Una bocciatura decisa, pesante quanto attesa, anche se forse non di queste dimensioni. Si è chiusa così l’assemblea di Monte dei Paschi chiamata a decidere sulla doppia offerta difensiva su Banco Bpm e Banca Generali. Le due operazioni sono state bocciate entrambe con percentuali superiori al 90% del capitale presente in assemblea, poco più del 6% a favore, il resto astenuti. Il risultato è quello di spianare la strada a Intesa Sanpaolo e alla sua offerta sulla banca senese, che a questo punto non ha più ostacoli. L’operazione, che ha avuto il via libera delle autorità dei vari Paesi coinvolti, aspetta solo l’ok della Consob. Entro metà novembre arriverà in Borsa.
Luigi Lovaglio non molla. Spiega che «la partita non è finita e la responsabilità di massimizzare il valore non è conclusa. Continueremo a lavorare con impegno e senso del dovere. Perché il Monte non è una storia da consegnare. È un valore da custodire e continuare a far crescere». Prima di votare sulla doppia offerta difensiva elaborata da Lovaglio contro l’opas, l’ad prende la parola e il suo discorso è tutt’altro che una resa. Rivendica il ruolo avuto per alzare l’offerta di Intesa, spiega che non ha intenzione di lasciare l’incarico perché non considera ancora terminato il suo lavoro.
Malgrado il risultato del voto dei soci, secondo il manager «le iniziative di Mps erano e restano industrialmente fondate, hanno una logica chiara: crescita, concorrenza, credito, vicinanza a famiglie, imprese e territori. Secondo: la nostra iniziativa ha già creato valore e ha determinato un miglioramento dell’offerta di Intesa. Terzo: il risultato di questa assemblea non va letto come l’esito dell’offerta e non determina, da solo, il futuro del Monte». Tra il voto di ieri e l’obiettivo di Intesa «c’è ancora una strada lunga», dice Lovaglio in assemblea, chiarendo poi che non ha intenzione di dimettersi né l’ha mai avuta.
risiko bancario
Mps, l’assemblea spiana la strada a Intesa. Lovaglio: “Non è ancora finita”
dal nostro inviato Gianluca Paolucci

C’è, ricorda il manager, «il procedimento Antitrust. Solo allora sarà possibile conoscere con maggiore chiarezza il perimetro effettivo dell’operazione, gli eventuali correttivi e le condizioni complessive sulle quali gli azionisti saranno chiamati a decidere, documenti da pubblicare, condizioni da conoscere e adesioni effettive da raccogliere».
L’esito dell’assemblea, per quanto nettissimo, «è solo un passaggio – prosegue -, non è il verdetto finale sul futuro del Monte». Quella di ieri è stata «una prima scelta». Intanto, «l’iniziativa assunta dal management e dal consiglio del Monte ha già ottenuto un risultato: ha costretto Intesa Sanpaolo a rilanciare ed accogliere alcune richieste, trasformando un’offerta iniziale in una proposta più favorevole per gli azionisti e tutti gli stakeholder», ricorda ancora Lovaglio.
Nel frattempo però incassa una lunga fila di bocciature. Respinto il piano di fusione con Mediobanca (seppure con maggioranze più ragionevoli, il 65% contrari). E respinti anche punti dell’ordine del giorno che nulla c’entrano con offerte e controfferte: l’acquisto di azioni proprie e il piano di incentivazione per i manager della banca.

Per sindacati ed enti locali l’esito dell’assemblea apre una nuova fase. «Le decisioni che matureranno da questo passaggio richiedono la massima vigilanza da parte delle istituzioni locali, nazionali ed europee. L’assenza del Mef in assemblea è un segnale chiaro che non può passare inosservato: mi auguro che l’esecutivo si ponga a garanzia del territorio, senza sottrarsi alle sue responsabilità», dice la presidente della provincia di Siena, Agnese Carletti.
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