L’ottantesimo anniversario della nascita della nostra Repubblica ha stimolato, non solo in sede scientifica, una riflessione sulle vicende che hanno segnato la storia costituzionale del nostro Paese. Riflessione che alla fine si è conclusa come sempre con una domanda: come ha funzionato e come ancora potrà funzionare il modello di democrazia che questa Repubblica, ottanta anni fa, ha inteso costruire con la sua carta costituzionale? Per tentare di rispondere penso che occorra portare l’attenzione su quanto in questi anni è accaduto su tre piani: nella società civile, nel sistema politico, nell’impianto costituzionale.
In questa ricognizione vediamo come negli anni della nostra esperienza repubblicana la società si sia profondamente trasformata con una crescita non solo economica, ma anche culturale, che ha utilizzato ampiamente gli spazi offerti dalla Costituzione con la sua prima parte, dedicata ai «diritti e doveri dei cittadini». Una crescita che ha condotto nei primi tre decenni al “disgelo costituzionale”, con l’attuazione di istituzioni fondamentali (come la Corte costituzionale, le Regioni, il referendum) e al varo di riforme importanti (come quelle relative alla impresa, allo Statuto dei lavoratori, alla famiglia, alla sanità), che hanno rafforzato la coesione sociale e con essa la stessa Costituzione.
Di contro il sistema politico, fondato sui partiti ispirati a ideologie fortemente contrapposte, si è nei decenni successivi sempre più allontanato dal corpo sociale, chiudendosi in prevalenza nella difesa di interessi settoriali e nella lotta per la conservazione delle posizioni di potere conquistate. Un distacco che ha favorito, specialmente negli ultimi anni, lo sviluppo nel tessuto sociale di tendenze populiste che hanno ridotto la forza di questo sistema.
Senonché in questa contrapposizione tra società e sistema politico ha funzionato come elemento equilibratore la Costituzione che sin dall’inizio ha garantito, sia pure tra molti sobbalzi, una convivenza sociale e una vita nel complesso ordinata operando, attraverso il collegamento tra il pluralismo della sua prima parte e il garantismo della seconda parte, come strumento di raccordo tra una società in crescita e un sistema politico in declino.
Questa vicenda induce dunque a riflettere sul valore che ancora può assumere questa Costituzione, anche alla luce dei molti paradossi che ne hanno segnato il percorso. Paradossi legati al fatto che questa carta, nata debolissima e attuata con molta fatica, ha acquistato forza nel tempo attraverso un radicamento sociale che è stato favorito dall’azione efficace dei suoi organi di garanzia (in particolare del Capo dello Stato e della Corte costituzionale) e che è emerso con evidenza attraverso l’esito dei referendum costituzionali del 2006, del 2016 e di quest’anno, che hanno affossato le riforme volute da un sistema politico desideroso di riacquistare forza ma troppo frammentato e rissoso per acquisirla.
Una Costituzione divenuta forte per il suo radicamento nella società si è così trovata a sorreggere un sistema politico divenuto fragile per le sue divisioni interne e per il suo distacco dalla società.
Questa storia ha subito una svolta nel 2022 con l’inizio di quest’ultima legislatura, quando la guida del governo è stata per la prima volta conquistata da eredi di forze che non hanno contribuito alla nascita di questa carta e che, almeno in parte, non appaiono nemmeno troppo disposte a condividerne in pieno i principi ispiratori. Governo che, peraltro – e qui emerge un altro paradosso –, è riuscito a raggiungere il record della stabilità grazie a una costituzione e una legge elettorale che non condivide e che si propone di modificare.
Difficile, dunque, al momento prevedere gli esiti di questa vicenda complessa e paradossale che viene a svolgersi sui tre piani che abbiamo richiamato. Ma alla fine quello che questa storia sembra insegnarci è che in questi ottanta anni la Costituzione ha ben funzionato e conseguito gli obiettivi che i costituenti, al di là delle loro divisioni politiche, avevano inteso assegnarle: mantenere unito un Paese che nasceva diviso da una dittatura e da una guerra; definire le basi di una democrazia moderna che questa divisione rendeva difficile da realizzare.
Sono queste le funzioni che hanno segnato la nascita e la vita di questa carta imprimendo uno sviluppo positivo alla nostra storia costituzionale. Ed è proprio alla luce di questa vicenda che la Costituzione in questa nuova fase va difesa come lo strumento più idoneo a garantire un’unità nazionale che supera le divisioni e gli schieramenti di parte. Certamente essa non è intangibile e può essere aggiornata e modificata per migliorarne la funzionalità, ma senza incidere sul nucleo dei suoi principi fondamentali che, insieme al quadro delle sue libertà, l’hanno resa forte e ben radicata.
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