Il messaggio di Piero Angela: mai smettere di fare domande

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Chiedetevi sempre perché” potrebbe essere la sintesi del testamento intellettuale di Piero Angela ed è anche il titolo del suo libro postumo appena arrivato nelle vetrine, un robusto volume che Massimo Polidoro ha curato riordinando un archivio accumulato in mezzo secolo di divulgazione televisiva (Quark, Superquark, documentari su paranormale, cosmologia, dinosauri, corpo umano, economia etc.) e in oltre quaranta libri. Faldoni di appunti, testi manoscritti che una fidata copisteria sotto casa rendeva leggibili: Piero stava alla larga dalla tastiera. Pensava con la matita in mano.

Piccolo assaggio

Esistono altre forme di vita nell’Universo? Perché l’atmosfera della Terra contiene ossigeno? Come si sono formate le montagne? Perché Homo sapiens è l’unica specie umana sopravvissuta, mentre i Neanderthal si sono estinti? Perché, nell’era dell’Intelligenza Artificiale, sarà ancora più necessario “imparare a imparare”? Questo è solo un piccolo assaggio.

Chiedetevi sempre il perché” (Mondadori, 510 pagine, 4 tavole illustrate di Marcello Crescenzi, 24 euro) mette insieme circa cinquecento interrogativi ordinati in quattro sezioni: Il cosmo, La vita, L’uomo, La scienza e La sfida del futuro.

Prefazione ed epilogo

Per un’apparente magia (alla quale ovviamente lui non credeva e noi non crediamo), le carte dell’archivio di Piero Angela hanno fornito anche la Prefazione, originariamente concepita per un progetto che poi non si è realizzato ma così a misura di questo libro da sembrare scritta in uno stato di preveggenza, e l’Epilogo, in perfetta sintonia con i contenuti di “Chiedetevi sempre perché”. Una Prefazione e un Epilogo da leggere attentamente come “istruzioni per l’uso”.

Chiavi di lettura

«La nostra generazione – fa notare Piero Angela nella Prefazione – è la prima ad avere un quadro coerente e approfondito del mondo in cui viviamo, grazie al tessuto incrociato di fisica, chimica, astronomia, geologia, biologia, genetica, elettronica, paleontologia, neurologia e tante altre discipline».

È un “tessuto” di grande complessità, non è facilmente comunicabile al grande pubblico. Ma un bravo divulgatore sa come affrontare il problema: «Il criterio adottato è quello di fornire delle ‘chiavi’ di lettura, (…) L’idea guida del nostro viaggio non è entrare nei dettagli della scienza, ma dare chiavi utili ad aprire certe porte d’accesso. Chiavi preziose per orientarsi e per continuare a chiedersi il perché delle cose».

Dai meteoriti ai razzi

Perché un libro come questo diventasse possibile – osserva Piero Angela nelle due pagine dell’Epilogo – bisognava aspettare che l’evoluzione darwiniana arrivasse a trasformare la materia in intelligenza: «Una immagine mi ha sempre colpito molto, quella dei meteoriti che cadono sulla Terra, lasciando una scia infuocata nell’atmosfera. Perché quelle stesse scie, oggi, le vediamo rovesciate: sono i razzi che partono verso lo spazio, portando con sé esseri umani. È la materia che pensa, che parla, che comincia a tornare nello spazio da cui è venuta. Potrebbe essere questo il senso di tutta l’evoluzione?». Siamo diventati «un pezzetto di Universo che guarda sé stesso, che ragiona, che cerca di capire le sue origini e il suo destino».

Questioni storico-filosofiche

Piero Angela non sfugge a due domande storico-filosofiche: «perché scienza e tecnologia hanno così poco rilievo nel dibattito pubblico» e «perché è importante unire cultura scientifica e cultura umanistica».

Miopia della politica

La prima risposta è amara: la scienza è poco presente nel dibattito pubblico «perché la politica, e spesso anche l’informazione, tendono a concentrarsi sul presente immediato e sulle promesse che portano più voti, piuttosto che sui problemi strutturali e di lungo periodo».

Manifesto culturale

La seconda risposta è un manifesto culturale: «La conoscenza non ha confini, è un’unica grande impresa collettiva. Per capire davvero il mondo serve una visione d’insieme, capace di connettere mente e cuore, logica e immaginazione. (…) Bisogna avere tecnologie a misura d’uomo, ma anche e soprattutto uomini e donne a misura di tecnologia. La vera sfida è formare persone capaci di muoversi con naturalezza tra linguaggi diversi, di interpretare i cambiamenti accelerati della società globale».

E qui si ritorna all’importanza fondamentale della scuola, che non deve inseguire le nozioni ma insegnare a imparare: per una «tecnologia guidata da valori» serve «una educazione che non rincorra affannosamente i cambiamenti, ma sappia anticiparli, prepararli, accompagnarli».

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