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Giulio, 17 anni e un sogno: “Cambiare il mondo con le lezioni di inglese”

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Doveva essere un esperimento di volontariato, poco più che un compito, inserito nel programma scolastico di un adolescente. Invece quello che Giulio ha costruito, anno dopo anno, è diventato un mondo. Un progetto circolare che mette al centro gli studenti e la conoscenza della lingua inglese. I più piccoli imparano attraverso le lezioni online, ottengono le prime certificazioni, diventano a loro volta insegnanti prima volontari e poi autentici professionisti.

Ecco spiegato il “New wor(l)ds project” di Giulio Sergnese, che gioca con le lettere per esprime il suo motto: «Nuove parole, nuovi mondi». Sembra un sogno, invece è tutto vero. Il primo passo nell’estate 2023, quando Giulio ha appena 14 anni. Si trova in Sicilia. Accanto a lui c’è Alessandra, 8 anni. Lei non ha mai lasciato l’Italia, lui è cresciuto tra Pescara, Milano, Londra e la Svizzera. Nascono un’amicizia e un patto: le insegnerà l’inglese in video chiamata. «Le chiamo lezioni booster – spiega -. Pronuncia, grammatica e metodo di studio, secondo il principio del learning by doing». Vanno avanti per sei mesi filati, senza mai saltare un appuntamento. Per la prima certificazione, partono insieme alla volta di Cambridge: «Ai biglietti ci ho pensato io, con i soldi della paghetta», conferma Giulio.

Il caso singolo diventa un metodo: i giovani allievi arrivano attraverso associazioni e scuole partner. Vengono selezionati in base al merito, seguiti a distanza dai tutor adolescenti, un’ora e mezza ogni due settimane, con un programma allineato agli standard Cambridge sotto l’occhio attento di un coordinatore pedagogico. Tutte le spese sono coperte dalla Fondazione Rosa Riganti, creata sempre da Sergnese e dedicata alla nonna: ragazza madre e imprenditrice, che da una piccola bottega si era ritagliata un ruolo di primo piano nel mondo della moda e dell’abbigliamento. Altro che progetto per la scuola, oggi il New wor(l)ds project coinvolge già un centinaio di persone e punta a distribuire altrettante borse di studio entro il 2027.

Un movimento circolare sempre più grande che abbraccia Paesi e storie lontane, non soltanto per questioni geografiche. Giulio, nel raccontarle, ci tiene a «ringraziare tutti. C’è Mike, lituano trapiantato a Zurigo, che ha continuato a partecipare alle lezioni anche quando era in Kenya, impegnato in un progetto di volontariato. Pur di esserci, si collegava dal tetto di una baracca. C’è Cecilia che dalla Svizzera ha iniziato a seguire la piccola Emily. Lei all’inizio non aveva nemmeno un computer: adesso è stata selezionata per volare a New York, alle Nazioni Unite, per rappresentare la sua scuola. Sosterrà l’esame per il certificato B2, così potrà essere lei stessa a insegnare». E poi ci sono le testimonianze dei piccoli allievi, come Layan e Aline. «Sono due bambine del Libano. Il loro tutor, Jasper, si trova a Brighton. Nonostante le bombe, loro hanno continuato a seguire le lezioni illuminate dalla luce di una torcia. E poi c’è Agnes, che vive a Tanga e come tanti giovani anche lei è affetta da Hiv. Ha festeggiato con i teen teachers l’arrivo del nostro progetto nel suo Paese, la Tanzania, come una vera festa, con tanto di musica, Coca-Cola e patatine».

Per capire il valore di questo progetto non serve lasciare l’Italia. Il rapporto Invalsi 2026 racconta che all’ultimo anno delle superiori il 63% degli studenti raggiunge il livello previsto in inglese nella lettura, ma solo il 48 nell’ascolto. Tradotto: più di un ragazzo su due finisce le superiori senza capire l’inglese parlato al livello previsto dagli standard europei. Anche il divario tra Nord e Sud è netto. Secondo i dati 2025, in terza media il livello previsto nell’ascolto è raggiunto dall’80,5% degli studenti del Nord-Est e dal 50,5 di quelli di Sicilia, Sardegna, Calabria e Basilicata. All’ultimo anno delle superiori, nella stessa area, lo raggiunge il 27,3%, contro oltre il 60 nel Nord-Est.

«Questa esperienza è diventata un viaggio e una meravigliosa avventura. Dimostra come anche in contesti così difficili da vivere, l’educazione può rappresentare uno spazio di continuità, connessione e opportunità», dice Giulio che nel Regno Unito sta completando il suo percorso verso il diploma. Poi proseguirà gli studi che lo appassionano di più: economia e storia». Ma in testa ha già un altro sogno: «Vorrei incontrare i manager delle grandi aziende e proporgli di finanziare corsi di inglese per i figli dei loro dipendenti». La lingua come chiave per aprire le porte del mondo. Per cambiarlo in meglio.

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