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Derby Juve-Toro, torna al lavoro senza arma il poliziotto indagato per il ferimento di Basoccu

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Può tornare a lavorare e riprendere uno stipendio intero il poliziotto accusato di aver sparato il lacrimogeno, che ha gravemente ferito alla testa Marco Basoccu, prima del derby Torino-Juventus il 24 maggio scorso: il tribunale del Riesame ha accolto parzialmente il ricorso degli avvocati Paolo Chicco e Lucietta Gai, che difendono il quarantenne Michele Sordillo. I legali chiedevano la revoca della sospensione per un anno, stabilita dal giudice per le indagini preliminari: «Siamo molto soddisfatti – commenta l’avvocato Chicco – sia per quanto riguarda il nostro assistito, che avrà la possibilità di proseguire il lavoro all’interno, sia per quanto riguarda l’amministrazione pubblica, che potrà continuare ad avvalersi del suo lavoro».

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Che cosa farà l’agente

L’agente, in servizio al Reparto Mobile, riprenderà a lavorare in ufficio, «senza quindi necessità di portare le armi» specifica il legale, per almeno 12 mesi, termine stabilito per legge. «Ma ci auguriamo che il processo si concluda prima – aggiunge Chicco – con una completa assoluzione del nostro assistito. Lui è contento di tornare a lavoro ed è fiducioso che l’incidente probatorio, tutt’ora in corso di svolgimento, dimostrerà la sua assoluta estraneità ai fatti». Riavrà lo stipendio pieno, che finora gli era stato dimezzato. «Uno stipendio con cui potrà mantenere la sua famiglia».

È stata respinto, invece, il ricorso del pm Paolo Scafi, che aveva ribadito la richiesta degli arresti domiciliari già avanzata al gip.

Come prosegue l’indagine

Secondo la procura e la Squadra mobile della questura, il poliziotto ha ferito Basoccu con un lacrimogeno e per questo è accusato di lesioni gravi (un suo collega risponde di favoreggiamento perché avrebbe nascosto informazioni utili agli investigatori). Le indagini sono ancora in corso e il gip ha disposto un incidente probatorio sull’ogiva metallica del lacrimogeno, su tre pietre e sul cappellino di Basoccu. Accertamenti irripetibili affidati al perito balistico Luca Soldati e al medico legale Roberto Testi, che nei giorni scorsi hanno cominciato a cercare elementi compatibili tra le lesioni riportate dal tifoso e le tracce sul lacrimogeno o sulle pietre.

Come sta Marco Basoccu

Nel frattempo Basoccu, commercialista, dimesso più di quattro mesi fa dalle Molinette dov’è stato ricoverato per diverse settimane, non è ancora potuto tornare alla vita di prima. Il padre, Pierluigi, ha spiegato che «la ferita non si è ancora rimarginata completamente». Più volte ha puntato il dito sulla gestione dell’ordine pubblico di quel giorno: «Le tifoserie avrebbero dovuto rimanere separate». L’inchiesta parallela sulla guerriglia scoppiata nel piazzale davanti allo stadio, prima dell’inizio del derby della Mole, ha portato all’arresto in flagranza di 10 tifosi, a cui si sono aggiunte 22 misure – tra divieti di dimora a Torino e obblighi di firma – a tifosi granata e bianconeri sparsi tra Piemonte, Lombardia, Liguria ed Emilia-Romagna. Altri 20 sono stati denunciati, per un totale di 52 accusati di resistenza aggravata a pubblico ufficiale, rissa, travisamento, lancio di materiale pericoloso in occasione di manifestazioni sportive (per tutti è scattato anche il Daspo, con durata tra i tre e i sette anni). «È stata un’azione collettiva contro i pubblici ufficiali che cercavano di tenerli lontani» scrive il giudice negli atti che hanno portato alle misure cautelari.

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