CITTA’ DEL VATICANO. Parole scelte con cura. «I medici mi hanno trovato un nodulo circoscritto al polmone- annuncia a sorpresa Leone XIV-. E’ stato individuato in una fase molto iniziale e ben localizzato. I medici ritengono opportuno intervenire e allora seguendo i loro consigli ho deciso di operarmi per toglierlo. L’intervento è già programmato nei prossimi giorni. Vi ringrazio per la vostra vicinanza spirituale e mi affido alla vostra preghiera».
Un termine neutro come «nodulo» per scongiurare il pericolo di far percepire all’opinione pubblica un pontificato depotenziato dalla malattia. E un tono colloquiale, familiare come accade nella vita quotidiana di chiunque. Sempre nella stessa comunicazione in piazza San Pietro il Pontefice fa riferimento al tanto desiderato viaggio in Sud America che dal 6 novembre lo riporterà prima in Argentina e Uruguay poi nella sua seconda patria il Perù, dove è stato prima missionario e poi vescovo per vent’anni. Un modo per dimostrare che guarda già oltre la convalescenza di una settimana, anche se appare probabile una rimodulazione delle tappe, soprattutto quelle in alta quota.
Agenda da rivedere
Ad essere rivista è già la sua agenda della settimana che inizia domani. Probabili il ricovero al Policlinico Gemelli e l’operazione entro mercoledì, poi la settimana di recupero post-intervento mentre viene effettuata la biopsia. L’esame istologico, infatti, farà luce sulla natura del nodulo. «I noduli polmonari benigni, non vengono operati, ma tenuti sotto controllo. Se, invece, si decide di intervenire chirurgicamente, è probabile che si tratti di una lesione che necessita di essere asportata- spiega il professor Claudio Micheletto, direttore dell’Unità operativa complessa di Pneumologia dell’Azienda ospedaliera universitaria di Verona e membro del direttivo dell’Associazione italiana pneumologi ospedalieri (Aipo)-. Se il Pontefice ha annunciato che sarà sottoposto a un intervento è comunque una notizia positiva. Purtroppo, solo una piccola percentuale dei tumori polmonari può essere operata, perché spesso la diagnosi arriva quando la malattia è già in fase avanzata».
Il professor Micheletto sottolinea che i sintomi del tumore polmonare «tendono a comparire tardivamente e possono essere aspecifici». Tra questi ci sono il dolore al torace, che può indicare una malattia già in fase avanzata, e la presenza di sangue nell’espettorato, cioè nel catarro. «Non conosco la situazione clinica del Pontefice, ma non credo che questo sia il suo caso. Il tumore polmonare è fortemente associato al fumo. Un nodulo circoscritto, cioè localizzato in una zona limitata del polmone, può essere operabile e l’intervento è spesso risolutivo. Le tecniche chirurgiche mininvasive consentono, inoltre, di ridurre i tempi di degenza, che in genere possono arrivare a circa dieci giorni, a seconda del caso».
Durante l’intervento «viene asportata soltanto la parte di polmone interessata dalla lesione. Vengono inoltre prelevati alcuni linfonodi, per sottoporli a un esame istologico e verificare l’eventuale presenza di cellule tumorali. Se i linfonodi risultano negativi, in alcuni casi l’intervento può essere sufficiente. Se, invece, vengono individuate cellule tumorali, può essere indicata una chemioterapia aggiuntiva».
Papa Leone: “I medici mi hanno trovato un nodulo al polmone, mi opero nei prossimi giorni”

Nomine pre-annuncio
Nelle ore immediatamente precedenti l’annuncio dell’intervento chirurgico il Papa ha sistemato due tasselli fondamentali della macchina vaticana con due nomine che sono tra le pochissime che restano in vigore anche in caso di «sede vacante». Venerdì Leone ha nominato Decano del sacro collegio il cardinale filippino Luis Antonio G. Tagle, 69 anni, pro-prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione nella Sezione per la Prima Evangelizzazione e le Nuove Chiese Particolari. Uno dei ruoli di vertice della gerarchia ecclesiastica. Il Decano del Collegio Cardinalizio non decade durante la Sede Vacante.
Al contrario, durante questo periodo i suoi poteri e le sue funzioni istituzionali si amplificano notevolmente, diventando una delle figure centrali per la gestione della transizione e l’organizzazione del Conclave. Mentre la maggior parte dei capi dei dicasteri della Curia Romana cessa automaticamente dalle proprie funzioni alla morte o alle dimissioni del Papa, il Decano resta pienamente in carica. Neppure il Vicario Generale di Sua Santità per la Città del Vaticano (che coincide con l’Arciprete della Basilica di San Pietro)decade durante il periodo di sede vacante. E proprio ieri l’arcivescovo francescano biellese Vittorio Francesco Viola, 61 anni, finora segretario del Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, è stato nominato da Leone XIV come suo vicario generale per la Città del Vaticano e come presidente della Fabbrica di San Pietro.
Strategia comunicativa
Il fatto che un Pontefice scelga di comunicare personalmente una notizia sanitaria, come ha fatto Leone XIV durante l’Angelus, annunciando di avere un nodulo al polmone, offre lo spunto per ripercorrere una storia molto più lunga di quella dei moderni bollettini medici. Per secoli, la salute del vescovo di Roma è stata una materia riservata, custodita negli appartamenti pontifici e affidata a una cerchia ristretta di medici. Le diagnosi venivano spesso taciute e le informazioni sulle condizioni del Papa diffuse con cautela, soprattutto quando la malattia poteva compromettere la sua capacità di governo. La salute del Pontefice, infatti, non è mai stata soltanto una questione privata. Le sue condizioni fisiche possono incidere sull’attività diplomatica della Santa Sede, sulle udienze, sui viaggi apostolici e sulla gestione quotidiana della Chiesa. Nei momenti più delicati si pone anche un problema istituzionale: fino a che punto un Papa debilitato può continuare a esercitare il proprio ministero e quali informazioni è opportuno rendere pubbliche? Nel corso del Novecento il rapporto tra medicina pontificia e comunicazione ha conosciuto una trasformazione profonda.
Dopo la morte del più volte ricoverato Giovanni Paolo II il cardinale Carlo Maria Martini, colpito dal Parkinson, si chiamò fuori dal toto-papa dichiarando: «La Chiesa non può permettersi un altro Pontefice malato». Per esempio la stampa internazionale seguiva con attenzione le condizioni fisiche del nuovo Pontefice Benedetto XVI, ma il suo pontificato non fu caratterizzato dalla stessa successione di ricoveri ospedalieri che aveva segnato quello di Giovanni Paolo II. Prima dell’elezione, Ratzinger aveva avuto un ictus nel 1991, dal quale gli era rimasta una riduzione della vista all’occhio sinistro. Aveva inoltre un pacemaker, circostanza resa nota pubblicamente. Questi elementi, tuttavia, non impedirono il suo ministero e non devono essere interpretati, da soli, come indicatori di una grave incapacità funzionale.
Poi con Jorge Mario Bergoglio la comunicazione sanitaria del Papa argentino assunse caratteristiche più dirette. Francesco parlò più volte delle proprie condizioni fisiche, delle limitazioni imposte dall’età e delle difficoltà che interferivano con il suo programma di lavoro. Una parte importante della sua storia clinica risale alla giovinezza. Nel 1957, quando aveva 21 anni, Bergoglio fu colpito da una grave polmonite e venne sottoposto all’asportazione del lobo superiore del polmone destro, interessato da cisti. L’intervento fu eseguito in un periodo nel quale le possibilità di trattamento delle infezioni polmonari erano più limitate rispetto a quelle odierne.
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