Firenze, in cinquemila contro i duecento di Vannacci: “Qui per fermare l’illegalità”

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FIRENZE. La sorpresa che sta terremotando la destra italiana arriva in ritardo anche sul ritardo annunciato. Il suo popolo lo aspetta per le sette di sera, il passaparola del servizio d’ordine lo annuncia non prima delle sette e mezza. Roberto Vannacci, leader di Futuro nazionale e europarlamentare, apparirà alle sette e quaranta, già sudato, braccia verso l’alto per ringraziare quello che cerca di presentare come un successo di pubblico. In realtà la piazza è ben lontana dall’essere piena, saranno al massimo duecento persone, quasi tutte arrivate da Massa Carrara, da Prato, da ovunque ma non da Gavinana, il quartiere di Firenze dove ha deciso di organizzare una passeggiata identitaria. Difficile che potesse andare diversamente, si tratta di uno dei luoghi simbolo della Resistenza fiorentina. Qui, per esempio, il 20 giugno del 1944, i nazisti massacrarono i giovani partigiani della Brigata Sinigaglia, una strage che nessuno ha dimenticato anche se sono trascorsi 82 anni. E la piazza dove Vannacci fa montare un mini palco con i colori di Futuro nazionale è intitolata a Gino Bartali, grande ciclista ma soprattutto un Giusto tra le nazioni si oppose al regime fascista facendo salvare circa 800 ebrei durante la Seconda guerra mondiale.

Nei giorni scorsi la zona ha accolto l’ex generale a modo suo. «Vannacci fuori dalle palle» si legge sui cassonetti dei rifiuti. Oppure, sui muri: «Firenze è antifascista». Ieri due sono state le contromanifestazioni organizzate per far capire a Vannacci di che pasta è fatta la gente di Gavinana. Alla seconda, che si è tenuta quasi in contemporanea e a pochi metri dalla passeggiata di Vannacci, hanno partecipato in cinquemila dietro lo striscione “Gavinana è partigiana”». E dalle finestre tante persone ad applaudire. «Niente Vannacci solo abbracci», si leggeva su alcuni cartelli. Su altri, posizionati sui pali della segnaletica stradale, la definizione di femminicidio di Michela Murgia, in risposta all’europarlamentare che ne ha negato l’esistenza.

«Il quartiere sta da una parte. La parte giusta», afferma Davide Pinelli del centro sociale autogestito Cpa, uno dei motivi per cui Vannacci si è spinto in questa zona. Ha deciso di battersi per la chiusura di quello che considera «un presidio di illegalità», perché «fanno feste con bevande e musiche non autorizzate. E probabilmente c’è anche spaccio. Andrebbe sgomberato, la sinistra aveva promesso di farlo ma non l’ha fatto. Come andrebbero sgomberati gli altri centri sociali in Italia». Inutile ricordargli che anche CasaPound è occupato abusivamente. «Sono a Firenze e mi occupo di Firenze», risponde. Poi aggiunge: «Sgomberiamo in ordine cronologico, si arriverà anche a CasaPound» ma «cominciamo dal Cpa che è occupato dal 2001».

È la seconda volta dell’ex generale nel capoluogo toscano. Espugnare «Firenze la rossa», come la definisce, è uno dei suoi obiettivi. Impossibile? L’aggettivo non fa parte del suo vocabolario. «La storia non la scrive chi ci racconta che le cose sono impossibili ma chi le realizza e noi le realizzeremo», è la sua filosofia. Nulla lo spaventa nulla gli sembra troppo ambizioso. Aver superato la Lega gli sembra solo normale. «Io dei sondaggi non mi sono mai fidato. I miei sondaggi sono queste persone, sono i miei soldati. Tutto sta andando secondo i piani», assicura. E aggiunge: «Siamo solo all’inizio, il bello ha ancora da venire». Si descrive come quando nella sua vita precedente era paracadutista e si trovava sulla plancia pronto a lanciarsi. «Ci crediamo e l’abbiamo costruito cum grano salis. Qualcuno mi ha definito come uno allo sbaraglio, come il partito dello zero virgola, come una missione impossibile, come uno disperato che cercava di fare qualche cosa. Ma probabilmente non si sono resi conto con chi hanno a che fare questi signori».

Sul palco con lui ci sono Laura Ravetto e Domenico Furgiuele, entrambi passati dalla Lega a Futuro Nazionale. Nella piazza e poi nella passeggiata lungo le vie del quartiere in tanti hanno lo stesso passato. Rosa Argia D’Elia esercita la professione di avvocato, si divide tra la Calabria e la Toscana e ha lasciato da poco il partito di Salvini. «Se non ci fosse stata la possibilità di un nuovo contenitore di destra, probabilmente avrei lasciato la politica attiva», spiega. «Salvini? Mi ha delusa per il poco spazio che è riuscito a ritagliarsi nel governo Meloni».

Claudia Brachi Palloni arriva da Prato, nella vita lavora come ostetrica. Da un mese e mezzo ha preso la tessera di Futuro Nazionale. Anche per lei Vannacci rappresenta la destra vera. «Meloni non mi ha delusa ma da sola non può farcela, ha bisogno di avere accanto una figura come quella del generale Vannacci a sostenerla». Perché il potere per la destra vera è roba per donne ma solo se c’è un uomo a guidarle.

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