VIENNA. Sal Da Vinci ha sognato, ha pianto dopo la sua esibizione, ma non ce l’ha fatta. La Bulgaria ha trionfato con la giovane Dara, davanti all’israeliano Noam Bettam (i cui voti sono stati accolti da molti fischi) che fino all’ultimo ha sperato di fare il colpaccio. E sarebbe stato tale anche per via delle proteste e delle polemiche che proprio la partecipazione di Israele aveva innescato.
Ben 5 Paesi quest’anno hanno deciso di boicottare la manifestazione, tra i quali la Spagna (il primo ministro Pedro Sànchez aveva detto: «Noi siamo dalla parte giusta della storia»), e non è passato inosservato il concerto «No Stage for Genocide», organizzato venerdì dall’ex Pink Floyd Roger Waters, storico attivista pro Palestina, che ha portato nel cuore della città, 21 artisti e gruppi musicali per un lungo happening alternativo all’Eurovision. Un contro-evento politico e mediatico che ha finito per distrarre parecchi viennesi dalla vigilia della finale.
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Finisce così una rassegna accolta da una città che è stata molto più indifferente all’evento di quanto era capitato negli ultimi anni. Se in Italia l’Eurovision viene raccontato come una gigantesca festa pop, colorata, inclusiva, travolgente, a Vienna il clima è quasi infastidito, freddino come la temperatura che ci ha accolto il 13 maggio: 9 gradi. Girando per le strade della città si notano pochi riferimenti alla manifestazione: niente invasione di maxi cartelloni, pochissimi fan vestiti con bandiere e colori dei Paesi in gara, scarsissimo entusiasmo popolare. Persino tra i viennesi il tono delle conversazioni è spesso critico, se non apertamente imbarazzato, nei confronti di un evento accusato da molti di ignorare completamente la realtà politica internazionale e le tensioni che stanno attraversando il mondo.
L’entusiasmo italiano invece non dà segni di diminuire e da ieri il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi è pure il primo esponente del governo italiano a presenziare a una finale di quello che un tempo era chiamato Eurofestival. E di Festival Mazzi ne sa qualcosa, avendo in curriculum la direzione artistica di 6 Sanremo, il primo nel 2004 (affiancando Tony Renis), l’ultimo nel 2012. E infatti non è per turismo che si trova in Austria: «Anche se ora sono ministro del Turismo – ha detto Mazzi – non voglio lasciare inevasi gli impegni che avevo preso come sottosegretario alla Cultura e Spettacolo. Sono qui anche per ribadire la candidatura della canzone napoletana a patrimonio Unesco».
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Il livello medio della musica è stato scarso, a essere benevoli. Troppe proposte sembrano nate con il manuale dell’eurotrash in mano: dance martellante, pseudo rock sintetico e ritornelli pensati più per TikTok che per la musica. All’Esc questo linguaggio continua a funzionare come una calamita per il ferro. Per l’Italia, ad esempio, Sal Da Vinci ha già ottenuto il massimo risultato realistico: far parlare di sé e arrivare nelle parti alte della classifica.
Lui dell’arrivo del ministro si è detto onorato e felice: «Con Gianmarco Mazzi c’è una conoscenza di vecchia data, che risale al Festival di Sanremo del 2009, quando era direttore artistico». Per il cantante, la partecipazione di Mazzi rappresenta «un segnale importante di attenzione e sostegno istituzionale». Con Mazzi c’era anche Mazza, presidente della Fimi, e il presidente di Assoconcerti Bruno Sconocchia. Intanto Per sempre sì vola sulle piattaforme streaming, è stata tradotta in tredici lingue e Sal si è fatto largo tra un pubblico che non ne aveva mai sentito parlare.
Tutto da buttare? Non tutto. Tra le proposte che hanno colpito c’è stata la Polonia di Alicja con Pray, così come la Bulgaria di Dara e il ritornello di Bangaranga autenticamente divertente. Gigantesca la presenza scenica di Delta Goodrem per l’Australia, forse una delle poche vere star conosciute nel Commonwealth viste quest’anno. Bizzarro e simpatico il giovane greco Akylas con Ferto, decisamente più contemporaneo rispetto alla media.
Ma è stato abbondantemente superato il limite del kitsch involontario. A partire dal Regno Unito, che ha spedito sul palco un personaggio che si fa chiamare Look Mum No Computer con la terrificante Eins, Zwei, Drei. Male anche la Lituania di Lion Ceccah con Sólo Quiero Más, uscita da una compilation latina del 2007. E poi Malta, che con Aidan ha provato a strizzare l’occhio al pubblico italiano infilando nel testo la parola «bella» a intervalli regolari.
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