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I leader del campo largo evitano la sfilata. Dubbi anche sulla piazza contro il carovita

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Non vanno in piazza con studenti e sindacati di base, ma hanno la giustificazione già firmata. Oggi c’è la tanto sospirata riunione per avviare il lavoro sulla coalizione e sul programma di governo. Salvo sorprese dell’ultimo momento, Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli non parteciperanno ai cortei di questa mattina. Perché nelle stesse ore saranno impegnati a ragionare sul percorso di costruzione dell’alternativa. Un appuntamento, su cui hanno insistito molto sia i leader di Avs che il presidente M5s, che non si poteva rinviare senza prestare il fianco alla solita accusa di immobilismo. Dunque, oggi un segnale va mandato, anche se la riunione, in realtà, dovrebbe risolversi in una semplice “call”: in pratica, una telefonata di gruppo. Sui contenuti nessuno, alla vigilia, si è sbilanciato. «Innanzitutto parleremo di questa manovra allucinante», si è limitata a dire Schlein. Prima le cose facili. Appare scontata, infatti, una convergenza su un pacchetto di emendamenti comuni sulla legge di bilancio, come già avvenuto l’anno scorso. Da usare poi come “griglia” per il programma di governo. Su cui, invece, è difficile si possano fare passi avanti oggi, visto che ancora mancheranno all’appello i rappresentanti delle forze centriste. «È un formato ristretto, che non vince – punge Riccardo Magi di Più Europa – nel senso che sta sotto al 40%». Dunque, si punta a un accordo almeno sul calendario. «Novembre è un mese decisivo», assicurano dai vertici dei tre partiti. Ma, del resto, prima dell’estate avevano garantito che il programma sarebbe arrivato «a settembre». Ora, invece, immaginano la definizione del programma entro metà dicembre e la convocazione delle primarie nella prima metà di febbraio. «Ora dobbiamo dare tutto, senza perdere un secondo», avverte Conte.

In teoria, i quattro principali azionisti del campo progressista dovrebbero anche decidere se concretizzare la proposta lanciata da Fratoianni e Bonelli: una grande manifestazioni dei partiti del campo progressista contro il caro vita. Sono passate quasi due settimane dall’annuncio e non se n’è più parlato. «Pesa ancora il disastro di Napoli», sussurra un parlamentare Pd, ricordando l’ultimo comizio unitario dello scorso 8 luglio nel capoluogo campano: contestazioni da parte di disoccupati e Potere al Popolo, poca gente in piazza e tante polemiche. Tanto che il bis previsto due settimane dopo a Padova era stato annullato. Come è stata accantonata un’altra manifestazione, quella «per la pace e la giustizia sociale», che era stata sollecitata da Schlein lo scorso aprile davanti alla Direzione del Pd. Anche in quel caso tutti d’accordo e poi non se n’è fatto niente. L’unica prova di mobilitazione unitaria riuscita risale a quasi un anno e mezzo fa, era il 7 giugno 2025, con il corteo per Gaza.

«In questo momento portare in piazza le persone con le bandiere dei partiti è un’operazione insidiosa», ammettono dal Pd. A meno che non si confondano dentro un lungo e variegato corteo come quello della rete “La via maestra” e della Cgil, dove due settimane fa il quartetto Schlein-Conte-Fratoianni-Bonelli si è presentato con le rispettive delegazioni. Un contesto senza dubbio più “protetto” rispetto ai cortei di oggi organizzati dall’Usb, con agricoltori, autotrasportatori e studenti. Dove non ci sarà il servizio d’ordine del sindacato di Maurizio Landini e il rischio di incidenti (e di contestazioni) sarà più alto. Lo sanno i parlamentari di Pd, M5s e Avs, che hanno comunque confermato la loro partecipazione. «So che ci sono dei rischi, ma è giusto esserci – spiega il dem Arturo Scotto – magari resterò più defilato». Con lui al corteo di Roma ci sarà un altro deputato, Matteo Orfini, mentre il collega Mauro Berruto sfilerà di nuovo a Torino, dopo le polemiche per la sua presenza al corteo studentesco di sabato scorso, segnato da scontri e disordini. Iniziato, tra l’altro, con l’esposizione di alcune foto di politici imbrattate di rosso, compresa quella di Schlein, accostata a Giorgia Meloni e Guido Crosetto da chi protestava contro le spese militari. A Torino ci sarà anche Marco Grimaldi di Avs, mentre a Roma è prevista una delegazione 5 stelle, guidata dal capogruppo alla Camera Riccardo Ricciardi. Perché la piazza, per quanto piena di incognite, va presidiata per coltivare l’obiettivo elettorale: offrire rappresentanza politica ai milioni che protestano e non si riconoscono ancora in un partito.

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