Governo compatto a difesa di Strisciuglio: “Con lui intesa sulle linee strategiche”

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Matteo Salvini stringe sulla partita Ferrovie e punta a portare Gianpiero Strisciuglio al vertice del gruppo già dal primo agosto. Il passaggio chiave sarà il consiglio di amministrazione che il Mef vuole convocare per il 23 luglio, chiamato a formalizzare l’avvicendamento dopo l’uscita annunciata di Stefano Donnarumma. Il nome dell’attuale amministratore delegato di Trenitalia, considerato in quota Lega, è quello su cui convergono sia il Mit sia via XX Settembre per aprire la fase due di Fs.

La linea ufficiale è già pronta: più efficienza, meno ritardi, maggiore affidabilità del servizio. Ma dietro la narrazione destinata all’opinione pubblica si muove una partita tutta politica e di governance. L’obiettivo di Salvini, condiviso con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, è rafforzare il presidio sulle scelte strategiche del gruppo, dopo mesi di tensioni con Donnarumma. L’attuale amministratore delegato viene considerato troppo autonomo, poco incline a concertare le decisioni con l’azionista pubblico.

La rottura

È su questo terreno che si è consumata la rottura, più che sulle criticità operative. I dossier che hanno incrinato i rapporti con il Tesoro sono noti: dalla Rab, il progetto di valorizzazione della rete con l’apertura a capitali privati, alle operazioni di crescita industriale come le acquisizioni di Firema e Pizzarotti, fino alla partnership con il fondo americano Certares per l’espansione dell’Alta Velocità in Europa. Tutte partite su cui via XX Settembre ha frenato, imponendo un perimetro più stretto all’azione del management.

La scelta di una risorsa interna come Strisciuglio risponde proprio a questa esigenza: un profilo ritenuto affidabile sul piano politico e più permeabile alle indicazioni del governo. Non solo continuità operativa, dunque, ma riallineamento degli equilibri decisionali, con una maggiore condivisione preventiva delle mosse strategiche. In filigrana, la volontà della Lega di evitare nuovi strappi e soprattutto di contare di più nelle scelte del gruppo.

I bilanciamenti nel centrodestra

Un’ambizione che sarà bilanciata da quelle del resto del centrodestra. Secondo fonti ai vertici del governo e di FdI, il domino ferroviario si concluderà solo quando «ogni pedina sarà al suo posto sulla scacchiera». Tradotto: quando anche meloniani e Forza Italia avranno ottenuto qualcosa. Formalmente il gioco d’incastri è ancora in corso. A meno di sorpresa sul pacchetto più ghiotto, però, l’intesa sarebbe già stata raggiunta: al vertice di Rfi – in quota Lega ma con il placet di FdI – largo a Dario Lo Bosco, vicino al viceministro Edoardo Rixi, docente universitario e Ad di FS Engineering (ex Italferr), la società di progettazione del Gruppo.

Sulla poltrona lasciata vacante da Strisciuglio, invece, dovrebbe sedersi Sabrina De Filippis è Ad e DG di Fs Logistix, società (attualmente in perdita) che si occupa di merci nel gruppo ferroviario. Meloniana di lungo corso, De Filippis vanta anche qualche passaggio sul palco di Atreju. A chiudere il cerchio Stefano Cuzzilla, già presidente di Trenitalia (oltre che di Terna) e fedelissimo di Antonio Tajani, potrebbe cedere il passo ma sempre ad un manager di rito azzurro.

Strisciuglio profilo ideale

In questo quadro, Strisciuglio viene considerato il profilo ideale anche per caratteristiche personali: è un tecnico puro, in Ferrovie da oltre venticinque anni, con un’impostazione manageriale ritenuta più collegiale. Con Salvini ha costruito un rapporto solido già durante l’esperienza a Rfi, e oggi viene chiamato dalla politica con un mandato preciso: condividere fin dall’origine le linee strategiche e i paletti finanziari con gli azionisti, a partire dal controllo dell’indebitamento.

Una discontinuità netta rispetto alla gestione precedente: difficilmente – spiegano fonti di maggioranza – a Strisciuglio verrebbe in mente di spingersi su terreni come la creazione di una società di venture capital per finanziare startup, una delle ipotesi che avevano contribuito ad alimentare le diffidenze del Tesoro verso Donnarumma. Resta sullo sfondo il nodo del rinvio a giudizio per la strage di Brandizzo, che coinvolge lo stesso Strisciuglio.

Nel governo, tuttavia, il dossier viene ridimensionato: al momento dell’incidente il manager guidava Rfi da appena tre mesi, subentrato a Vera Fiorani, anch’essa finita sotto processo. Una valutazione che porta soprattutto i leghisti a escludere contraccolpi immediati sulla nomina. Il vero timore si annida piuttosto a livello mediatico. Nella Lega c’è il sospetto che la vicenda giudiziaria possa essere utilizzata come leva politica per rallentare o condizionare la scelta. Un rischio che Salvini vuole disinnescare blindando il percorso: cda a fine luglio, insediamento immediato e avvio rapido della nuova gestione.

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