Lui è un ex alto dirigente olandese di una multinazionale della grafica e del metal packaging. Lei, piemontese, era manager nella stessa azienda, dove si sono incontrati e innamorati. E dove hanno deciso di cambiare vita, iniziando a produrre vino. Un cambio radicale, e in certi versi anche forzato: lui, che si chiama Tanno Vois, è stato licenziato dopo che un fondo americano ha acquisito il gruppo. Lei, Paola Daniele, torinese, lo ha seguito alcuni anni dopo. Insieme, hanno messo a frutto i terreni de La Falchetta, un podere a Mombercelli, su una collina nel cuore del Monferrato astigiano, che è diventato la quinta della loro sfida.
La svolta
«Abbiamo lavorato su questo progetto di cambiare vita insieme. E poi, quando la storia non solo più lavorativa, ma anche sentimentale si è sviluppata, lui ha deciso di trasferirsi in Italia – racconta Paola -. Abbiamo cercato dove abitare, io già vivevo ad Asti. Abbiamo comprato casa in cima alla collina, La Falchetta, che aveva una piccola vigna. Io stavo già studiando da sommelier… Abbiamo cominciato a fare il vino per due anni tramite degli amici che ci hanno aiutato, che ci hanno insegnato a potare, che hanno vinificato per noi. E abbiamo scoperto che erano vini straordinari».
Vendemmiano alla vecchia maniera, pestando l’uva coi piedi, perché erano piccole quantità. «Finché decidiamo di far analizzare il terreno, fase da cui emerge che avevamo terre molto interessanti, tra l’altro due suoli diversi l’uno dall’altro, lungo i versanti di Bricco Falchetta, molto diversi fra di loro, uno argilloso, sabbioso e l’altro sabbioso, limoso, con percentuali minime di argilla. Quindi, danno vini molto diversi: sul versante a nord-est la composizione del suolo è molto simile a quella del Barbaresco, e da qui otteniamo vini molto eleganti: abbiamo appena ottenuto un nuovo vigneto di Nebbiolo».
La proprietà sulla quale possono contare Paola e Tano ha una superficie complessiva di tre ettari. «Ma poi conduciamo in collaborazione con chi vinifica per noi delle altre sezioni di vigneti, di proprietà di questi ultimi e da dove prendiamo le uve che ci servono».
Riassumendo. La coppia vinifica per due anni, una sorta di prova. Sistema i terreni, che erano stati abbandonati per lungo tempo, li pulisce, cura la vigna malata e la lascia silente, ma in perfette condizioni, finché non arriva la svolta decisiva, vera, nel 2024. Quando nasce l’azienda vinicola Bricco Falchet. E quando Paola, che era rimasta comunque in azienda, si dimette. I conti tornano: Tano ha cominciato con le vigne tre anni prima di lei, insieme ci stanno lavorando da due anni a tempo pieno. Con loro l’enologo, l’agronomo, con i quali hanno creato la squadra di lavoro.
La Rolex Swan Cup 2026 (st. Borlenghi) 
Il debutto
«Siamo usciti il primo anno con una Barbera d’Asti. E con lo spumante brut, il Monferrato bianco. L’anno dopo siamo usciti con il rosato e con il nostro primo Nizza. L’anno prossimo invece sarà la volta del Nizza riserva e nel 2028 del Nebbiolo superiore. Alla fine tra due anni avremo sette etichette”. Per ora, solo diecimila bottiglie. «Al massimo arriveremo a 15 mila, non di più. Siamo in due, l’azienda è piccola e vogliamo fare tutto assolutamente a mano e sotto controllo, quindi ci fermiamo a quindicimila bottiglie».
Domanda: ma con quindicimila bottiglie ci si può vivere? «Noi vogliamo fare dei grandi vini. A quel punto è evidente che bisogna valorizzarli e quindi noi proponiamo i nostri prodotti a prezzi che sono più alti». Ripetiamo: ci si può vivere? «Sì, assolutamente sì». Conta anche il business model. «La nostra decisione è stata quella di non investire in infrastruttura. Cioè, nella cantina, abbiamo preferito farlo nelle competenze. Noi ci mettiamo il terreno, il team, il nostro lavoro».
Lo sbarco al mare
Da un po’ di tempo, Bricco Falchet è entrato nella nautica. E’ stato scelto come etichetta da Nautor Swan, il cantiere italo-finlandese acquistato da Leonardo Ferragamo e poi venduto da quest’ultimo (che mantiene il 40%) a Sanlorenzo di Massimo Perotti. Un’altra storia.
«Noi facciamo degustazioni dei nostri vini a casa, e relativi abbinamenti, dove invitiamo diverse persone. Una sera c’era anche il responsabile di un’azienda di catering e che doveva scegliere dei vini da portare al Salone nautico di Dusseldorf… E da qui è partito tutto. Abbiamo incontrato al Salone un manager di Nautor Swan, piemontese pure lui, che ha apprezzato il nostro vino e la nostra impostazione, puntata sulle edizioni limitate».
Gli ex manager oggi vinicoltori hanno così cominciato a fornire le loro etichette nelle rassegne nautiche e nel circuito delle regate degli Swan, barche iconiche nella vela. Non ultimo, alla Rolex Swan Cup, dove li abbiamo incontrati, la regata dei record con 170 barche (mai un raduno con questi numeri di un solo brand nella storia).
La presentazione del coctail EDO con Edoardo Ferragamo (a sinistra) 

L’aperitivo con la Mole
C’è ancora una storia da raccontare. Quella dell’aperitivo EDO, accompagnato da una miniatura della Mole Antonelliana di Torino. «Eravamo allo Yacht Club di Porto Rotondo, con una degustazioni di nostri vini al pianoterra per gli armatori Swan. Al piano superiore c’era il crew-party con Edoardo Ferragamo, figlio di Leonardo (velista anche lui, come il padre, nda) – racconta ancora Paola Daniele -. Avevo la prima bottiglia del nostro Nizza Docg, una Barbera elevata. Edoardo la assaggia e poi, siccome aveva in mano un gin and tonic, mi ha detto, sherzando: “Mettila qui”. E io: “Ma sei matto? E’ il mio vino più prezioso”».
Non è finita lì. Tornata a casa, Paola ci rimugina su e le viene l’idea di creare un cocktail. Si rivolge a Davide Pinto, di Affini di Torino, e insieme lavorano su cocktail. Un mese di prove, assaggi, per poi arrivare alla presentazione a Porto Rafael, durante una tappa delle regate Swan. E Pinto, insieme con Turismo Torino, svela il nuovo cocktail abbinato a una Mole in 3D”. La ricetta? Base di vermouth rosso con Biancosarti, «ma filtrato con latte di capra, macerato e a guarnire uno strato in sospensione del Nizza Docg Lois», aggiunge Paola. Il cocktail si chiama EDO, ovviamente ed è stata una sorpresa anche per lui, inteso come Edoardo Ferragamo.
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