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Il potere delle facce perbene contro i bulli col grilletto: ecco la rivoluzione d’America

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E così l’America si è spaventata dei bulli a cui si era affidata per sentirsi al sicuro. Perché come in un film scritto male quei bulli non avevano mai nemmeno pensato che difendere fosse il punto, dato che il bello era soprattutto menare le mani. Bombardare l’Iran, fornire caricatori per il tiro al piattello del giorno, immigrato, transgender, musulmano. Succede così, in un martedì sera di inizio novembre, che il Texas se ne va a dormire Democratico per la prima volta dopo decenni, per averlo capito. Insieme al South Carolina, al Kansas, all’Iowa, per dire solo i più clamorosi.

Il Texas lo fa affidandosi alla faccia per bene di James Talarico, l’aspirante pastore mandato sui palchi del Texas a rimettere nella fondina la celebre frase del Barone Von Clausewitz secondo cui la guerra è un modo di proseguire la politica con mezzi diversi. Riavvolgere quella frase, metterle la sicura, vuol dire all’incirca provare a fermarsi un attimo prima, tenendosi stretti i vecchi rudimenti farraginosi del dire e del fare, invece che quelli più spicci del tirare il grilletto. La faccia di James Talarico che batte il trumpiano Ken Paxton e se ne vola al Senato, quella di Gina Hinojosa che sconfigge il governatore trumpiano Greg Abbott che ha fatto del muro il suo fiore all’occhiello, dicono più o meno la stessa frase. I bulli non li vogliamo.

E quello di Talarico mi pare alla fine il discorso di chi si è reso conto che la metafora della staccionata, così cara a chiunque viva da questa parte dell’oceano, ha un po’ preso la mano e si è fatta per l’appunto l’ostentazione del muro. In fondo ha vinto – e ha vinto quest’onda blu che il 3 novembre si è abbattuta sul continente – perché al muro, e persino alla staccionata, ha offerto il discorso del buon vicinato. Alla fine quello che ha fatto è stata una cosa sottile, con cui ha preso due piccioni usando una fava soltanto, citando con appassionata ripetizione la frase Love thy neighbor. La quale ha il doppio vantaggio dell’essere il biblico “ama il prossimo tuo”, che piace ai credenti cristiani, e soprattutto porta l’attenzione sul neighbor, cioè, letteralmente, il vicino di casa. Che non è necessariamente da invitare a cena, ma non necessariamente è da internare o da sbattere in terra con il ginocchio sul collo.

Tsunami, terremoto o rivoluzione

È finito così questo martedì sera, ancora così caldo in questo Sud degli Stati Uniti che ha voltato le spalle alle mitragliette dell’odio, mentre in televisione i commenti dei politologi sono tutte una variazione sul tema dell’onda. Lo tsunami, dicono alcuni. Altri o altre preferiscono dire che questo che è successo, soprattutto qui in Texas e in South Carolina, è un terremoto. Alcuni provano anche a dire i gradi sulla scala di questo sommovimento devastante della crosta terrestre. Si parla solo dei “flip” che hanno rovesciato Stato su Stato: Maine, Iowa, Ohio, North Carolina. I commentatori sono sconvolti da tutto il blu che si è rovesciato sopra l’America, continuano a mostrare la differenza di scarto toccando le lavagne luminose dentro gli studi televisivi, sono increduli loro per primi.

Eppure il quasi pastore James Talarico, il pastore della mega church Adam Hamilton in Kansas, Annie Andrews in South Carolina, Sherrod Brown in Ohio, non hanno nulla – né nel viso né nelle parole che ho sentito pronunciate da loro – dello tsunami o del terremoto. Che saranno pure dei movimenti terrestri, saranno pure la conseguenza delle inevitabili forze che governano il nostro pianeta, ma distruggono prima di smuovere. Mi sembra che ci sia piuttosto il contrario, in questo voto che è sì sconvolgente, ma lo è perché ha tolto di mezzo il fraintendimento tra il bullo e chi ti protegge, tra il muro e la legge del buon vicinato. Che non è una rivoluzione se non nel senso che il vicino di casa scaccia il bullo con mezzi diversi da quelli del grilletto, dell’odio compresso. Che è la frase di Von Clausewitz fermata per tempo.

È finito così questo 3 di novembre blu, con queste facce democratiche che a tanti sono sembrate per bene, a tante saranno sembrate persino così simili ai repubblicani del passato da pensare di poter dar loro il voto, come ai bei vecchi tempi. Quelle facce che sono l’esatto contrario di quelle stesse facce mostrate nei latranti video con cui i repubblicani mostravano James Talarico con il ghigno di un mostruoso vampiro. Che ha finito per spaventare soltanto i propri elettori.

E insomma è finito questo 3 novembre, che non è tanto ma è la fine del tempo dei bulli, o almeno il sintomo che è merce di contrabbando. Come mi sembra abbia capito quella mamma che di prima mattina, all’ora in cui portavo mio figlio nella sua scuola attrezzata a seggio per l’occasione, ha sfilato un cartello con su scritto “James Talarico for Texas”, e l’ha piantato per terra aiutata dalla figlia. Stavano lì chinate, e al commento partigiano di un passante («oggi li radiamo al suolo»), lei ha risposto «it’s just a flower», piantiamo un fiore. E quando poi abbiamo entrambi lasciato i nostri figli all’ingresso, sono ripassato di nuovo di fianco a quel cartello con sopra una scritta elettorale. Che non era un fiore, ma quella era la parola che le era venuta.

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