo studio del governo c’è anche un’esenzione dal bollo per tutte le prime auto di proprietà, senza distinzioni di potenza. Una misura a sostegno di famiglie e ceto meto, secondo la maggioranza. Ma l’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) reclama cautela. Specie perché «la stabilizzazione» di questa mossa «richiederebbe coperture strutturali insieme a una valutazione dell’assetto del tributo e interventi sulla mobilità», si legge.
Con un focus ad hoc, l’Upb spiega che quanto verrebbe disposto per il 2027 può raggiungere il 73% delle famiglie che possiedono almeno un veicolo, con benefici in proporzione superiori per quelle con una capacità di spesa inferiore. La misura, che varrebbe potenzialmente circa la metà del peso del caro carburanti del 2026, interviene «su un tributo che, nella sua configurazione attuale, incide fino a 6 volte di più sui bilanci delle famiglie meno abbienti rispetto ai nuclei più agiati», spiega l’Upb.
Quante persone tocca la misura
Che nel suo studio, che analizza il peso del bollo auto nella sua configurazione attuale e stima gli effetti distributivi sulle famiglie della nuova esenzione prevista dal decreto legge del 17 settembre 2026, n. 162, rileva come le famiglie in possesso di un’automobile siano l’85%. Dalle stime viene sottolineato come l’esenzione per il prossimo anno riguarderebbe il 45% dei veicoli e il 65% degli intestatari.
Considerando anche le famiglie prive di veicoli, la quota dei nuclei beneficiari sarebbe pari al 63%. La quota del tributo coperta dall’esenzione raggiungerebbe circa il 45% nei primi decili della distribuzione, contro il 29 per cento nell’ultimo. Peraltro, il beneficio sarebbe di importo simile lungo la distribuzione, ma più rilevante per le famiglie meno abbienti: in rapporto alla spesa varrebbe l’1,1% nel primo decile e lo 0,2% nell’ultimo.
In sostanza, la misura risulterebbe «più rilevante per i nuclei con livelli di consumo più contenuti». Rispetto a una stima dell’incidenza del caro carburanti nel 2026 pari all’1,2% della spesa delle famiglie, l’esenzione dal bollo per il 2027 varrebbe lo 0,4% della spesa familiare e, aggiungendo le riduzioni delle accise introdotte nel 2026, toccherebbe lo 0,6%. Pari alla metà degli aggravi dello scorso anno.
Quali sono gli impatti
Gli impatti sono differenziati: per le famiglie con minore capacità di spesa, le risorse potenzialmente riconosciute sarebbero pressoché equivalenti al maggior costo per carburanti sostenuto per il 2026. Il beneficio dell’esenzione, tuttavia, non dipende dall’effettivo uso dell’automobile: per le famiglie che percorrono pochi chilometri, «il beneficio potrebbe superare il maggior costo dei carburanti, mentre per quelle che utilizzano maggiormente il veicolo ne compenserebbe soltanto una parte».
C’è anche da tenere a mente che il rincaro dei carburanti e le riduzioni delle accise si riferiscono all’anno in corso, mentre l’esenzione dal bollo produrrà i propri effetti nel 2027. Inoltre, se i prezzi restassero sui livelli attuali, la spesa per carburanti del 2027 sarebbe più elevata di quella stimata per il 2026 e l’esenzione coprirebbe una parte minore dei costi.
Le criticità
Un’esenzione strutturale mette al centro «il tema del futuro di un tributo – continua il focus –, i cui obiettivi appaiono oggi poco definiti, dato che non segue né l’uso né il valore dei veicoli e solo debolmente le emissioni. La riproposizione dell’esenzione nella forma attuale presenterebbe alcune criticità: la discontinuità introdotta dalla soglia degli 80 kW (che introdurrebbe anche una discontinuità nel trattamento fiscale dei veicoli, con possibili effetti sul mercato dell’usato e sulle scelte dei produttori), la necessità di individuare coperture strutturali e gli effetti sull’autonomia finanziaria delle Regioni, che vedrebbero sostituito il gettito del tributo con un trasferimento statale».
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A cura della redazione economia

In generale, prosegue lo studio, la prospettiva «offre l’opportunità per valutare l’assetto di un tributo oggi poco collegato al valore, all’utilizzo e all’impatto ambientale dei veicoli. Se il rincaro dei carburanti dovesse rivelarsi persistente, il contesto potrebbe richiedere, accanto alle misure di emergenza, interventi di natura strutturale che rendano meno necessario l’uso dell’auto, dall’offerta di trasporto pubblico locale all’organizzazione dei tempi di lavoro».
Il nodo autonomia delle Regioni
E quindi, gli interrogativi sull’autonomia finanziaria delle Regioni. A poche settimane dalla riforma che ha rafforzato l’autonomia di questo tributo, il mancato gettito viene trasferito sul bilancio dello Stato, facendo ricadere sulla totalità dei contribuenti le maggiorazioni decise dalle singole Regioni. Se diventasse permanente, la misura rischierebbe di indebolire la responsabilità fiscale delle Regioni e di cristallizzare a carico del bilancio dello Stato il loro attuale sforzo fiscale. Restano inoltre incerti i criteri di ripartizione delle compensazioni statali, che potrebbero annullare gli effetti della riforma di agosto prima ancora della sua applicazione.
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