Nel giallo di Pietracatella perde consistenza l’ipotesi di ingestione accidentale della ricina da parte di Antonella e sua figlia Sara. Infatti fonti vicine alle indagini sottolineano come i riscontri delle autopsie evidenzino quantità di veleno, trovate nei reperti biologici, pari a 140 volte la dose minima letale. I risultati delle indagini e le testimonianze raccolte finora rafforzerebbero la pista dell’omicidio, la quantità del veleno assunto farebbe escludere un’ingestione accidentale.
Il papà e nonno delle vittime in tv
Ieri intanto Salvatore Di Ielsi, padre e nonno di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, uccise con la ricina a dicembre a Pietracatella, intervistato da “La Vita in Diretta” di Rai Uno e “Dentro la Notizia” di Canale 5, ha lasciato intendere di problemi tra Gianni Di Vita e Antonella.”Perché è successo? Magari per una schifezza. Per una donna si deve arrivare a questo?”. E ancora: “La moglie – ha detto – avrebbe dovuto cantargliele, per quello che ho saputo io, da parecchi anni a lui”. “Io da principio mi facevo un pensiero – ha concluso -. Non è possibile che abbia fatto tutto da solo, sapendo quello che c’era intorno, però è stato coinvolto perché io a lui l’ho chiamato il “bravo fesso”, cioè è bravo ma è pure fesso. Poi, voi lo sapete, siamo uomini”.
Caso ricina, Gianni Di Vita sale sull’auto della polizia dopo la perquisizione del suo studio

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