Gabriella Carlucci: £Torno a fare tv per aiutare chi cerca lavoro. Milly è una sorella ultraterrena”

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Il sorriso largo, la parlantina veloce, le mani che gesticolano senza posa: Gabriella Carlucci ha un’energia così travolgente che (quasi) non stupisce quando parla di «una grossa novità», dopo averne appena annunciata una a Maratea. Sul palco della XVIII edizione di Marateale, ha siglato un protocollo di intesa con il Festival del Cinema Italo-spagnolo Estimar per promuovere i film italiani all’estero, ma ora è già passata alla sfida successiva. «Sono fatta così – spiega – dopo un po’ devo resettare e ripartire da zero. Adesso ricomincio con la tv». A 16 anni dall’ultima edizione di Melevisione, Carlucci torna con un programma tutto suo: «Dal 3 ottobre, ogni sabato alle 10,15 su Rai 2, insieme ad Adriana Volpe condurrò Job: Missione lavoro».

E io che pensavo di trovarla a Ballando con le stelle…
«L’intrattenimento fa parte della Gabriella del passato: ora sono cambiata e vorrei passare all’approfondimento. Job: Missione lavoro è un progetto che accarezzavo da anni e finalmente vedrà la luce. Sarà una sorta di talent show che mette in contatto chi cerca lavoro con le aziende che necessitano di personale. Seguiremo tutta la selezione, fino all’assunzione finale, con il supporto del Ministero del Lavoro».

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Là dove non arrivano le leggi ci pensa la tv?
«Quando ero in Parlamento, la gente che incrociavo mi chiedeva una cosa sola: il posto di lavoro. È un problema reale. Su Rai 2 faremo anche divulgazione: avremo dei tutorial sulla pensione, sui corsi di formazione gratuita e sulla sicurezza sul lavoro».

Da dove nasce tutta questa sua irrequietezza?
«Forse è una reazione alla mia infanzia militaresca. I miei genitori erano dei sergenti di ferro: papà militare, mamma insegnante. Con loro le regole, così come gli orari, andavano sempre rispettati. Bisognava studiare e fare sport, preferibilmente agonistico. Il tutto in una città come Udine, dove la gente è super seria: gran lavoratori, testa bassa e pedalare».

Nessun vizio?
«Zero. Non bevo, non fumo: nessuna trasgressione, se non forse questa mia irrequietezza. A differenza di mia sorella Milly che è riuscita a specializzarsi, io non riesco a stare nei ranghi. Ho bisogno di spaziare, di non essere incasellata in una cosa sola. Così sono passata dalla tv alla politica, alla produzione, ai festival…».

Il confronto con Milly non le è mai pesato?
«Milly è davvero una creatura ultraterrena, fuori dal comune. I miei genitori sono stati bravi a non metterci mai in competizione: il mio dovere di bambina era avere buoni voti, a prescindere dal fatto che lei prendesse immancabilmente 10. È chiaro però che una persona così o la odi o diventa il tuo mito».


Mai contemplata la prima opzione?
«Da bambina mi nascondevo sotto la scrivania, prendevo i suoi quaderni e li stracciavo. Lei però non si arrabbiava: senza dire “ba”, tirava fuori un foglio nuovo e rifaceva tutto da capo… meglio di prima. Capisce che non c’era proprio partita? Non posso che amarla alla follia, anche perché mi ha sempre aiutato, prima a scuola e poi anche sul lavoro. Fu la mia colonna quando, da ragazza, un incidente mi stravolse i connotati. Ero irriconoscibile, avevo il naso spappolato, non si sapeva se sarei tornata come prima».

Che strascichi ha lasciato quel trauma?
«Quando superi una cosa del genere, non ti fa paura più nulla. Da quel giorno però soffro di insonnia. Faccio anche fatica a entrare negli ospedali e al solo odore dei farmaci è come se si accendesse in me una spia di allarme. La mente è andata avanti, il corpo meno».

Ha spesso accusato la politica di essere maschiocentrica. Non se lo doveva aspettare candidandosi con Forza Italia?
«Non so se la sinistra sarebbe stata più benevola, in generale c’era però questo andazzo: mi davano della “scema con i tacchi alti”. Ci ho però messo poco a guadagnarmi la stima. A differenza di molti colleghi, non schiacciavo il bottone delle votazioni a caso ma mi informavo e studiavo, e ogni volta che proponevo qualcosa, mi presentavo con faldoni di documenti e ricerche».


L’idea del tax credit la aveste lei e Willer Bordon. Oggi quella norma è stata tradita nei fatti?
«Fin dal primo giorno proposi dei controlli da parte della Guardia di Finanza ma non mi diedero retta. È questo che manca, da sempre: controlli seri. Ed ecco i risultati…».

Forza Italia è morta insieme a Berlusconi?
«Non ho più contatti con quel mondo però temo sia così: Berlusconi era geniale, in campagna elettorale si inventava di tutto, come il motore azzurro. Ha avvicinato la gente al linguaggio politico. Mi piacciono però molto i suoi due figli: hanno le idee chiare, sarebbe bello se Pier Silvio o Marina scendessero in politica».

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