Il cantiere globale dei pagamenti è un’opera incompiuta. «Al centro di ogni sistema finanziario vi è l’infrastruttura dei pagamenti». Con questa premessa Fabio Panetta, governatore della Banca d’Italia e presidente del Committee on Payments and Market Infrastructures, delinea uno scenario severo dall’ambasciata italiana a Londra.
L’allarme è concreto. «Nel processo di modernizzazione dell’economia, i pagamenti transfrontalieri restano ancora un cantiere incompiuto», sottolinea il banchiere centrale italiano. Un monito senza equivoci che si staglia in un quadro internazionale dominato da tensioni geopolitiche crescenti. Per Panetta le inefficienze attuali non rappresentano un ostacolo tecnico marginale, ma una frattura che penalizza il commercio estero e le fasce deboli della popolazione.
Ripercussioni sulle fasce più deboli
È per tale motivo che serve un cambio di paradigma. «La frammentazione non offre né resilienza né sovranità: comporta costi più elevati, minore liquidità e nuove divisioni», rimarca tracciando l’orizzonte strategico. L’analisi di Via Nazionale parte da dati impietosi. Mentre i circuiti domestici vantano progressi tangibili in termini di velocità e operatività ininterrotta, le transazioni internazionali restano frenate da lentezza, fusi orari disallineati e oneri gravosi.
Le ripercussioni colpiscono i segmenti fragili del mondo. «Nell’ultimo decennio le rimesse degli emigranti sono aumentate del 60 per cento e si prevede che continueranno a crescere anche in futuro, sospinte dall’intensificarsi dei flussi migratori». In numerose nazioni, un adulto su tre si affida a queste entrate vitali. Nel 2024, i flussi in entrata dei Paesi a basso e medio reddito hanno toccato quota 650 miliardi di dollari, una cifra in grado di pareggiare la somma degli investimenti diretti esteri e degli aiuti pubblici allo sviluppo.
Il caso
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Le commissioni bancarie, tuttavia, erodono questi capitali. «Trasferire 200 dollari verso un paese dell’Africa subsahariana attraverso canali formali può costare più di 20 dollari», rimarca il titolare della Banca d’Italia. Panetta definisce la distorsione in modo preciso, evidenziando che «questi oneri equivalgono a una tassa occulta sui redditi percepiti all’estero, che spinge gli utenti verso soluzioni non ufficiali e meno sicure».
Raggiungere la soglia di costo del 3% fissata dal G20 libererebbe risorse cruciali, garantendo risparmi annui compresi tra i 7 e i 22 miliardi di dollari a beneficio di comunità vulnerabili. Ne deriva che ostacoli strutturali bloccano il cambiamento. I fondi restano intrappolati in «sistemi legali, controlli di conformità, norme sulla protezione dei dati, controlli sui movimenti di capitale e autorità di vigilanza assai differenti».
Il logoramento delle banche corrispondenti
A complicare lo scenario interviene il logoramento del modello tradizionale delle banche corrispondenti, divenuto nel tempo «più concentrato e meno competitivo», con rincari insostenibili scaricati in toto sui consumatori e reti di intermediari troppo lunghe. La transizione digitale prospetta soluzioni apparenti per arginare la burocrazia, come l’utilizzo delle stablecoins, ma le insidie sistemiche superano i benefici. I monitoraggi smentiscono presunti vantaggi strutturali di costo.
«Non vi sono però prove solide dell’efficienza delle stablecoins», specifica Panetta. Le commissioni subiscono fluttuazioni marcate tra i diversi corridoi, con le spese di conversione in cripto-attività capaci di assorbire fino al 9% della somma scambiata. Il governatore elenca criticità allarmanti, citando «corse ai riscatti», «minacce alla sovranità monetaria nelle economie più piccole», «perdite irreversibili dovute a problemi operativi» e attacchi cibernetici sistemici.
Resta irrisolto il nodo giuridico in caso di dispute su un registro privo di giurisdizione statale. L’innovazione richiede perimetri sicuri. «La risposta che dobbiamo fornire agli utenti dei pagamenti è chiara: non solo regole, ma alternative migliori», dice. L’ecosistema dei trasferimenti internazionali riflette gli equilibri di potere mondiale. «Le infrastrutture di pagamento transfrontaliere non sono neutrali», scandisce Panetta senza mezzi termini.
I nodi dei mercati
La centralità del dollaro e dell’euro garantisce liquidità al sistema, ma comporta risvolti strategici primari. L’invasione russa in Ucraina ha svelato il volto politico dei sistemi finanziari. La sospensione da Swift per istituzioni moscovite e il congelamento delle riserve dimostrano che i network «possono divenire leve di azione economica pienamente integrate nel contesto geopolitico».
La conseguenza odierna è una polarizzazione insidiosa. Diverse nazioni intensificano la costruzione di reti parallele per recidere le dipendenze esterne, inseguendo un’autonomia difensiva. Il fiorire di circuiti segmentati rischia di azzerare l’efficienza globale, penalizzando i mercati emergenti.
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L’architettura internazionale si affida alla Roadmap varata dal G20 nel 2020 per superare l’impasse. I traguardi tecnici esistono. Circa l’80% dei sistemi ha adottato lo standard di messaggistica Iso 20022, definito la vera «lingua franca» delle transazioni. Gli obiettivi primari di costo nel segmento rimesse restano in ogni caso elusi: la media globale si attesta al 6,4 per cento.
Le tre coordinate da seguire
Il rilancio impone una presa di responsabilità nazionale per eliminare i colli di bottiglia. Il Financial Stability Board e il Cpmi esortano i governi a varare Misure di Azione Partecipata da una Pluralità di Attori, sintetizzate nell’acronimo “Mappa”. Panetta traccia tre coordinate imprescindibili. La prima richiede il rafforzamento delle infrastrutture domestiche, estendendo gli orari operativi e la finestra globale di regolamento per abbattere i tempi logistici.
La seconda impone una cornice normativa orientata alla trasparenza, garantendo parità di condizioni e visibilità totale sulle commissioni, integrando regole solide per limitare i reati finanziari. La terza coordinata coincide con la salvaguardia dell’apertura delle reti. I modelli di interconnessione emergenti devono fondersi in «un’architettura realmente multipolare».
L’Europa indica il percorso con Tips, l’infrastruttura istantanea dell’Eurosistema in procinto di attivare interconnessioni bilaterali. «Benché la trasformazione digitale possa modificare l’architettura monetaria, le sue fondamenta restano immutate», ricorda il governatore. L’innovazione esalta i mezzi, ma non sostituisce la garanzia statale.
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«La moneta di banca centrale deve rimanere lo strumento ultimo di regolamento», operando a braccetto con le piattaforme private per garantire sicurezza granitica. La modernizzazione, secondo il banchiere centrale, esige uno sforzo corale. Le autorità istituzionali devono fornire chiarezza legislativa, il settore privato è chiamato a investire su automazione e abbattimento dei costi. L’efficienza da sola non basta per blindare il sistema globale.
Circuiti rapidi generano valore condiviso solo se le reti rimangono «aperte, interconnesse, resilienti e affidabili». L’appello conclusivo chiude ogni spazio a derive o tentazioni autarchiche, come spesso accaduto nel recente passato anche in Italia. «In un’epoca di crescente rivalità strategica, preservare un sistema globale che privilegi la connessione rispetto alla divisione non è soltanto auspicabile: è indispensabile», ha specificato Panetta. Una visione di respiro sistemico, suggellata da un imperativo categorico: «Interconnettersi per rafforzare la stabilità: questo è il principio guida e la via da seguire per il futuro».
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