Droni, satelliti e cavi subacquei. La difesa 3.0 secondo Crosetto: “Troppi vuoti da colmare subito”

0
1

È una guerra globale, sporca, che si combatte prima di arrivare alla battaglia sul campo, e che si può vincere solo sulla velocità di adattamento alle minacce. Colmando i vuoti che rischiano di inghiottire la sicurezza nazionale. L’insistenza di Guido Crosetto sulle risorse da destinare alla difesa – soldi che il suo governo non gli sta concedendo – trova un inquadramento in un documento che fissa quelle che sonon le priorità strategiche secondo il ministro e i generali per il triennio 2027-2029.

È l’ “Atto di indirizzo per l’avvio del ciclo integrato di programmazione del bilancio di previsione” per l’anno prossimo e “la programmazione pluriennale” del biennio successivo. Poco più di sessanta pagine, che La Stampa ha avuto modo di visionare e che contengono il cuore della Difesa 3.0 immaginata da Crosetto. Un progetto che nasce su un’evidenza messa in luce nella premessa: i governi, scrive il ministro, non possono più «limitarsi a programmare capacità che saranno disponibili tra dieci o quindici anni, quando lo scenario sarà completamente cambiato».

Carrarmati, missili a lunga gittata, sistemi anti-aerei: tutto è necessario, oggi. Ma domani? La tecnologia ha bruciato ogni certezza militare. La resistenza dell’Ucraina è lo spartiacque storico. La guerra dei droni, aggeggi che costano poche migliaia di euro, ha soppiantato i dispositivi pachidermici del valore di centinaia di migliaia se non di milioni di euro. E nessuno ha avuto la capacità di prevedere tutto questo, perlomeno nell’entità in cui si è manifestato.

Oggi, invece, «la Difesa deve produrre effetti operativi nei tempi imposti dalla minaccia», scrive Crosetto. La visione di base è che è importante agire prima del conflitto aperto. A uno stadio di confronto e di competizione strategica. Due sono le direttive che indica il ministro: «Costruire le capacità autonome di lungo periodo» e «colmare subito – oggi – i vuoti capacitivi più critici». Primo esempio concreto: le comunicazioni satellitari. L’obiettivo sul medio-lungo termine è avere una sovranità «nazionale ed europea» sulla tecnologia spaziale, ma nell’attesa, «occorre una soluzione ponte – un gap filler – fondata sul ricorso a un operatore che disponga già di una costellazione adeguata capace di assicurare copertura e continuità di servizio».

Il punto di arrivo europeo è il programma Iris 2, che prevede trecento satelliti a bassa orbita, guidato dall’azienda francese Eutelsat. A questo si collega il progetto Bromo, un’alleanza italo-francese per la creazione di un gigante industriale in ambito satellitare tra Airbus, Leonardo e Thales. Lo scopo è creare un polo competitivo a Starlink. La galassia dell’azienda di Elon Musk, oggetto di una controversia nel governo di Giorgia Meloni da ormai tre anni, è però una realtà già a disposizione per la fase di transizione, che il documento di Crosetto sembra evocare abbastanza limpidamente.

Altra dimensione sulla quale concentrare attenzione e investimenti nei prossimi tre anni è quella subacquea. «Meno visibile ma non meno critica», secondo il ministro andrebbe trattata al livello di dominio strategico: «Sul fondo del mare corrono i cavi che trasportano gran parte delle comunicazioni mondiali, gasdotti e oleodotti, le dorsali energetiche, infrastrutture vitali ma esposte a sabotaggi tanto semplici quanto difficili da attribuire».

Nell’era delle minacce ibride, la sfida che impegna di più i governi resta quella della cybersicurezza. Un pericolo multidimensionale: riguarda centri decisionali, reti, infrastrutture critiche. Ma non solo. L’arrivo dell’Intelligenza Artificiale generativa impone un salto di qualità: perché capace di «produrre a costo quasi nullo enormi quantità di contenuti» che snaturano e «inquinano l’ambiente informativo».

La Russia resta la principale fonte di questa minaccia, come Crosetto ha ribadito anche a margine del vertice di Ankara, poche ore dopo gli arresti dei due ex agenti dell’intelligence italiana a libro paga dei funzionari dell’ambasciata di Mosca a Roma. Per contrastare gli hacker nemici e il virus della disinformazione, nell’atto di indirizzo il ministro di Fratelli d’Italia propone di istituire «un Centro nazionale ed europeo per il contrasto alla guerra ibrida», che renda ancora più fluido lo scambio strumenti e di informazioni tra alleati contro «attacchi cyber, propaganda, manipolazione informativa e campagna cognitive ostili».

Se la premessa è che la Difesa deve essere capace di cambiare alla velocità della minaccia, il percorso di evoluzione e di investimento non può prescindere, secondo Crosetto, dallo svecchiamento del personale e da una maggiore specializzazione sulle nuove competenze.

L’integrazione europea è un orizzonte ineludibile, nell’analisi della Difesa. Vale per la base industriale e per quella operativa dell’universo militare. Nel testo il disimpegno e la riduzione del coinvolgimento americano in Europa appare come assodato, al di là di Donald Trump. Secondo il ministro si può solo «sperare» – usa proprio questo termine – che il riequilibrio strategico degli Usa verso l’Indo-Pacifico avvenga «progressivamente» e non all’improvviso.

La risposta, in prospettiva, deve essere il rafforzamento della Difesa «non limitata ai soli confini dell’Ue» in una dimensione territoriale «autenticamente continentale» allargata a partnership «con Regno Unito, Norvegia, Svizzera, Moldavia Balcani occidentali, Turchia e Ucraina». Una sorta di Alleanza europea che vada a integrare la Nato nella sua forma più classica, oggi troppo esposta all’instabilità dell’umore trumpiano.

Disclaimer : This story is auto aggregated by a computer programme and has not been created or edited by DOWNTHENEWS. Publisher: lastampa.it