Duecento data center già attivi, altri ottantatré in rampa di lancio. Eccola, la mappa dei grandi edifici pieni di server dove vivono il cloud, le app che usiamo ogni giorno e, sempre di più, l’intelligenza artificiale. Poli enormi che lavorano giorno e notte, vanno raffreddati senza sosta e consumano moltissima elettricità. Il conteggio arriva da un white paper di Alleanza per il Fotovoltaico in Italia, che prova a misurare quanto peserà questa corsa sul sistema elettrico del Paese.
I dati chiave
Per capire la scala basta un numero. A fine 2025, secondo il Politecnico di Milano, le richieste di allaccio alla rete in alta tensione per nuovi data center hanno toccato i 69 gigawatt: quasi tredici volte il livello del 2023. Oggi la potenza installata dei centri dati italiani è stimata intorno ai 609 megawatt, meno dell’1% di quella cifra.
Anche i consumi sono destinati a crescere. Nel 2024 i data center hanno assorbito 5,8 terawattora, l’1,9% dell’elettricità usata in Italia. Entro il 2035 la quota potrebbe salire tra il 7% e il 13%, a seconda della velocità di sviluppo. Intanto la domanda elettrica complessiva, ferma nel 2025 a 311,3 terawattora, nel primo semestre 2026 è tornata a salire del 2,5%. Ovvio, il fenomeno è globale. Banca d’Italia calcola che in quindici anni la capacità dei data center nel mondo è aumentata di circa il 900%, fino a 55 gigawatt a metà 2025. E avverte che il problema non è tanto il totale quanto la concentrazione: dove questi impianti si addensano, possono spingere in alto domanda, prezzi e congestione delle reti. In Virginia, negli Stati Uniti, valgono già più di un quarto dei consumi elettrici dello Stato. In Irlanda quasi il 25% di quelli nazionali, mentre le grandi economie dell’area euro restano sotto il 2%. A pesare sono soprattutto i grandi impianti, sopra i 10 megawatt: un quinto del totale, ma oltre l’80% della capacità mondiale.
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Il caso Piemonte
La mappa italiana, dove si incrociano investimenti e proteste, non fa eccezione. Lombardia e Piemonte raccolgono insieme 46,6 GW di richieste, due terzi del totale. Per l’Alleanza energia disponibile, rete e tempi di connessione diventano così «variabili decisive per attrarre gli investimenti digitali senza creare nuove congestioni o aumentare la dipendenza dalla generazione fossile».
Ecco perché, osserva l’associazione, questa corsa «sarà sostenibile solo se agli investimenti digitali corrisponderanno investimenti altrettanto rapidi nelle infrastrutture energetiche». La leva indicata è il fotovoltaico utility scale, quello dei grandi impianti collegati alla rete, insieme a batterie e capacità di trasporto. Nel 2025 il solare ha prodotto in Italia il record di 44,3 terawattora, un quarto in più dell’anno prima. Da solo però non basta, ammette il documento. La sfida resta la pianificazione: i nuovi grandi consumatori di energia, si legge, non possono essere autorizzati separatamente dalla programmazione di centrali, allacci e accumuli. E i progetti rinnovabili già pronti chiedono regole chiare e tempi certi.
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