TORINO. Il padre del microprocessore riparte dall’Italia. Federico Faggin, il fisico vicentino che nel 1971 progetta l’Intel 4004, primo microprocessore commerciale al mondo, e poi fonda Zilog e Synaptics, è tra i soci di P49, società benefit con sede a Padova nata per sviluppare sistemi complessi di intelligenza artificiale «Human-Centric». Con lui ci sono Andrea Camporese, chairman, con un passato ai vertici della Fondazione Città della Speranza e dell’Istituto di Ricerca Pediatrica di Padova, Franco Masello, tra i fondatori della stessa Fondazione, l’avvocato d’impresa Marco Greggio e l’imprenditore Oscar Staffoni.
P49 non nasce come software house né come società di consulenza tradizionale: si presenta come un hub pensato per sviluppare tecnologie proprietarie, promuovere ricerca applicata, costruire partnership industriali e favorire la nascita di nuove iniziative imprenditoriali nel campo dell’Ai. Alla base c’è una convinzione precisa: l’intelligenza artificiale deve aumentare le capacità dell’essere umano, non sostituirle. Gli agenti intelligenti possono analizzare dati, collaborare tra loro, eseguire attività anche in autonomia, ma dentro architetture costruite per garantire sicurezza, privacy e supervisione umana. La vera sfida, secondo i fondatori, non è aggiungere strumenti di Ai a processi esistenti: è ripensare i processi stessi, integrando fin dall’origine tecnologia, governance e cybersecurity.
Faggin: “Papà mi voleva umanista, io inventai il microprocessore. Oggi indago la coscienza”
A meno di quattro mesi dalla costituzione, l’hub ha già avviato tre progetti. Il primo è Giurify, piattaforma di Ai applicata al settore legale che assiste imprese e professionisti nella consultazione normativa e nella redazione di contratti, con la possibilità di far validare i contenuti da una rete di professionisti. Il secondo è Music Republic, dedicato alla musica generata con l’Ai per negozi, ristoranti, hotel e palestre: un catalogo originale con licenza commerciale inclusa, che remunera una nuova generazione di artisti digitali. Il terzo è Miky, computer autonomo progettato per ospitare più agenti di Ai che operano in parallelo, pensato per rendere la tecnologia accessibile anche agli utenti non tecnici.
Le direttrici future guardano ai sistemi agentici, ai modelli linguistici di nuova generazione – compresi Llm italiani – alla robotica e, in prospettiva, alle interfacce cervello-computer. Sono già partite collaborazioni con World Scleroderma Foundation, Fondazione Città della Speranza, Daint, Salix e Mérieux, mentre è in preparazione un hackathon nazionale sull’Ai applicata.
Il nome richiama i quarantanove processi della guida Pmbok, lo standard internazionale del project management. Una dichiarazione di metodo: l’Ai non sostituisce competenze e organizzazione, ne amplifica il valore. L’ambizione, partendo da Padova, è costruire un punto di riferimento europeo.
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