Si è spento all’età di 96 anni don Antonio Mazzi, sacerdote, educatore e fondatore della Fondazione Exodus. Per oltre quarant’anni è stato uno dei volti più noti dell’impegno sociale italiano, dedicando la propria vita ai giovani in difficoltà, alle persone vittime delle dipendenze e a chi aveva smesso di credere di poter ricominciare. I funerali si terranno a Milano lunedì pomeriggio alle 15, nella chiesa di Sant’Ambrogio.
Don Mazzi: “Quella violenza nei giovani figlia della fragilità. Aiutiamoli con l’educazione, non con la punizione”
Simona Buscaglia
Il ProgettoExodus
Nato a Verona il 30 novembre 1929 e ordinato sacerdote nel 1955, don Mazzi aveva maturato una profonda esperienza nel campo della pedagogia e della disabilità prima di dare vita, nel 1984, al Progetto Exodus. Da quella prima intuizione nacque una rete di comunità educative che avrebbe accolto migliaia di ragazzi segnati dalla tossicodipendenza, dall’emarginazione e dal disagio sociale, trasformando il recupero in un percorso fatto di responsabilità, lavoro, cammino e condivisione.
«Arrivare prima»
Il suo stile diretto, spesso provocatorio, lo ha reso una figura fuori dagli schemi. Non ha mai nascosto le proprie opinioni, anche quando risultavano controcorrente. Era convinto che il compito di un educatore fosse quello di “arrivare prima”, intercettando il disagio prima che diventasse disperazione, una filosofia che ha guidato tutta la sua opera e che è diventata il motto di Exodus.
Negli ultimi anni, nonostante l’età e alcuni problemi di salute, aveva continuato a seguire da vicino la Fondazione, intervenendo nel dibattito pubblico sui temi delle nuove dipendenze, dell’emergenza educativa e della fragilità degli adolescenti. Solo pochi mesi fa aveva celebrato i quarant’anni di Exodus, rilanciando nuovi progetti dedicati ai giovani e ribadendo che “non bisogna mai smettere di credere nei ragazzi”.
Autore di numerosi libri, presenza costante sui giornali, in televisione e alla radio, don Mazzi ha sempre utilizzato ogni mezzo di comunicazione per parlare alle famiglie e ai giovani, convinto che l’educazione fosse la più grande sfida del nostro tempo. La sua voce è rimasta un punto di riferimento per generazioni di educatori, volontari e operatori sociali.
Tra i primi a ricordare Don Mazzi il sindaco di Milano Beppe Sala che su X ha scritto «Lui ha sempre rappresentato una delle anime della città, quella attenta al prossimo, vicina ai ragazzi e alle ragazze in difficoltà. Al nostro Paese – ha aggiunto – mancheranno la grinta e la determinazione con cui ha portato avanti importanti battaglie sociali. E a me mancherà un vero amico».
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