Caro de Giovanni, leggo frequenti interventi sui giovani e il loro modo di approcciarsi al mondo. Ne emerge un ritratto, purtroppo ampiamente condiviso, di ragazzi sostanzialmente fannulloni, indolenti, poco inclini ai doveri e molto concentrati sui diritti, sui quali sarebbe opportuno esercitare un po’ di cara, vecchia, rigida autorità che ai nostri tempi si elargiva a piene mani (e non solo in senso figurato). La mia sensazione è che questa rappresentazione sia un’ancora a cui noi adulti, sentiamo di doverci aggrappare, perché non abbiamo voglia, tempo, curiosità – ma soprattutto coraggio – di conoscere i ragazzi, di osservarli ed ascoltarli davvero.
Sinceramente anche a me, spesso, fa paura vedere quanto siano diversi da come sono stata cresciuta io, poi li guardo in piazza che si siedono in cerchio, fuori orario scolastico, e provano a parlare dei finanziamenti alle guerre, delle scuole fatiscenti, del sistema educativo vetusto e… mi vien voglia di fermarmi con loro. Forse, se ci sedessimo in cerchio con loro, smetteremmo di affossarli con sterili giudizi.
Anna Villa
Risponde Maurizio De Giovanni
Carissima Anna, quando ha scritto la lettera non avevamo ancora visto le immagini delle piazze piene di studenti che manifestavano per le cosiddette istanze francesi, quelle relative all’edilizia scolastica e agli investimenti nell’istruzione; ma anche, e la cosa non è da sottovalutare, con decisione contro gli importantissimi stanziamenti per la spesa militare.
Premessa necessaria ancorché pleonastica: ogni forma di violenza è da condannare, quindi i lanci di pietre e di oggetti contro le forze dell’ordine e i palazzi delle istituzioni sono gesti esecrabili e controproducenti, perché poi restano nella memoria cancellando le motivazioni e le giuste istanze della stragrande maggioranza dei presenti.
Peraltro è abbastanza curioso manifestare contro la guerra facendo la guerra, ma sappiamo che la coerenza non è di questo mondo e sappiamo anche che all’interno dei grandi movimenti di piazza l’infiltrazione di facinorosi che nulla hanno a che vedere con le cause dell’evento è purtroppo una consuetudine; così come la reazione allergica che questo governo propone di fronte a qualsiasi forma di dissenso.
Devo però dire che, al netto di quelle orribili immagini distruttive, l’altra faccia di quelle manifestazioni mi ha molto confortato. Una generazione che, come lei dice, siamo abituati a immaginare “sdraiata”, priva di interesse e di uno sguardo personale sul mondo, disinteressata a quello che accade ogni giorno come se il futuro non fosse il suo, e non fosse un problema che la riguarda, che reagisce invece a muso duro, con striscioni e canti e slogan, con idee chiarissime che emergono dalle interviste e dai dialoghi: un piacere vedere questi ragazzi puliti e decisi, gli occhi scintillanti e l’allegria di abbracciarsi e di sostenere insieme le stesse idee.
Meglio sarebbe naturalmente che non ci fosse nulla contro cui manifestare; e che a fronte di migliaia di giovani con idee e opinioni che non vogliono farsi manovrare né subire le prevaricazioni altrui non ci fossero poche decine di delinquenti, a proprio vigliacco agio nella folla, che attendono l’occasione di usare la violenza.
Ma in quei begli occhi pieni di determinazione e di desiderio di esserci, ho sentito forte la voce di Giorgio Gaber che pensava: la libertà è partecipazione; e ho pensato che il fatto che ci sia una generazione con la quale fare i conti, nel costruire il futuro, è una meravigliosa notizia. Per loro, ma soprattutto per noi.
Un saluto molto affettuoso.
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