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Diesel, da oggi il pieno costa di più: stop allo sconto sulle accise

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Il tetto al prezzo del gasolio a 2,19 euro al litro è saltato. Da oggi, 6 ottobre, il limite fissato da Eni non è più garantito. Il price cap era stato annunciato il 25 settembre e aveva una durata di 30 giorni. Per il gasolio il prezzo massimo era stato fissato a 2,19 euro al litro. Per la benzina, invece, il tetto era stato fissato a 1,99 euro. Nel frattempo è scaduto anche lo sconto fiscale di 6,1 centesimi sul gasolio. La misura, finanziata con tagli ai bilanci dei ministeri, ha quindi terminato i suoi effetti. Il nuovo meccanismo delle accise mobili non è però scattato nei tempi annunciati. Il decreto interministeriale avrebbe dovuto stabilire carburanti interessati, importo e durata dello sconto. Le accise mobili prevedono un meccanismo diverso rispetto ai precedenti tagli generalizzati. Lo sconto viene finanziato con l’extragettito Iva generato dall’aumento del prezzo del greggio. In questo modo la misura non dovrebbe incidere direttamente sul deficit pubblico.

Il rovescio della medaglia è che lo sconto sui carburanti può risultare più contenuto. Il governo aveva annunciato il superamento dei tagli generalizzati alle accise. L’obiettivo era concentrare gli aiuti sulle categorie maggiormente esposte al caro carburanti. Tra queste figurano le famiglie con redditi più bassi e gli autotrasportatori. Su queste misure mirate, però, non è stato ancora raggiunto un accordo politico. Intanto i grandi operatori hanno cercato di contenere l’impatto dei rincari. Dopo Eni, anche Socar, che controlla Ip, aveva annunciato un proprio sconto. Il gruppo azero aveva seguito la stessa strategia a partire dal 27 settembre. Poi era arrivata Q8, seguita infine da Tamoil. L’effetto dei price cap è stato evidente anche sulle medie nazionali. Il 27 settembre la benzina self sulle strade ordinarie costava in media 2,159 euro al litro. Nello stesso giorno il gasolio aveva raggiunto quota 2,377 euro al litro. Il 5 ottobre la benzina era scesa a 2,048 euro al litro. Il gasolio, invece, era sceso a 2,242 euro al litro. Il calo, tuttavia, non ha interessato tutti gli impianti allo stesso modo.

Le cosiddette pompe bianche hanno infatti denunciato una situazione di concorrenza difficile. I piccoli operatori non dispongono degli stessi volumi dei grandi gruppi per applicare gli sconti. Secondo l’Osservatorio prezzi carburanti del ministero delle Imprese, la situazione resta disomogenea. Il 3 ottobre soltanto il 51,7% degli impianti vendeva benzina sotto i 2 euro al litro. Per il gasolio, invece, il 52,2% degli impianti era sotto quota 2,20 euro. In totale sono circa 10.400 gli impianti che hanno applicato il price cap. La rete italiana conta invece circa 20.140 distributori. Questo significa che una parte consistente degli automobilisti continua a pagare prezzi più elevati. Con la scadenza del tetto di Eni, il mercato entra ora in una nuova fase di incertezza. Il governo deve fare i conti con la necessità di contenere i prezzi alla pompa. Resta inoltre da capire se e quando entrerà concretamente in funzione il meccanismo delle accise mobili.

Per giovedì 8 ottobre sono stati convocati i rappresentanti delle società di raffinazione attive in Italia. All’incontro parteciperanno i ministri Gilberto Pichetto Fratin e Adolfo Urso. L’obiettivo sarà valutare la situazione e verificare se esistono margini per aumentare la produzione e ridurre i prezzi dei carburanti.

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