Hong Kong com’era e com’è. La Cina tra luci e ombre di Fan Ho

0
1

C’è una piccola grande mostra fino al 10 gennaio a Palazzo Falletti di Barolo a Torino: cento scatti delle strade di Hong Kong dal dopoguerra ad oggi di Fan Ho, il maestro della fotografia cinese, noto come il Cartier-Bresson d’Oriente per la sua abilità nel cogliere la vita quotidiana e nel trasformare in arte quel che vedono tutti.

La rassegna, a cura di Elisa Maupas e Sarah Van Ingelgom, è la prima di questo genere non solo in Italia ma anche in Europa. Un primato per Torino e per il nostro Paese in un momento in cui la Cina cerca una sua strada nel mondo dell’arte interno ed internazionale ed è curiosa dell’Italia come dimostrano le due grandi rassegne estive su Giorgio Morandi a Shanghai e sugli Uffizi a Pechino.

Fan Ho (1931-2016) rappresenta un altro ponte tra culture con il suo stile ricco di sensibilità orientale applicata alla ricerca “on the road” occidentale. Le sue composizioni uniscono la pittura tradizionale cinese e la geometria moderna, creando un linguaggio universale che unisce i continenti. I soggetti vanno dai cantieri ai mercati, dai contadini ai lavoratori, dagli ambulanti ai bambini di una metropoli asiatica mai ferma, allora come oggi. Nei suoi scatti si intravede come profezia il futuro, dai ponteggi in bambù da cui nasceranno grattacieli, ai risciò che si trasformeranno in auto elettriche.

Nelle immagini di Fan Ho non si trova la moltitudine asiatica, nessuna folla caotica, e pure oggi in verità a Hong Kong si fatica a vederla per strada. Ecco invece individui soli e angoli intimi della città, in questo senso si dice che egli abbia saputo catturare l’anima e la vita quotidiana della metropoli. Immerso nel contesto urbano, il fotografo non si limitava a cogliere l’istante di una scena, ma cercava di costruirgli attorno una cornice strutturale in grado di trasformare gli elementi architettonici circostanti in trame astratte. Parallelamente, dal punto di vista tecnico, egli sfruttava sapientemente gli effetti di controluce e i chiaroscuri, così da accentuare l’atmosfera fumosa delle strade e far emergere misteriose sagome bianche o profili scuri dalla penombra.

L’artista operava sul doppio binario della composizione di prima mano da realizzare al momento dello scatto e di quella di seconda mano in camera oscura. Il fotoritocco, e in particolare il ritaglio del negativo, sono pratiche che lui considerava utili a ricomporre l’immagine, esaltando linee e volumi a scapito degli elementi superflui o per manipolarne i toni e conferire alle scene un’aria di mistero. Insomma la sua fotografia, come il cinema a cui pure si dedicò sia come attore sia come regista, nasceva non solo durante le riprese, ma anche in camera oscura.

Nato a Shanghai nel 1931, Fan Ho si trasferì a Hong Kong con la sua famiglia a 18 anni, quando era già un appassionato fotografo autodidatta, e a 28 aveva già realizzato gran parte della sua produzione. Nel corso della sua carriera è stato nominato otto volte dalla Photographic Society of America tra i dieci migliori fotografi al mondo e le sue opere sono entrate a far parte delle collezioni dei principali musei, dall’M+ di Hong Kong al San Francisco Museum of Art.

La sua ricerca estetica tra realismo e astrazione restituisce una testimonianza della Cina com’era e com’è. Un gran teatro di luci e ombre in continuità con il Paese del dragone di oggi, pur tenendo conto che negli anni ’50 Hong Kong si componeva di migliaia di piccole fabbriche tessili e manifatturiere con salari bassi e quartieri sovraffollati, case piccole e baracche sulle colline, mentre oggi è una delle tigri asiatiche con grattacieli moderni, trasporti avveniristici e uno dei Pil pro capite più alti al mondo, quasi il doppio di quello di Shanghai e Pechino, pur non dimenticando l’alto costo della vita e la forte diseguaglianza abitativa. Restano sempre i legami culturali con il continente, anche se da colonia britannica come noto la città è divenuta una regione amministrativa speciale della Cina secondo il modello “un Paese, due sistemi” e negli ultimi anni il controllo politico si è intensificato fino a metterne a rischio l’indipendenza finanziaria e far ricadere il rallentamento cinese sugli affari della Perla d’Oriente.

Disclaimer : This story is auto aggregated by a computer programme and has not been created or edited by DOWNTHENEWS. Publisher: lastampa.it