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Il genio romantico di George Michael dagli Anni 80 a TikTok

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«La popolarità di George Michael non si è mai affievolita: è un cantautore classico, che ha messo il cuore e se stesso in tutto ciò che ha fatto. Per questo le sue canzoni superano il test del tempo: i ragazzi conoscono il suo repertorio, da Careless Whisper a Last Christmas. Cowboys and Angels è in trend su TikTok, mentre Taylor Swift ha fatto riscoprire Father Figure. Di queste registrazioni sorprendono l’energia, l’entusiasmo, la forza e la fiducia nel futuro». Non nascondo l’entusiasmo Andy Morahan (che ha diretto molti videoclip musicali dell’artista) e David Austin, autori di George Michael: The Faith Tour, film concerto ora in sala (ed è uscito anche l’album The Faith Tour, con 18 registrazioni inedite) a quasi 10 anni dalla morte dell’artista a Natale 2016. Si tratta dell’adattamento per il cinema di due esibizioni a Parigi il 30 e 31 maggio 1988. Era il primo tour da solista dopo l’esperienza negli Wham!. A precedere il film il corto Finding Faith, diretto da Mary McCartney (figlia di Paul), in cui vengono mostrate foto inedite scattate da Herb Ritts: «Ho usato un’intervista di 10 ore fatta da Tony Parsons per scrivere la biografia di George. Ho capito quanto prendesse seriamente il proprio lavoro anche da giovanissimo. Aveva 24 anni, ma pensava già in modo molto profondo. Sapeva di avere un dono, una voce fuori dal comune, e voleva celebrarlo, conscio che l’ambizione avrebbe messo alla prova la sua vita personale. Di solito si è così consapevoli a 30 anni. Ma in effetti a 22 già cantava con Aretha Franklin: è una cosa straordinaria».

Il trio di registi si è sentito un po’ come Indiana Jones nel riportare alla luce questo materiale: «È stato come trovare un tesoro. Stavamo archiviando ogni cosa: abbiamo passato tutte le sue registrazioni audio e video in digitale. E abbiamo scoperto le bobine dei concerti di Parigi, messe da parte e mai usate. Non potevamo crederci».

In effetti si tratta di 114 minuti di spettacolo puro. E una cosa colpisce immediatamente: non ci sono cellulari. Una boccata d’ossigeno: «È emozionante vedere un pubblico che si gode l’esibizione creando una vera connessione. Se guardi un artista per 90 minuti dal tuo telefono non è la stessa cosa di un contatto visivo diretto. Una volta poi si usavano gli accendini al posto della luce dello schermo: molto più cool».

Non è invece cambiato l’amore per gli Anni ’80: sono sempre di moda. Loro che li hanno vissuti pensano di sapere perché non passano mai: «È un’epoca precedente a internet, ma nel mondo c’era comunque grande progresso. È stato un bel periodo da vivere: tutto sembrava meno complicato. Non pensavi di dover trovare un lavoro, ma fare quello che ti piaceva, senza paura. Oggi la situazione è completamente diversa. La musica poi si stava evolvendo, abbandonando le sonorità Anni ’70 e il punk: era tutto più soft e romantico. Se si ama quel periodo questa è l’occasione per vedere una vera icona anni ’80 nel suo prime».

George Michael: The Faith Tour è solo l’ultimo dei film concerto che arriva in sala. Non solo delle star che non ci sono più: da Taylor Swift a Bille Eilish ai divi del K-pop, il concerto in sala è un trend. Comprensibile per Austin: «I prezzi dei biglietti sono alle stelle, non tutti i ragazzi possono permetterseli. Per andare al concerto di Madonna devi spendere 200 dollari e magari sei anche dietro a una sbarra. Il prezzo del cinema è più accessibile e si può vedere ovunque, senza doversi spostare in una grande città. Diventa una vera esperienza: all’anteprima al BFI IMAX di Londra la gente si è alzata in piedi per ballare e cantare. Non è come ascoltare la musica solo nella tua stanza: si crea un rito collettivo. Certo, la musica dal vivo è la musica dal vivo, ma in questo caso le registrazioni sono state fatte in 35mm, il suono impresso su nastro: tutto ha calore, è emozionante».

La voce di George Michael è inconfondibile. Approverebbe l’uso dell’autotune? Per McCartney: «Dipende sempre dal talento: se lo usi per sperimentare può essere stimolante, se diventa un mezzo per mascherare una voce che non c’è, è tutta un’altra cosa. Oggi ci sono artisti con personalità: Rosalia, che usa il flamenco e fa esibizioni splendide, o Yung Lean, il rapper svedese. Poi certo, c’è anche tanta spazzatura. Come sempre».

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