Il giorno dopo i disordini che hanno preceduto il derby della Mole, il questore di Torino mette subito in chiaro un aspetto: «Gli ultras non volevano che la partita si giocasse e minacciavano di fare invasione di campo, noi non siamo stati loro ostaggi». Ma il primo pensiero è per Marco Leonardo Basoccu, il tifoso juventino rimasto gravemente ferito e tutt’ora in terapia intensiva: «Non sappiamo da quale oggetto sia stato colpito».
Dal suo ufficio al primo piano della questura di Torino, Massimo Gambino ricostruisce la domenica pomeriggio di follia. A partire dalla sera prima, dal sabato notte, quando i gruppi di ultras si sono rincorsi per tutta la città alla ricerca dello scontro: tifosi bianconeri da una parte, quelli della Maratona dall’altra. Ma il contatto non c’è mai stato, evitato dagli agenti della Digos. «Li abbiamo tenuti distanti» dice il questore.
La resa dei conti è arrivata poche ore più tardi. Il film di quello che è accaduto è chiaro. Sono circa le 17 di domenica quando il corteo “non autorizzato” dei granata trova i rivali ad attenderli in piazza San Gabriele di Gorizia, a poche centinaia di metri dallo stadio Olimpico del Grande Torino. Le tifoserie – circa seicento persone per parte – non entrano in contatto, la polizia respinge l’assalto di un centinaio di ultrà juventini, staccati dall’area in cui è attestato il gruppo del tifo organizzato. Ma volano pietre e bottiglie di vetro, partono lacrimogeni. Ed è in questi minuti che finisce a terra l’ultrà bianconero, appartenente ai Viking. «Con la procura stiamo lavorando per cercare di ricostruire quanto accaduto» dice Gambino. Il riferimento è a cosa e chi lo abbia colpito. Un sasso? Una bottiglia? O un lacrimogeno, come domenica sera tuonavano gli ultrà?
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«A ferirlo può essere stato tutto. Del resto vi sono anche sei nostri agenti contusi, chi alle gambe e chi al costato. Li hanno colpiti con pietre, probabilmente recuperate dalle rotaie del tram che ci sono lì vicino». Ma per il mondo dei supporter bianconeri non ci sono dubbi: è stato un lacrimogeno: «Sparato ad altezza d’uomo dalle forze dell’ordine». Sul punto, Gambino ribadisce che ci sono «approfondimenti investigativi».
Mentre Basoccu resta ricoverato nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale Molinette, gli investigatori, fin da poche ore dopo l’incidente – hanno iniziato ad analizzare i filmati delle telecamere che circondano lo stadio e che hanno ripreso il suo ferimento. La realtà, però è decisamente più complessa e più ricca. Il web ha sfornato decine di video, i filmati realizzati dai droni della polizia sono finiti nello stesso corpo d’indagine: tutto è utile per capire che cosa sia accaduto al commercialista di Milano, tifoso juventino da tutta la vita, ma – come suggerisce qualcuno – «un moderato, uno di quelli che va allo stadio a divertirsi e non a fare casino». Alcune immagini sono poco nitide, a causa del fumo dei lacrimogeni. Ma si vedrebbe Basoccu mentre tenta di entrare allo stadio nel settore Distinti, viene colpito da un oggetto e si accascia al suolo. Resta qualche secondo a terra, quindi si rialza: «È tornato indietro di qualche metro, verso il pullman dei Viking, per poi cadere di nuovo e venire soccorso da diverse persone» spiega Gambino. Aggiunge: «Mi hanno riferito che era vigile». Ma non sarebbe stato in grado di spiegare da che cosa è stato colpito.
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Nel corso della serata il tifoso juventino viene stabilizzato e trasportato prima all’ospedale Mauriziano e poi alle Molinette. Ma intanto, dentro lo stadio, la tensione resta alle stelle. Nei minuti che precedono il fischio di inizio del derby alcuni tifosi bianconeri convocano la squadra sotto la curva e chiedono al capitano, Manuel Locatelli, di rinunciare a giocare la partita. Seguono le minacce: «Se scendete in campo facciamo invasione». È in questo frangente che interviene il questore, decidendo che il match si gioca. «Una partita si può rinviare per ragioni di ordine pubblico, ma per noi si poteva giocare – spiega Gambino – Loro minacciavano, noi abbiamo fatto le valutazioni necessarie e deciso che non ci sarebbe stato un rinvio». Sottolinea con fermezza: «Io me ne sono assunto la responsabilità, non siamo stati ostaggio di nessuno». A chi gli domanda se gli scontri tra granata e bianconeri potevano evitare, il questore dà una risposta chiara e ovvia. «Quello è uno slargo enorme». E spostare la partita di orario? «È una decisione non solo nostra, che va condivisa con altri».
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